FORZE ARMATE: è nata 'Difesa Servizi Spa'

Lo sforzo che in questi giorni l'Italia sta compiendo, lanciata come l'intera comunità internazionale in un generoso slancio per aiutare la popolazione haitiana travolta dal terremoto del 12 gennaio scorso, è davvero encomiabile. Addirittura è stata inviata ad Haiti, con aiuti umanitari e sanitari, l'ammiraglia della flotta militare italiana, la portaerei 'Cavour' nuova di zecca alla sua prima missione in quanto recentemente consegnata al ministero della Difesa dalla Fincantieri società che ne ha curato la costruzione e il varo.
La 'Cavour' è salpata direttamente dal molo del Muggiano della Fincantieri a La Spezia, dove si trovava per la rifinitura degli ultimi allestimenti, lo scorso 19 gennaio ed ora è in navigazione nell'Oceano Atlantico. La sua è una missione umanitaria congiunta con il Brasile e i cui costi sono coperti al 90 percento da aziende private. Sia la missione sia l'inusuale sponsorizzazione della missione da parte di aziende è stata curata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. Vista la gravità della situazione ad Haiti e l'urgenza di portarvi aiuti, questa iniziativa, del dicastero della Difesa italiano in collaborazione con quello brasiliano, ha suscitato numerose perplessità e dubbi.
Interrogativi che seppure siano restati inascoltati, sono di certo giunti al ministro La Russa, che alla missione umanitaria e all'invio della Cavour ad Haiti sembra tenerci moltissimo, tanto che si è subito premurato di dare spiegazioni in merito. In molti hanno ritenuto dispendiosa, la missione costerà tra i 100mila e i 200mila euro al giorno, quanto troppa lunga nei tempi di consegna, inviare aiuti umanitari e sanitari per via mare richiederà tra i 10 e i 15 giorni di navigazione, mentre aerei cargo ci avrebbero impiegato molto di meno e in tempi ridotti.
Dubbi che hanno suscitato anche numerosi interrogativi, soprattutto sulla convenienza di questa partnership con il Brasile. Tanti interrogativi suscitati anche dal fatto che ci sia una sponsorizzazione di una missione, che sebbene umanitaria coinvolge però, uomini e mezzi delle forze armate, da parte di aziende, che seppure hanno rapporti con le forze armate, sono comunque private, novità assoluta per l'Italia. Il fatto che il costo della missione sia per il 90 per cento coperto da queste aziende ha incuriosito tanti. Perchè ad un’azienda privata dovrebbe interessare sponsorizzare una missione curata dalla Difesa?

Fra queste aziende-sponsor vi sono la Finmeccanica, Fincantieri, due colossi della produzione militare italiana, e Eni, leader nella produzione energetica. Un encomiabile gesto che però, le aziende stesse non sembrano voler far risaltare ne pubblicizzare. Tanto è vero che non è stato possibile ancora saper quali altre aziende, oltre a quelle rese note, abbiano contribuito economicamente alla missione. Da nessuna parte infatti, nemmeno sui siti istituzionali, risalta questo loro altruistico gesto.
Nel frattempo in Italia prende piede la nuova società istituita con l'ultima finanziaria, 'Difesa Servizi Spa' le cui quote azionarie sono interamente in mano al ministero della Difesa. Con essa infatti è in atto il trasferimento delle competenze del Ministero della Difesa ad una holding privata. Nata come proposta di legge presentata nel febbraio del 2009 dal ministro della Difesa Ignazio La Russa in accordo con il ministero dell’Economia e delle Finanze e con il ministero dello Sviluppo Economico e contenuta nel ddl 1373, questa innovazione è di enorme portata e prevede la costituzione appunto della società privata 'Difesa Servizi Spa', una società con un solo azionista, il ministero della Difesa, che non può cedere azioni, e che nasce con un capitale iniziale di un milione di euro.
Diversi gli ambiti in cui questa neo Spa potrà svolgere la sua attività. Gestirà l'immenso patrimonio del demanio militare, oltre 4 miliardi di euro, oltre a gestire le forniture e gli acquisti della Difesa ed eventuali sponsorizzazioni di manifestazioni ed eventi. Con l'istituzione della 'Difesa Servizi Spa', il ministero della Difesa potrà affittare o vendere i propri immobili a privati senza l’autorizzazione, finora vincolante, di altri ministeri e il ministero il solo a goderne i frutti. Il diverso utilizzo delle caserme dismesse sarà quindi riprogettato da un'azienda privata.
Questo in virtù del trasferimento delle competenze del Ministero della Difesa alla neonata Spa. Un'operazione senza alcun vincolo e senza che sia previsto alcun controllo da parte del Parlamento. Non sono previsti limiti alle funzioni della nuova azienda e a questo punto neanche garanzie di trasparenza. Grazie a questa innovazione operata dal ministero della Difesa esso potrà agire sul patrimonio immobiliare della Difesa senza alcun intervento esterno. Basterà infatti una delibera del consiglio d’amministrazione della società, i cui consiglieri d'amministrazione sono scelti dal ministro della Difesa, per costruire su un terreno del demanio militare un Termovalorizzatore o una Centrale Nucleare o addirittura un deposito di scorie radioattive.

