Aeronautica-I Pezzi DELLE FRECCE TRICOLORI coinvolte nello scontro di Ramstein venduti al demolitore, alcuni rimasti raccontano la storia di uomini eroici morti prima di testimoniare su Ustica.

Il  Macchi di Nutarelli come un meteorite impazzito e, stranamente, con il carrello abbassato, precipitava sul pubblico che assisteva all’esibizione delle Frecce Tricolori, a Ramstien in Germania uccidendo 77 persone e ferendone oltre trecento.
Era il  28 Agosto 1988, una pagina nera nella storia della PAN, Il Fratello del Colonnello Ivo Nutarelli, ( solista )  morto nell’incidente insieme al Colonnello Mario Naldini ( capo formazione), che lotta per la riapertura/approfondimento dell’inchiesta  sull’incidente dei Piloti dell’ AM coinvolti anche nei Misteri di Ustica, lamenta in un intervista alla – Voce di Romagna – che dei resti di quegli aerei non resta più nulla. Nutarelli e Naldini erano in volo la notte dell’incidente di Ustica, in coppia su un F 104 e volarono vicini al DC 9 poi precipitato nelle acque di Ustica; Una delle ipotesi sull’ incidente di Ramstein è quella che non fu un “ incidente “ ma un tentativo riuscito di NON far testimoniare i due ufficiali si quanto sapevano della NOTTE DI USTICA
Eppure alcune parti dei relitti dei velivoli delle Frecce esistono ancora, si trovano in un capannone di un demolitore storico ed ora in pensione, Federcio Placucci, a Gambettola; lo storico demolitore di Gambettola racconta la storia dei relitti dei Macchi AM della Pattuglia: “dopo l’incidente i rottami vennero raccolti dai tedeschi e messi in un container ed abbandonati senza nessuna cura tanto che l’acqua ha fatto molti danni ai -reperti -; dopo circa 10 anni furono portati in Italia, a Rivolto, e l’ Aeronautica decise di venderli. 
Furono acquistati dal rottamatore, le ali furono acquistate dal Museo Dell’ Aeronautica  di Rimini con l’intento di esporli al pubblico ma non vi restarono molto, secondo il rottamatore non vi restarono perché l’ Aeronautica si rese conto di aver fatto un errore nel vendere i pezzi, forse ritenendo Ramstein una macchia da cancellare in tutti i modi
Li ritirò dai titolari del museo in cambio della costruzione di un monumento con all’interno alcuni pezzi non visibili. 
Alla domanda del giornalista – Cosa ti ha colpito di più nel vedere quella mole di rottami ? – il rottamatore Placucci risponde : “ tante cose come il fatto che ogni pezzo era schedato e corredato di un foglio, i tedeschi hanno controllato ogni cruscotto e smontato molto per prendere i dati del volo al momento dell’impatto. Acquistai anche un pezzo di carlinga lungo circa 2 metri, al suo interno c’era lo scarponcino di volo del pilota oltre al fodero del coltello che si porta legato alla caviglia, in particolare mi ha colpito una piccola radiotrasmittente del kit di sopravvivenza spezzata nel punto più solido; ho venduto molti pezzi ma conservo alcune parti del cruscotto e materiali vari come un pezzo di carlinga con il logo delle frecce tricolori”. – Cosa si pensa vendendo questi pezzi ? : “ Il mio lavoro è stato quello di demolire materiale che acquistavo alle varie aste ma la mia è un attività impersonale, in parte vivevo quei pezzi, guidati un tempo da uomini, ed il mio punto d’onore è stato conservare quanto potesse avere un valore ideale e personale. Non guardo solo l’aspetto materiale e commerciale. Non mi interessa se a Ramstein fu incidente o altro, so che sono testimonianza di uomini coraggiosi.  
TRA I ROTTAMI DELLE FRECCE DI RAMSTEIN c’è anche il vademecum della sopravvivenza del pilota in caso di caduta in mare ; al punto 29 si legge : “ se avvisti squali o pesci voraci augurati che ti scambino per un relitto !!!!! Se uno ti attacca, non fuggire ma sparagli un bel calcio sul naso (!). 
S.R. – Tratto e rielaborato da un articolo di Piero Vasini della Voce di Romagna.

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