DIRIGENZA E RAPPRESENTANZA. “Tra proroghe di vertici e rappresentanza militare fantasma prorogata al servizio dei vertici”

“Dove sono le forze riformatrici e progressiste ? “ – “Una forza politica veramente progressista e riformatrice, non avrebbe mai militarizzato un corpo civile come i forestali e mai porterebbe in Parlamento un testo di riforma delle rappresentanze, come quello in esame alla commissione Difesa della camera”.

A cura di Alberto Tuzzi, vice presidente Assodipro.

Il nuovo anno è iniziato all’insegna di una continuità politica asfittica e conservatrice, che interessa non solo le forze armate ma tutti i settori della nostra società. Una problematica in particolare ha attirato la nostra attenzione, perché ha delle attinenze con le questioni che interessano il personale militare e i loro rappresentanti. Ci riferiamo alla diatriba tra la magistratura e il governo,  riferita alle carenze di personale e al pensionamento dei magistrati, il cui limite è 70 anni. Il governo presieduto dall’ex Presidente del Consiglio Renzi, prima delle sue dimissioni, con una norma ha disposto il trattenimento in servizio a 72 anni solo dei vertici della Cassazione. Su tale intervento del governo, contestato dall’Associazione nazionale magistrati (Anm), il Presidente del sindacato delle toghe Pier Camillo Davigo ottenne un incontro con Renzi al quale chiese di trattenere in servizio tutti i magistrati, visto la carenza dei giudici. Renzi promise a Davigo che avrebbe cercato di intervenire, ma il sopraggiungere della crisi non ha dato il tempo di prendere una decisione, lasciando il sindacato deluso e amareggiato. Pertanto l’Associazione dei magistrati ha effettuato una protesta, disertando l’incontro istituzionale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltosi nella sede della Cassazione. Ancora adesso non sembra che l’attuale governo abbia attuato quanto concordato tra Renzi e Davigo. Per quanto riguarda i militari invece abbiamo assistito ad una anomala decisione del Ministro della Difesa che ha trattenuto in servizio quattro generali, tra Capi di Stato Maggiore e Capo del Personale Militare, pur in presenza di una quantità di generali enorme(549), con i quali si potrebbero dirigere il quadruplo delle forze armate italiane. Quali sono i motivi politici che fanno ritenere questi alti gradi insostituibili ?

Inoltre la sessantina di generali di Corpo d’Armata delle forze armate e dei corpi armati, sono sicuramente in grado di sostituire coloro che sono stati raffermati. Una decisione politica che, unita a quella di prolungare di un ulteriore anno il mandato elettivo agli attuali rappresentanti, appare inconsueta, a nostro avviso senza fondamenti politici, ai limiti della liceità costituzionale e soggetta a critiche di clientelismo e nepotismo. Come era facilmente prevedibile, sulla vergognosa trattenuta in servizio di alcuni vertici militari, la rappresentanza militare ha taciuto, e speriamo non condiviso, quanto fatto dal Ministro. Le innumerevoli  questioni che attengono il personale non dirigenziale, non solo non vengono affrontate dalle rappresentanze, bensì quando questo avviene ne traggono vantaggio principalmente i vertici, come sta avvenendo con il riordino delle carriere.

Ciò è dovuto essenzialmente a due ragioni particolari: la prima, a nostro avviso più importante, è la assoluta mancanza di un controllo politico sui problemi del personale, la seconda attiene il ruolo e le funzioni delle rappresentanze, che oramai come istituto hanno completamente dimenticato la genesi della legge 382/78, istitutiva delle stesse, con i rappresentanti che, esclusa qualche lodevole eccezione, sono diventati dei fantasmi al servizio  dei vertici militari. Chi si fa eleggere al Cocer sa, o dovrebbe sapere, che un Paese senza memoria storica non ha futuro. Quello che recentemente sta avvenendo richiede approfondite analisi e concrete proposte ma, soprattutto, alcuni chiarimenti.

Una prima precisazione riguarda la individuazione di quale effettivamente sia il personale  contrattualizzato, poiché dal 2002 con la legge del 30 dicembre n° 295, al fine di dare concreta attuazione del completo allineamento degli ufficiali delle forze armate con gli ufficiali delle forze di polizia ad ordinamento militare ed i funzionari delle forze di polizia ad ordinamento civile, in sostanza la completa omogeneizzazione, sono stati profondamente modificati i ruoli e il trattamento economico di quasi tutti gli ufficiali.

Pertanto i dati pubblicati di recente, concernenti la dirigenza militare, andrebbero aggiornati con l’inserimento di tutti gli ufficiali che hanno tredici e ventitre anni di servizio dalla nomina ad ufficiale, in quanto percettori, a partire dal 1° aprile 2001, dello stipendio spettante rispettivamente al colonnello e al brigadiere generale e gradi equiparati. Tale nuovo equilibrio normativo ed economico della categoria degli ufficiali, deve essere considerato sia quando si affronta il tema del contratto, sia relativamente al riordino delle carriere e, soprattutto, nell’applicazione della spending review. A fronte di una categoria oramai tutta dirigenziale, grazie alla connivenza della politica, abbiamo un esodo del personale riguardante esclusivamente le categorie dei sottufficiali e dei volontari. I numeri parlano chiaro anche se non si conoscono i dati di quanti volontari che, al momento di passare in servizio permanente, vengono dimessi dalle forze armate. Però sono noti i dati inerenti i sottufficiali, ovviamente i marescialli più anziani, che ogni anno lasciano il servizio attivo e che ammontano a più di cinquecento unità, mentre gli ufficiali sono appena una decina e quasi tutti tenenti colonnelli. Questo significa che stando così le cose, il personale delle forze armate è costituito da una piramide rovesciata, composta essenzialmente da dirigenti. ( continua a pag.2)

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