Gigetto e la licenza GMF – 7^ puntata

Eccomi qua con un’altra disavventura del nostro caro Gigetto, per il lettore attento a questi accadimenti del nostro caro amico.

Gigetto, questo giovane maresciallo, bravo militare apprezzato sia dai colleghi che dai superiori, concorreva a tutti i servizi di caserma e del reparto dove prestava servizio.

Ad una certa distanza dalla sede di servizio c’era un grande deposito munizioni che aveva la sorveglianza armata settimanale garantita da una compagnia presente nella regione.

Così un giorno di primavera venne convocato dal Comandante di Battaglione per ricevere l’ordine di guardia programmata per il mese successivo con la sua compagnia. Il mese passò velocemente fra addestramento, tiri di recupero per i militari assegnati da poco, ritiro di tutto l’equipaggiamento e simulazioni di varie situazioni.

Finalmente arrivò il giorno previsto per la partenza, ed il maresciallo Gigetto con tutta la sua compagnia fu ordinatamente in coda davanti all’armeria un’ora prima della sveglia per il ritiro dell’arma e la partenza. La strada da fare non era lunga, ma stare in colonna per la sicurezza rendeva tutto molto più lento. Perciò nonostante la partenza effettuata alle prime ore della mattina si arrivò a destinazione verso le ore 10,00.

Giunti davanti al Comando della polveriera, ogni militare era perfettamente a conoscenza dei propri compiti, al punto che la Guardia smontante, rendendosi conto che erano state effettuate tutte le procedure e tutti i cambi, decisero di partire subito, anziché all’ora preventivata ovvero, dopo pranzo alla riapertura della polveriera.

Sia il Comandante di battaglione del maresciallo Gigetto, che il Comandante del reparto che era smontato gli telefonarono nel pomeriggio congratulandosi per l’efficienza e la velocità delle delicate operazioni della compagnia da lui diretta. In Italia vi sono innumerevoli caserme e depositi di vario tipo (esplosivi, armi, munizioni, carburanti ed altro) tutte con sorveglianza più o meno incisiva. Comunque, tutte queste sorveglianze hanno regole abbastanza rigide e collaudate.