Questo innovazione comporterà, per le comunità locali, nessun beneficio anzi non potranno più ne decidere ne controllare il proprio territorio. Nei siti militari infatti, non si può accedere, e quindi nessuno potrà verificare quello che vi accade. In ultimo ma non meno importante si occuperà della gestione commerciale dei loghi delle forze armate. Un settore che negli ultimi tempi sta rendendo molto dal punto di vista economico.
Cita l'articolo 2 della legge finanziaria al comma 27 queste testuali parole: “Ai fini dello svolgimento dell'attività negoziale diretta all'acquisizione di beni mobili, servizi e connesse prestazioni strettamente correlate allo svolgimento dei compiti istituzionali dell'Amministrazione della difesa e non direttamente correlate all'attività operativa delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, da individuare con decreto del Ministro della difesa di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nonchè ai fini dell'articolo 7 della legge 24 dicembre 1985, n. 808, nonchè delle attività di valorizzazione e di gestione, fatta eccezione per quelle di alienazione, degli immobili militari, da realizzare anche attraverso accordi con altri soggetti e la stipula di contratti di sponsorizzazione, e' costituita la società per azioni denominata 'Difesa Servizi Spa', con sede in Roma.
Il capitale sociale della società di cui al presente comma è stabilito in 1 milione di euro e i successivi eventuali aumenti del capitale sono determinati con decreto del Ministro della difesa, che esercita i diritti dell'azionista. Le azioni della società sono interamente sottoscritte dal Ministero della difesa e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi”. Continua poi al comma 32. La società di cui al comma 27, che è posta sotto la vigilanza del Ministro della difesa, opera secondo gli indirizzi strategici e i programmi stabiliti con decreto del medesimo Ministero, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze. La medesima società ha ad oggetto la prestazione di servizi e l'espletamento di attività strumentali e di supporto tecnico-amministrativo in favore dell'Amministrazione della difesa per lo svolgimento di compiti istituzionali di quest'ultima.
L'oggetto sociale, riguardante l'attività negoziale diretta all'acquisizione di beni mobili, servizi e connesse prestazioni, è strettamente correlato allo svolgimento dei compiti istituzionali del comparto sicurezza e difesa, anche attraverso l'espletamento, per le Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, delle funzioni di centrale di committenza ai sensi dell'articolo 33 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Le predette funzioni di centrale di committenza possono essere svolte anche per le altre Forze di polizia, previa stipula di apposite convenzioni con le amministrazioni interessate. La società può altresì esercitare ogni attività strumentale, connessa o accessoria ai suoi compiti istituzionali, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di affidamento a società a capitale interamente pubblico.

Prosegue al comma 33. La società di cui al comma 27, nell'espletare le funzioni di centrale di committenza, utilizza i parametri di prezzo-qualità delle convenzioni di cui all'articolo 26, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni, come limiti massimi per l'acquisto di beni e servizi comparabili. E ancora al comma 34. Lo statuto disciplina il funzionamento interno della società di cui al comma 27. Esso è approvato con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. E' ammessa la delega dei poteri dell'organo amministrativo a uno dei suoi membri.
Con lo stesso decreto sono nominati i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale per il primo periodo di durata in carica. I membri del consiglio di amministrazione possono essere scelti anche tra gli appartenenti alle Forze armate in servizio permanente. Le successive modifiche allo statuto e le nomine dei componenti degli organi sociali per i successivi periodi sono deliberate a norma del codice civile ed entrano in vigore a seguito dell'approvazione delle stesse con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Ai fini del presente comma lo statuto prevede:

a) il divieto esplicito di cedere le azioni o di costituire su di esse diritti a favore di terzi;
b) la nomina da parte del Ministro della difesa dell'intero consiglio di amministrazione e il suo assenso alla nomina dei dirigenti;
c) le modalità per l'esercizio del «controllo analogo» sulla società, nel rispetto dei principi del diritto europeo e della relativa giurisprudenza comunitaria;
d) le modalità per l'esercizio dei poteri di indirizzo e controllo sulla politica aziendale;
e) l'obbligo dell'esercizio della attività societaria in maniera prevalente in favore del Ministero della difesa; f) il divieto di chiedere la quotazione in borsa o al mercato ristretto.

Per chiudere infine al comma 35. Gli utili netti della società di cui al comma 27 sono destinati a riserva, se non altrimenti determinato dall'organo amministrativo della società previa autorizzazione del Ministero vigilante. La società non può sciogliersi se non per legge.

Fonte: Ferdinando Pelliccia liberoreporter.it

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