Falco ACCAME : la riduzione delle spese militari non riguarda solo la questione degli f 35. molte altre tematiche dovrebbero essere affrontate.

* A Cura di Falco ACCAME 
 
1) Sospensione, in nome della sobrietà, delle parate militari e delle varie dispendiose manifestazioni celebrative, che incidono con rilevanza sul bilancio dello Stato (almeno finché l’Italia versa nelle attuali condizioni critiche).  
2) Sospensione dell’attività e successiva privatizzazione delle Frecce Tricolori.   Le pattuglie acrobatiche non sono di utilità diretta operativa e quindi non debbono essere a carico del bilancio della Difesa. In moltissimi paesi tali pattuglie acrobatiche esistono, ma si autofinanziano con i ricavi delle manifestazioni aeree.   Attualmente, un intero aeroporto (quello di Rivolto), con centinaia di addetti è a disposizione delle Frecce con costi rilevantissimi. Si propone di sospendere l’attività in attesa di rendere “privatistica” l’attività delle pattuglie.  
3) Sospensione dell’attività della portaerei Cavour   L’attività della portaerei (27 mila tonnellate, 1200 uomini), comporta ingentissime spese di gestione e manutenzione. I compiti finora svolti, come il soccorso ad Haiti, non sono essenziali dal punto di vista operativo. E’ auspicabile quindi una sospensione dell’attività almeno finché dura la crisi.  
 
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4) Abolizione strutture di comando periferico.   La struttura militare degli Alti Comandi periferici risale al tempo in cui esisteva una vastissima componente di militari di leva e all’epoca in cui le comunicazioni non raggiungevano le possibilità che hanno attualmente. Le imponenti strutture di comando periferico (distretti militari, dipartimenti marittimi, regioni aeree) possono essere abolite, o quanto meno ridotte drasticamente nelle dimensioni, con una maggior centralizzazione della gestione e direzione delle operazioni, riducendole drasticamente nelle dimensioni.   
5) Riduzione delle “forze di proiezione”  per l’impiego all’estero.   Vanno ridimensionate, anche in vista di una auspicabile politica di carattere più difensivo, (da proporre anche alla Nato), riducendo così gli enormi costi attuali, giustificati, in vari casi, da semplici esigenze di prestigio internazionale che l’Italia non può più permettersi.   
6) Riduzione dell’apparato gerarchico   Rivedere interamente la struttura gerarchica delle Forze Armate che ha un vertice enorme (ad esempio tre volte superiore a quello esistente in Germania).   
7) Riesame degli appalti   Provvedere che ogni acquisto sia fatto con gare di appalto e nei limiti del possibile non a trattativa privata. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per aver acquistato ripetutamente per corpi militari e civili dello Stato elicotteri Agusta e Agusta Bell del gruppo Finmeccanica, senza gara d’appalto (v. Sole 24 ore del 9 aprile 2008). La questione, naturalmente è di carattere molto generale e venne trattata approfonditamente dalla Commissione d’Inchiesta presieduta dall’on. Ariosto, la Commissione che ha avuto il compito di indagare sulle commesse militari e vi riscontrò gravi irregolarità. La Commissione Ariosto venne costituita con L. 865 del 1980.   Un esempio di necessaria revisione di aste riguarda le spese per il poligono di Salto di Quirra. Basti pensare ai 70 milioni di euro del contratto di manutenzione delle apparecchiature esistenti (18 milioni all’anno). Ad esempio sono state affidate commesse a trattativa privata con avviso di soli otto giorni .   
8) Blocco del complesso militare industriale   Impedire il formarsi di strutture miste “militari-industriali” che possono portare a indebiti rincari di prezzi. Vedi ad esempio gli intrecci come quello Finmeccanica-Selex-Vitrociset-Agusta-Oto Melara. Sul tema suggerisco la lettura dell’articolo di Gianni Dragoni su Il Sole 24 Ore.   
9) Revisione delle concessioni di servizi militari a privati   Le concessioni a privati di servizi militari comporta spesso costi ingiustificati. Possiamo citare il caso dell’Unità di sostegno alla ricostruzione dell’Iraq affidata a una compagnia “militare” privata. Vi è stata una grave carenza di controllo sui prezzi e sulle attività svolte.   
10) Ridimensionamento delle basi straniere in Italia  Vi è stato negli ultimi tempi anziché un ridimensionamento, un ampliamento delle basi. Un riferimento fu fatto al documento Usa del 2004 (Statistical comparation on allied contributions to the common defence). Si trattava di una spesa di 370 milioni di dollari che per l’Italia risultava superiore del 30% ai costi medi per gli altri Paesi della Nato. Viene prevista la costruzione di nuove basi militari italiane e il potenziamento di quelle esistenti (Vicenza, Aviano, Camp Darby a Livorno, Sigonella, Niscemi e altre).   
11) Revisione di costosissimi progetti di acquisto militare   In questione sono numerosi progetti, non solo quelli, molto pubblicizzati, degli aerei F35. Altri costosissimi progetti che andrebbero rivisti riguardano, ad esempio, l’acquisto delle Fregate Fremm di produzione italo-francese (17 per la Francia e 10 per l’Italia). (Commissione affidata a Fincantieri e Finmeccanica). Tra l’altro il costo per l’Italia appare  ben superiore al costo per la Francia. 
Vedi anche il progetto che riguarda il sistema di difesa aerea antimissili Meads, che dovrebbe sostituire il sistema Patriot.    
*Falco Accame  è un  ammiraglio e  politico italiano .
È stato  Ufficiale Superiore di Marina e comandante  del cacciartopediniere Indomito  fino al luglio 1975. 
È stato eletto alla Camera dei Deputati  prima nel 1976 e poi nel  1979  tra le file del PSI Ha svolto l'incarico di  consigliere alla Regione Liguria e al Comune di Roma è stato Consigliere Nazionale di  Legambiete. Attualmente è presidente della Ana-Vafaf, Associazione che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace; con questa associazione si è occupato tra l'altro delle conseguenze dell'uso di proiettili contenenti uranio impoverito  nelle campagne a cui hanno partecipato soldati italiani in  Libano e in Iraq.

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