Perciò la telefonata di un collega, appena più anziano, fatta la mattina di soli tre giorni dall’arrivo in polveriera colse di sorpresa il maresciallo Gigetto. Il collega lo avvisava di prepararsi ad andare via dalla polveriera al suo arrivo, per ordine del Comandante di battaglione. Gigetto gli chiese delle spiegazioni, ma il collega mantenendosi sul vago, gli disse che non sapeva niente e che comunque al suo rientro in sede il Comandante l’avrebbe reso edotto. Dopo circa un’ora e mezza un’autovettura militare si presentava con il collega davanti al cancello di ingresso, per prendere le consegne e finire la settimana di guardia con la sua compagnia, ma non riuscì a dargli lumi su questa improvvisa ed inusuale procedura. Rientrato con la stessa autovettura militare in sede, seppe che il Comandante era temporaneamente fuori sede, e comunque in attesa del suo rientro, era stata disposta un’autovettura per accompagnarlo in aeroporto e prendere un aereo per raggiungere la città dove risiedevano i suoi genitori. Gigetto, avvisata la moglie che non era più in polveriera, le comunicò che stava andando a prendere l’aereo. All’aeroporto, Gigetto vide la macchina blu che era a disposizione del Comando ed il Comandante che, dopo i saluti militari di rito, lo abbracciò e lo esortò ad essere forte. Mentre gli consegnava il biglietto aereo ed una “licenza per gravi motivi familiari” chiamata anche GMF, lo mise al corrente che il padre aveva avuto un pericoloso incidente al lavoro e che era ricoverato nella Rianimazione dell’ospedale della città di residenza in grave pericolo di vita. Il maresciallo Gigetto, aveva sempre pensato che questo Comandante avesse molto a cuore il benessere dei suoi uomini, ma non pensava che arrivasse a tanto, e si riteneva fortunato di averlo quale comandante in uno dei periodi più bui della sua vita. Arrivato nella sua casa paterna, venne messo a conoscenza dalla mamma e dai suoi fratelli, che erano tutti rincuorati di averlo con loro. Le visite in ospedale nei giorni successivi purtroppo non inducevano all’ottimismo, la situazione era molto grave e seria. Dopo circa cinque giorni molto frenetici fra visite in ospedale, per supportare la madre ed i fratelli, tutti più piccoli di lui, e cercare di ottemperare a varie incombenze, Gigetto ricevette una telefonata dal Vice Comandante che svolgeva anche l’incarico di Aiutante Maggiore. A questo alto ufficiale il buon Gigetto non seppe spiegare se c’erano prospettive buone o cattive e quali fossero i tempi, ricevendo risposta secca dall’ufficiale. Ovvero: <<Ogni giorno in più oltre i giorni previsti dalla licenza GMF ti verranno detratti dalla licenza ordinaria, cioè dalle ferie>>. Gigetto rimase sconcertato con il telefono in mano, mentre il Vice Comandante aveva già riattaccato. All’arrivo della madre, Gigetto dissimulò perfettamente l’irritazione di quella telefonata. Il giorno seguente, in ospedale i sanitari accennarono ad un piccolo spiraglio di speranza e Gigetto e sua madre ed i suoi fratelli si abbracciarono piangendo. L’indomani mattina, poco prima di uscire di casa per recarsi tutti in ospedale, squillò il telefono di casa, la madre avvisò Gigetto che era il Capitano, suo Comandante di Compagnia. Il Capitano era un uomo di una certa età, di grande esperienza ed umanità, e Gigetto si sentì subito in colpa per non averlo chiamato mai. L’ufficiale aveva una voce calma e paterna, e chiese notizie sulla salute del padre. Gigetto lo mise al corrente di tutto, anche della telefonata del Vice Comandante. La voce del Capitano, si fece secca e rincuorando Gigetto, lo confortò avvisandolo di stare vicino alla madre tutto il tempo che riteneva opportuno. Per quanto riguardava la giustificazione dell’assenza dal servizio, oltre ai giorni previsti dalla Licenza GMF, non c’erano solo i giorni di licenza ordinaria (ovvero delle ferie), ma anche altri tipi di licenza che naturalmente dovevano essere giustificati ed autorizzati. Gigetto rimase circa quindici giorni vicino alla madre ed ai fratelli, in quanto il padre dopo il dodicesimo giorno miracolosamente riaprì gli occhi e riprese conoscenza. Rientrato in caserma dopo sedici giorni di assenza, alla mattina si ritrovò davanti il Capitano che lo abbracciò con tanto affetto e fervore, e poi tutti i suoi colleghi e persino i militari della sua compagnia. Mentre prendeva il caffè con i colleghi dopo pranzo chiese al collega del Comando dell’Ufficio Personale, la situazione numerica delle sue ferie e dei riposi, ricevendo una grande risata dal collega e dagli altri amici vicini. Stupito da questa reazione, Gigetto pensava che gli stessero facendo uno scherzo, o che volessero pagato il caffè al circolo come si usava alle volte davanti a richieste inusuali. I colleghi lo rassicurarono, e gli raccontarono che il Capitano qualche giorno prima entrando nell’ufficio del Vice Comandante (Aiutante Maggiore), aveva chiesto di poter verificare il “ruolino” della compagnia di Gigetto. Ricevendolo dal maresciallo dell’ufficio personale su disposizione dell’Aiutante Maggiore, il Capitano lo aprì, lo sfogliò e quando trovò le pagine che interessavano il maresciallo Gigetto, repentinamente strappò le pagine e le ridusse in piccoli pezzettini lanciati dalla finestra. Il Vice Comandante furioso minacciò il Capitano che imperturbabile gli comunicò che lui aveva un’altra copia del “ruolino” di compagnia, e sarebbe stata sua cura fargli avere tutte le assenze e le motivazioni. Il Capitano ricordò al Vice Comandante, che lui era l’ufficiale responsabile della compagnia e del maresciallo Gigetto e solo lui poteva aver autorizzato o meno assenze o altro. Il Vice Comandante, non pago delle risposte ed assicurazioni continuò a sbraitare ed urlare attirando l’attenzione del Comandante irritatissimo, dato che era impegnato in una importante telefonata. La vista dell’arrivo del Comandante raggelò tutti, che di fronte all’incresciosa situazione convocò i due ufficiali responsabili nel suo ufficio. Il Comandante di Battaglione non urlava non gesticolava, ma dall’alto della sua statura ed austera figura, gli bastava guardare per ordinare ed intimorire. Ascoltata la versione dei due ufficiali, gli bastò solo un cenno degli occhi per fare uscire il Vice Comandante dal suo ufficio e vedendo che si stava dirigendo verso il suo ufficio fece un cenno al Maresciallo Decano che era nei paraggi invitandolo ad accompagnare il Vice Comandante a casa. Il Capitano invece uscì silenzioso e con passo svelto si diresse verso le camerate ed il comando della compagnia.

Mezz’ora dopo tutta la compagnia era schierata ed il Capitano ordinò l’attenti all’arrivo del Comandante di Battaglione, tutti erano impietriti davanti a quell’ufficiale austero ed autorevole. Non era mai successo che il Comandante di Battaglione presenziasse all’adunata di una sola compagnia. Dopo che il Capitano aveva presentato gli onori al Comandante, questi acconsentì che i militari inquadrati stessero sul riposo. L’ufficiale prese la parola davanti a tutta la compagnia esordendo: “Questa è una compagnia organica all’Esercito Italiano, i militari obbediscono agli ordini, che gli vengono dai superiori, ma devono essere avvallati dai Comandanti. In questo momento, in questa caserma, voi avete il vostro comandante diretto, ovvero il Capitano, comandante di compagnia, ed io che sono Tenente Colonnello, e che sono il comandante di battaglione. Fuori da questa caserma, i vostri comandanti sono indicati sono da una apposita tabella affissa nella vostra bacheca ed in quelle di tutti i reparti militari. Ovvero, avete un comandante di reggimento, un comandante di brigata, un comandante di divisione, un comandante Corpo d’Armata, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Ministro della Difesa, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Presidente della Repubblica che è il Capo Supremo della Difesa. Ogni vostro superiore può darvi ordini, ma il vostro comandante deve saperlo ed avvallarlo”

“Il vostro Capitano ha fatto bene nella vicenda del maresciallo Gigetto, e fra l’altro colgo l’occasione per consegnare davanti a tutta la compagnia, il risultato pervenuto del corso a cui era stato inviato per ordine mio, dove si attesta che è stato il primo del corso. Complimenti”

Gigetto pensò che fosse proprio fortunato ad avere quei due comandanti, e si rammaricava che alcuni suoi amici e colleghi, non così fortunati, venissero puniti quasi quotidianamente quindi o si congedassero o addirittura (qualche volta) tentassero di porre fine alla loro preziosissima vita.

                                                                   Salvatore Vinciguerra

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