Ammiraglio De Giorgi : “ nuove navi da guerra per Marina e Eni”. Chi paga? Anche I Ministeri “civili”.

“E’ necessario e urgente avviare nuovi programmi di investimento per rinnovare la flotta della marina militare che si sta pericolosamente assottigliando nei numeri e nelle capacità e a breve non sarà più in grado di tutelare gli interessi nazionali: solo così si salva la marina militare, che altrimenti nel 2025 cesserà di esistere come forza operativa”. De Giorgi vuole che la sua forza armata non sia più “la cenerentola in termini di budget rispetto ad esercito e aeronautica”, come ha detto qualche settimana fa, e per questo oggi chiede per la Marina “rinnovate attenzioni da parte della nazione”. 
Come a dire: basta parlare solo dei cacciabombardieri F-35 perché anche la Marina ha le sue esigenze. Che non si limitano alle dieci famose fregate multi-missione Fremm da 5,68 miliardi, per le quali il nuovo sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti, ha appena sbloccato un nuovo finanziamento da 749 milioni di euro promettendone un altro entro fine anno L’ammiraglio si riferisce infatti a un nuovo programma di riarmo navale del quale, fino a poche settimane fa, nessuno aveva mai sentito parlare: quello per l’acquisizione di dodici unità multiruolo di tipo Lcs (Litoral Combat Ship, ovvero navi da combattimento costiero). Le nuovi navi verranno almeno 300 milioni l’una. Il che significa 3,6 miliardi per l’intero programma.  In questa stessa intervista De Giorgi ha dichiarato che, pur essendo il programma ancora in fase iniziale, “lo Stato maggiore ha già dato l’autorizzazione preliminare per l’acquisizione di sei navi”. Buono a sapersi. Ma chi sarà a pagare per queste mini-Fremm ? A rigor di logica De Giorgi farebbe meglio ad andare a battere cassa da Paolo Scaroni, visto e considerato che – come accennato dallo stesso capo di Stato maggiore della Marina in una recente intervista a Milano Finanza – queste nuove navi potranno tornare utili per proteggere dai pirati i nuovi giacimenti di gas naturale offshore scoperti dall’Eni in Mozambico e per scortare le petroliere del cane a sei zampe che solcano le rischiose acque dell’Oceano Indiano.
Anche i pericolosi “PIRATI” fanno il gioco delle Lobby ? 

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