News: Passaggio all’INPDAP per militari e forze dell’ordine
(Categoria: Pensioni)
Inviato da Admin
mar 08 dicembre 2009 - 18:57:17

Dal 1° gennaio 2010 sarà l’Inpdap a liquidare le pensioni dei militari e degli appartenenti alle Forze dell’ordine. Restano di competenza dei ministeri i trattamenti del personale collocato in ausiliaria.

Trasloco previdenziale in vista per i militari delle diverse armi e per gli appartenenti all’Arma dei carabinieri e Guardia di finanza. Dal 1° gennaio del 2010 le loro pensioni saranno liquidate dall’Inpdap e non più dagli uffici dei ministeri per il personale che lascia il servizio a domanda, per invalidità o perdita del grado.

 All’Inpdap saranno affidate anche le pratiche per la ricongiunzione dei periodi assicurativi, il riscatto laurea e i versamenti volontari per le domande presentate dopo il 31 dicembre 2009.

 Ecco un quadro dei diversi trattamenti sui quali l’Inpdap ha fatto il punto con le circolari 19-22/2009.

Pensione di vecchiaia
 Il limite di età per la pensione di vecchiaia è di 60 anni per la generalità del personale, elevato fino a un massimo di 65 anni per gli alti vertici. Il diritto si acquisisce con almeno 20 anni di contributi ma ne possono bastare anche 15 se sono stati maturati entro il 31 dicembre del ’92.
 I militari e assimilati possono optare inoltre per la pensione contributiva se hanno maturato almeno 15 anni di contributi di cui almeno 5 risultano versati dal 1996 in poi. Mentre per coloro che lasciano il servizio senza aver raggiunto il requisito minimo per la pensione spetta una indennità una tantum pari a 1/8 della base pensionabile per ogni anno di servizio.
In più possono contare sulla costituzione della posizione assicurativa presso l’Inps al fine di utilizzare la contribuzione versata nel fondo pensione dei dipendenti privati.

Pensione di anzianità
 Considerata la specificità della loro funzione, ai militari dei vari corpi e alle forze dell’ordine non si applicano le regole più restrittive previste dalla legge 247/2007 per i dipendenti pubblici e privati.
 Il pensionamento anticipato è regolato quindi dalla normativa precedente che offre due canali di uscita:

1) il primo richiede 35 anni di servizio e un‘età minima i 57 anni o in alternativa almeno 40 anni di contributi a prescindere dall’età.

2) il secondo canale, specifico della categoria, è riservato a coloro che al compimento del 53° anno di età hanno maturato l’anzianità assicurativa massima, corrispondente ad un trattamento pari all’80% dell’ultimo stipendio.
 Una possibilità questa di cui possono ormai usufruire in pochi. Ciò dipende dal fatto che dal ‘98 ogni anno di servizio oltre il ventesimo non rende più il 3,60% ma la stessa percentuale (2%) prevista per i lavoratori privati. Di conseguenza arrivano all’80% del trattamento con meno di 35 anni di servizio soltanto coloro che entro il ‘97 avevano maturato almeno 25 anni di contributi. Per tutti i tipi di pensione le maggiorazioni dell’anzianità di servizio per l’impiego in particolari condizioni (volo, imbarco, operativa, ecc) non possono essere complessivamente superiori a 5 anni.

 A riposo per limiti di età
 Restano di competenza dei ministeri le pensioni del personale che per limiti di età o riduzione di organico transita per un periodo massimo di 5 anni nella posizione di “ausiliaria”. Una condizione quest’ultima che comporta il pagamento di un‘indennità pari al 70% della differenza tra l’importo della pensione e la retribuzione dei pari grado in servizio. Alla scadenza del periodo di ausiliaria, durante la quale si versa lo stesso contributo detratto in attività dalla busta paga, spetta la riliquidazione del trattamento pensionistico.

 Le condizioni per l’uscita prima dei 57 anni
 Anzianità contributiva al 31 dicembre 1997 Anzianità contributiva minima richiesta in anni 30 anni e oltre30 29 anni31 28 anni32 27 anni33 26 anni34 25 anni34 24 ann35 23 anni36 22 anni37 21 anni e meno38

 Invalidità con le regole del pubblico impiego
 Se viene riconosciuta un‘infermità incompatibile con la continuazione del servizio, il militare può chiedere uno dei trattamenti di invalidità previsti per il personale del pubblico impiego.

 Inabilità parziale
 Quando l’invalidità riscontrata non comporta un ‘ inabilità assoluta l’assegno può essere di tre tipi.

 1) Se i medici stabiliscono che le infermità dipendono da una causa di servizio spetta la pensione “privilegiata”. In questo caso l’assegno è pari alla pensione ordinaria maggiorata di un decimo se il soggetto può far valere almeno 15 anni di servizio utile.

 2) Qualora invece la causa dell’invalidità (inferiore comunque al 100%) non è collegata al tipo di attività svolta il militare ha diritto alla pensione detta di “inabilità a proficuo lavoro”.

Il trattamento viene riconosciuto se al momento della domanda si possono far valere 14 anni, 6 mesi e un giorno di servizio.

3) C’è infine la pensione di “inabilità permanente alle mansioni “: è la forma meno grave di invalidità riconosciuta a chi può far valere almeno 19 anni, 6 mesi e un giorno di servizio. Entrambi i trattamenti di inabilità sopra indicati (punti 2 e 3) sono liquidati sulla base dell’anzianità acquisita senza maggiorazioni .

 Inabilità totale
Chi risulta invalido al 100% per cause che non dipendono dall’attività di servizio può contare sulla pensione di inabilità, se sono stati versati 5 anni di contributi, di cui almeno 3 collocati nell’ultimo quinquennio.

 L’assegno viene calcolato con criteri molto più favorevoli rispetto alla normale pensione di invalidità. Si considerano infatti come lavorati anche gli anni mancanti all’età di collocamento a riposo fissata in genere a 65 anni. Esiste comunque un tetto: sommando gli anni di lavoro effettivi e quelli attribuiti con la maggiorazione non si possono raggiungere più di 40 anni di anzianità.

Un altro limite è posto all’importo dell’assegno che non può superare l’80% della retribuzione presa a base per il calcolo della pensione, né quanto spetterebbe a chi viene riconosciuto inabile per causa di servizio.


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