DIRIGENZA E RAPPRESENTANZA. “Tra proroghe di vertici e rappresentanza militare fantasma prorogata al servizio dei vertici”

Ma queste tematiche sono state mai prospettate dalle rappresentanze alle competenti commissioni parlamentari di Camera e Senato? Sono state oggetto di una qualche delibera? Se non di forza armata o interforze almeno di categoria? La norma riconosce la valenza della commissione di categoria, al pari del cocer di forza armata. E qui emerge il secondo problema , come importanza sicuramente primo, concernente le funzioni, la collocazione e il ruolo delle rappresentanze. Ultimamente l’attuale mandato rappresentativo è stato prorogato per il secondo anno consecutivo, con una norma inserita nel decreto mille proroghe, logicamente con il benestare del governo. Se come noi crediamo l’emendamento riguardante la proroga è stato chiesto dai rappresentanti, perché il Ministro ha accettato? E’ casuale o vi sono precise ragioni che sia stato concomitante con la rafferma di alcuni vertici militari? C’è almeno un rappresentante del cocer che ha espresso a qualche membro delle Commissioni Difesa la sua contrarietà al prolungamento del mandato? Alcuni rappresentanti sostengono che il prolungamento del mandato era una esigenza finalizzata ad affrontare la problematica del riordino delle carriere, ma se ciò fosse vero come si spiega che il riordino ha riguardato quasi totalmente la dirigenza e solo marginalmente i sottufficiali e i volontari? E perché gli attuali rappresentanti sostengono che solo loro sono in grado di trattare i problemi del personale? Una tale teoria, che condividiamo, è più consona ad una rappresentanza sindacale che non ad una rappresentanza gerarchica, senza nessuna autonomia funzionale, economica, politica e gestita dai dirigenti che, oltre a dirigere le forze armate dirigono anche le rappresentanze. Se poi gli attuali rappresentanti si ritengono così bravi, perché hanno ritenuto opportuno portare il riordino nel contesto del contratto? Il riordino delle carriere è un problema che si trascinava da oltre un decennio, anni fa era anche finanziato ma poi il finanziamento fu usato per sostenere le spese per le missioni di guerra, recentemente definite di pace dalla Consulta. Tutto si poteva fare, ma non certo portare la questione a ridosso del rinnovo del contratto. Inoltre non si doveva permettere alle gerarchie di inserire il riordino dei vertici, perché così facendo la maggioranza del finanziamento è stato assorbito dai dirigenti e con le briciole hanno accontentato le altre categorie. Infatti tutto il riordino si basa su piccole modifiche dei parametri, uno o due anni in meno di anzianità di grado per procedere nell’avanzamento. Quando la Consulta bocciò il blocco degli automatismi stipendiali dei dirigenti, percettori di classi e scatti, permettendogli di riscuotere decine di migliaia di euro di arretrati, nessun dirigente rappresentante si preoccupò di intervenire nei confronti del governo per impostare il rinnovo contrattuale fermo da otto anni. Queste brevi riflessioni ci invitano ad affrontare in futuro le questioni separatamente e in maniera più approfondita, ma il problema fondamentale resta la difesa dei diritti e quale strumento prevedere per il personale meno tutelato che non sia ulteriore  potere ai dirigenti.

Proprio recentemente il comitato ristretto della Commissione Difesa della Camera, ha licenziato il testo del provvedimento di riforma delle rappresentanze militari, anche se il testo ha avuto i voti contrari della sinistra, di Forza Italia e del M5S . Quindi la Commissione ha iniziato l’esame del testo, relatrice l’On. Villecco Calipari, ignorando le posizioni dei partiti contrari ed evidenziando una fretta di difficile comprensione. Nel merito condividiamo pienamente con quanto affermato dall’On. Elio VITO di FI-PDL, nella seduta di mercoledì 1 marzo 2017, nella quale ha dichiarato:” un testo del tutto insoddisfacente, che non riforma niente dell’attuale sistema e costituisce una mera riscrittura della disciplina esistente”. In conclusione possiamo affermare che non c’è nulla di nuovo, anzi, come assodato i già limitati diritti dei militari stanno subendo una ulteriore erosione. L’attuale maggioranza politica che ci governa fa di tutto per auto lesionarsi e, nei confronti dei comparti difesa e sicurezza, ha attuato e sta effettuando politiche platealmente conservatrici.

Una forza politica veramente progressista e riformatrice, non avrebbe mai militarizzato un corpo civile come i forestali e mai porterebbe in Parlamento un testo di riforma delle rappresentanze, come quello in esame alla commissione Difesa della camera. L’unico auspicio di una riforma in grado di permettere reali forme di tutela per il personale militare, può venire solo dall’Europa che, con le sue strutture di giustizia, sta intervenendo nei confronti delle nazioni ancora arretrate invitandole ad adeguarsi alla Costituzione europea e riconoscere a tutti i cittadini, anche se militari, i diritti fondamentali. E se il nostro Paese non inverte la rotta antidemocratica che ha intrapreso, continuando a togliere i diritti dei cittadini, consolidando i poteri forti e disgregando lo stato sociale,  lentamente ma inesorabilmente si trasformerà da una nazione  democratica del sud Europa ad un piccolo paese del nord Africa.

Alberto Tuzzi

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