DIRITTI COSTITUZIONALI ANCHE AI MILITARI. Dal Movimento Sottufficiali Democratici alla conquista storica di Assodipro dei Diritti Sindacali sancita dalla Corte Costituzionale. Di Alberto TUZZI, vice presidente Assodipro

Il dieci aprile duemiladiciotto è una data storica per la storia del nostro Paese e, soprattutto, per il personale delle Forze Armate e dei Corpi di Polizia ad ordinamento militare. In tale data si è tenuta l’udienza pubblica della Corte Costituzionale su MILITARI E LIBERTA’ SINDACALI, generata dal ricorso presentato da ASSODIPRO. Finalmente dopo settanta anni dalla costituzione della Repubblica Democratica, nata dalla resistenza e dalla lotta partigiana, lo Stato riconosce ai cittadini militari i diritti fondamentali, sanciti nella Carta Costituzionale, scritta dai nostri Padri Costituenti. Infatti con una nota emessa il giorno seguente dell’udienza, la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma due del C.O.M., nella parte in cui vieta ai militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale. E’ doveroso ribadire che il giudizio emesso dall’Alta Corte è dovuto solo ed esclusivamente all’impegno e alla storia di tutti gli uomini che ne hanno e/o fanno parte dell’Associazione. Sicuramente molti cercheranno di appropriarsi di meriti che non gli appartengono e, considerando che i futuri benefici andranno alle future generazioni di militari, è opportuno ripercorrere, seppure succintamente, la storia che ha generato tale risultato. Per chi scrive si tratta del coronamento di quasi nove lustri di impegno e di lotta che, assieme a tantissimi altri colleghi, di cui alcuni purtroppo non sono più con noi a gioire di questo risultato, ci ha visto partecipi nella battaglia, non ancora finita, per la democratizzazione dei corpi separati dello Stato. ASSODIPRO che ha determinato il risultato dell’udienza, ha la sua genesi nella storia dei Sottufficiali Democratici dell’Aeronautica Militare, iniziata a metà degli anni settanta. Tutto ebbe inizio nel mese di giugno del 1975, un giorno in cui i sottufficiali dell’Aeronautica scesero in piazza a Roma, in divisa, per denunciare all’opinione pubblica non solo la separatezza dallo Stato, bensì anche condizioni di vita al limite della sopravvivenza e l’assoluta mancanza dei diritti costituzionali. Nonostante l’organizzazione e le precauzioni, i carabinieri riuscirono ad isolare e arrestare il sergente Sotgiu, che fu tradotto nel carcere militare di forte boccea. Il giorno seguente i giornali nazionali riportarono la notizia, che fece ovviamente scalpore e richiamò l’attenzione di tutti i sottufficiali d’Italia. In tutte le basi dell’Aeronautica si organizzarono collette per aiutare economicamente il collega e iniziarono riunioni, al di fuori delle strutture militari, finalizzate ad organizzazioni locali e successivamente nazionale. I vertici dell’Aeronautica, molto preoccupati, cercarono di sopperire alla crescita della contestazione, permettendo la formazione dei Consigli Direttivi scelti dal personale che, in maniera diretta facevano arrivare ai vertici le problematiche del personale, in sostanza un anticipo di quello che poi sarebbe avvenuto con l’istituzione delle rappresentanze. Tale organizzazione comunque non fermò la crescita del movimento dei sottufficiali democratici che si strutturarono e iniziarono le prime assemblee nazionali. La parte preponderante del movimento si instaurò nel Nord Est, nel Nord Ovest, in Sardegna, nella città di Pisa sede della 46^ Aerobrigata e a Roma sede dei ministeri. Il sud era quasi totalmente assente, esclusi singoli soggetti, così come poche figure di ufficiali e pochissimi colleghi dell’Esercito.

