LA STORIA DI GIORGIA, CAPORAL MAGGIORE DELL’ESERCITO CHE HA SUBITO ABUSI SESSUALI. ASSODIPRO È CON GIORGIA

ESCLUSIVA ASSODIPRO A CURA DI ASSODIPRO NAZIONALE E ASSODIPRO SEZ. PADOVA

CAPORAL MAGGIORE DENUNCIA GLI ABUSI SESSUALI SUBITI DA PARTE DI UN SUPERIORE DURANTE IL SERVIZIO, FATTO ACCERTATO CON SENTENZA PENALE PASSATA IN GIUDICATO, E, ANCOR PIU’ GRAVE, L’INDIFFERENZA E L’ABBANDONO DEL SUO  COMANDANTE E, IN ULTIMO, DEL MINISTERO DELLA DIFESA.

Questa è la triste storia di Giorgia Rampazzo, Caporal Maggiore ora in congedo, che ha visto spezzarsi ogni suo sogno di intraprendere una carriera all’interno delle Forze Armate a causa dei soprusi commessi dal suo superiore durante il servizio.

La storia di Giorgia è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare che ben descrive la vicenda e che si riporta integralmente: “Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-06474 presentato da D’Arienzo Vincenzo e Camani testo di Giovedi 24 settembre 2015, seduta n.489

Al Ministero della Difesa – Per sapere – premesso che:

Il Caporal Maggiore in congedo G.R., arruolatasi VFB nell’esercito Italiano il 19 aprile 2004, è stata oggetto di abusi sessuali da parte del M.llo E.I. T.B. il 16 marzo 2006 durante il servizio in svolgimento presso il 14esimo Rgt “Alpini Venzone”;

immediatamente dopo la denuncia dei fatti al proprio comandante, il Caporal Maggiore G.R. è oggetto di intimidazioni di vario tipo, ivi compresi scritti sui registri di servizio e avvertimenti minacciosi al telefono;

in quella condizione ambientale minacciosa, il Caporal Maggiore comincia a risentirne psicologicamente. In particolare, rileva come il maresciallo autore degli abusi continuasse a prestare servizio presso la medesima sede e, quindi, in contatto con la vittima, nonostante questa avesse chiesto di essere allontanata ad altra sede;

a fronte di una situazione insostenibile, G.R. dal 14 luglio 2006 avvia un percorso di cura per disturbo post traumatico da stress successivo ad un evento traumatico;

in data 5 ottobre 2006 il Caporal Maggiore G.R. presenta domanda per il transito in servizio permanente, ma alla convocazione ricevuta per il 10 giugno 2008 del concorso per l’ammissione in servizio permanente effettivo non riesce a partecipare in quanto ancora in cura;

dal 9 marzo 2012 G.R. è perfettamente ristabilita e chiede di tornare al servizio del Paese ed in particolare di riconoscerle l’impossibilità di partecipazione al concorso bandito per 1750 VFB il 10 giugno 2008 per il transito in SPE;

il reintegro nella Forza armata restituirebbe la dignità di donna e di soldato  e riconoscerebbe il forte senso civico e del dovere per aver denunciato fatti estranei alla “cultura” militare.

Quali azioni ed iniziative, per quanto di competenza, intenda porre in essere per consentire il reintegro del Caporal Maggiore G.R. nell’Esercito Italiano.

Giorgia oggi non è stata reintegrata e neppure risarcita né dal condannato né dal Ministero della Difesa, nonostante il fatto sia stato accertato penalmente con sentenza definitiva.

A seguito di un tentativo di mediazione fallito, poiché nessuna controparte si è presentata all’incombente, Giorgia deve agire in via giudiziale, col patrocinio a spese dello Stato, per vedersi riconosciuto un diritto al risarcimento del danno per un fatto accertato prima dal Tribunale Penale di Tolmezzo e poi dalla Corte d’Appello di Trieste.

Giorgia, iscritta ad ASSODIPRO, ha voluto portare a conoscenza dei lettori la sua storia e ha voluto lanciare il seguente messaggio:

Da quando è capitato l’episodio in Caserma, la mia vita è stata un susseguirsi di vicende negative e di attacchi di ansia e depressione. In particolare non ho potuto proseguire il lavoro che amavo, e mi sono vista negare qualsiasi mio diritto prima dai miei superiori gerarchici e, come se non bastasse, addirittura dal Ministero della Difesa che invece ha tutelato il posto di lavoro di chi ha commesso il reato.

Desidero portare la mia testimonianza all’attenzione di quante più persone possibili, perché io possa essere di esempio ad altre donne che subiscono situazioni simili alle mie nell’ambiente militare e non hanno il coraggio di denunciare, per paura di ritorsioni, gli abusi di varia natura subiti”.

Noi di ASSODIPRO siamo vicini a Giorgia, le diamo assistenza  in questa battaglia per aiutarla a far valere i suoi diritti e a ritrovare quella dignità e a darle quell’attenzione che certamente merita e che le è stata negata per anni da chi aveva il dovere di riparare il grave errore commesso.

Padova, 21 febbraio 2017

F.to Avv. Patrizia Sadocco  Presidente ASSODIPRO Padova

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