Dal 1975 al 1978 furono svolte sette assemblee nazionali, instaurati rapporti politici e sindacali e diverse partecipazioni alle assemblee dei poliziotti democratici, con i quali condividevamo la battaglia contro la separatezza dallo stato e la necessità di democratizzazione. Iniziammo una serie di incontri politici ad alto livello, organizzammo diversi convegni e una infinità di riunioni in giro per l’Italia. Nel frattempo aderirono al movimento diversi ufficiali e i colleghi dell’Esercito e qualche collega della Marina, in particolare si avvicinò al movimento il Capitano di Vascello Falco Accame che condivise totalmente le rivendicazioni dei sottufficiali. Con quasi tutte le forze politiche di allora facemmo incontri e discussioni, con le quali si posero le basi che successivamente portarono al varo della legge 382/78, “NORME DI PRINCIPIO SULLA DISCIPLINA MILITARE”. Legge che, secondo molti giuristi, non era necessaria per stabilire che anche ai militari spettano i diritti costituzionali come a tutti i cittadini. La norma però conteneva due articoli sicuramente riformisti, il più importante è l’art. 4 che in cinque commi, dopo trenta anni dall’emanazione della Costituzione, finalmente statuiva che l’ordinamento militare doveva essere assolutamente fedele alle istituzioni repubblicane. Statuendo altresì la pari dignità tra i militari, una disciplina partecipe e consapevole, che gli ordini devono riguardare il servizio e non eccedere i compiti di istituto e che gli ordini manifestamente reato non devono essere eseguiti. L’altro è l’art. 18 che prevede la costituzione delle rappresentanze militari, con ampie competenze previste dall’art. 19 che, però, con il successivo art. 20 vieta tutto quello previsto con l’articolo precedente. L’antitesi tra i due articoli è il timbro del compromesso storico politico- militare, istituito con il governo monocolore D.C. di Andreotti, sostenuto esternamente dal P.C.I., dopo l’uccisione dell’On. Aldo Moro fautore dell’art. 52 della Costituzione. Un altro articolo che ha siglato il consociativismo è il n° 8, dove si è vietato ai militari la possibilità di costituire sindacati e/o associazioni sindacali, nonostante nessun articolo della nostra Carta preveda ciò. Sin dalla emanazione della legge il movimento dei sottufficiali democratici denunciò i limiti della norma, ritenendola non idonea a democratizzare la struttura. Ciononostante venne deciso di entrare nelle rappresentanze, per tentare dall’interno di riformarla, ovviamente con l’intervento del Parlamento e della politica. Purtroppo i tentativi di centinaia di uomini-militari democratici, sono stati resi vani da un potere militare egoista e conservatore, arroccato ai suoi privilegi e avallato da una politica non solo assente, bensì sottomessa nei confronti dei vertici militari. Nel 1992 delusi dalla politica, i militari democratici dell’Aeronautica, decisero di dare le dimissioni dalle rappresentanze ed iniziare un percorso associativo e giuridico finalizzato ad inserire nelle Forze Armate i diritti fondamentali espressi nella Costituzione Repubblicana. Difatti fu fondata l’ASSOCIAZIONE SOLIDARIETA’ DIRITTO E PROGRESSO, basata sui principi espressi dalla Costituzione della Repubblica e sui diritti fondamentali da essa garantiti. ASSODIPRO che a maggio compie 26 anni, ha percorso molta strada e superato tanti ostacoli ma è sempre rimasta coerente con la propria storia, basata sulla partecipazione, solidarietà e pluralismo. Speravamo in un intervento politico ma dobbiamo ringraziare la giustizia che, ancora una volta, ha supplito alla carenza di politiche riformistiche che il Parlamento e i partiti non sono stati in grado di produrre. ASSODIPRO è orgogliosa del percorso effettuato che ci ha condotto al risultato ottenuto, ed è pienamente consapevole dell’impegno futuro che ci attende, conoscendo bene l’importanza della politica che, tramite il Parlamento, dovrà legiferare in merito. Coscienti e responsabili, ribadiamo che il successo giuridico ottenuto è solo ed esclusivamente opera di ASSODIPRO e non dei tanti che oggi cercano di prendersi i meriti. Siamo ovviamente in attesa di leggere la sentenza, sulla quale l’Associazione dovrà affrontare profonde analisi, ipotizzare gli scenari futuri e, soprattutto, confrontarsi con le forze politiche e sociali e decidere quale assetto futuro dovrà prendere ASSODIPRO. Nel rappresentare la gioia del risultato, vogliamo dedicare la sentenza al compianto amico e Presidente EMILIO AMMIRAGLIA, un democratico, integerrimo, riformista ed europeista convinto che, con la sua gestione, ha dato lustro politico e sociale all’associazione. Finalmente grazie ad ASSODIPRO, alla CEDU e all’Europa, i militari italiani fra non molto potranno esercitare i diritti al pari dei loro colleghi europei.

ALBERTO TUZZI

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