I COMPARTI DIFESA E SICUREZZA IGNORATI DALLA POLITICA – Commento di Alberto TUZZI vice pres. Assodipro

I COMPARTI DIFESA E SICUREZZA IGNORATI DALLA POLITICA   
 Il bilancio morale, sociale e politico dell’anno che si sta concludendo, per il personale militare si chiude drammaticamente in negativo. Le cause sono molteplici, ma le più importanti sono certamente due. Una attiene la mancanza di una politica seria ed efficace, nei confronti della struttura militare, della sua organizzazione e, soprattutto, delle condizioni morali e sociali nelle quali versa il personale. L’altra non può che essere la totale assenza di una reale forma di tutela. C’è qualche singolo e lodevole componente dei consigli di rappresentanza militare che cerca di difendere la dignità, gli interessi del personale e svolgere compiutamente la delega assegnatagli dagli elettori, ma viene assolutamente ignorato sia dai vertici militari, sia dalla quasi totalità della classe politica. La casta politica distante anni luce dalla realtà quotidiana dei cittadini e già fortemente sfiduciata negli ultimi anni, è stata recentemente resa quasi illegittima dalla sentenza emessa dalla Corte Costituzionale sulla legge elettorale in vigore. 
L’inarrestabile declino della rappresentanza politica ha generato quei movimenti di protesta che, senza nessun confronto, stanno occupando le piazze e le strade italiane creando notevoli disagi ai cittadini tutti, soprattutto a chi ha necessità di spostarsi per motivi di lavoro e/o motivi di salute. In molte di queste contestazioni spontanee si sono, ovviamente infiltrati anche estremisti di varie estrazioni politiche. Le forze dell’ordine pur svolgendo con professionalità ed abnegazione il loro lavoro, non hanno lesinato in più occasione, pure tramite le loro rappresentanze sindacali, ad esprimere la loro solidarietà nei casi di quelle contestazioni democratiche, popolari, apartitiche ed espressione dei cittadini in maggiore difficoltà sociale. Per quanto attiene le forze armate, pur vivendo in un profondo degrado morale e sociale, rileviamo grosse difficoltà ad esternare il malcontento esistente tra il personale, anche se ultimamente in maniera spontanea e tramite gli organismi di rappresentanza, il malumore sta emergendo con forza e puntualità. Ma ciò non toglie che siamo di fronte a un profondo disagio morale e sociale, non rappresentato dai vertici militari e generalmente ignorato dalla classe politica. 
Siamo pienamente consapevoli che lo scadimento della politica abbia trascinato, a volte inconsapevolmente, il degrado sociale di tutta la società. In questo decadimento generalizzato non potevano mancare le forze armate, condotte da vertici la cui casta fiancheggia tutti gli altri ceti affogati nei privilegi. L’abisso oramai incolmabile fra i cittadini e le istituzioni si sta concretizzando anche all’interno delle strutture militari. Ne è la riprova inconfutabile il provvedimento della revisione della strumento militare, dove si prevede l’esonero di quarantamila militari, il cui novanta per cento apparterrà ai gradi medio bassi. Riforma studiata e presentata dallo Stato Maggiore della Difesa,  approvata con un generale Ministro della Difesa e con un silenzio assordante della classe politica. 
Sul caso è intervenuto con precisione e fermezza il Generale Fabio Mini, il quale ha messo egregiamente in evidenza come non siamo di fronte a nessun nuovo modello di difesa, né ad un eventuale integrazione europea, bensì solo a tagli del personale i cui risparmi andranno a favore dei programmi di armamento. In merito non possiamo sottacere che la maggior parte degli alti gradi militari, al termine della loro dorata carriera li ritroviamo sistemati nei vari partiti e nei consigli di amministrazione di aziende di armamenti. Tutte le norme penalizzanti per il personale approvate in questi ultimi anni, sono state approvate da un Parlamento nominato e non eletto, di scarsa rappresentatività e dal famoso governo tecnico. 
Non è casuale che quando i rappresentanti del personale hanno tentato di confrontarsi, sia con i vertici militari che con i politici, sulle problematiche vitali per chi dovrà lasciare la struttura, abbiano ricevuto solamente porte sbattute in faccia. Conosciamo bene tutti la debolezza e i limiti della rappresentanza militare, perché è così che la vogliono i vertici militari e le forze politiche, ciononostante c’è chi con caparbietà cerca di svolgere il lavoro per cui è stato eletto. Ma il dramma di questi tempi è costituito dalla totale mancanza di riferimenti politici, ai quali un tempo ci si poteva rivolgere per un confronto democratico che in parte permetteva di superare i limiti del mandato rappresentativo. Tale enorme vuoto politico è stato recentemente confermato da due accadimenti politici, uno attiene l’elezione di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico e l’altro al discorso tenuto dal Presidente del Consiglio Letta nel richiedere la fiducia del suo governo in Parlamento. Difatti Matteo Renzi  appena eletto ha subito nominato la segreteria, sette donne e sei uomini, compreso il coordinatore, ognuno con una delega ben precisa. Nelle dodici deleghe però non è stata prevista quella per il comparto Difesa e Sicurezza, ci auguriamo che sia solo una banale dimenticanza e che il nuovo segretario del P.D. voglia ricostruire un corretto rapporto istituzionale con tutti i cittadini, compresi quelli privi di forme di reale tutela. L’altro evento riguarda i contenuti del discorso programmatico tenuto dal Presidente Letta in Parlamento, per avere la nuova fiducia al suo governo. Letta ha esposto il programma evidenziando quello che cercherà di fare fino al 2015, con l’impegno di continuare a prodigarsi per la costruzione di un Europa non solo economica, bensì anche politica. Anche lui però, come i suoi predecessori, non ha assolutamente accennato alla costituzione di una difesa europea. Difesa europea necessaria e non più procrastinabile, la quale contribuirebbe alla formazione dell’Europa politica e, contestualmente, a cospicui risparmi economici delle varie Nazioni che compongono la comunità europea. Sono oramai decine di anni che, in forme democratiche ma ferme, Assodipro, Il Nuovo Giornale di Militari e alcuni rappresentanti denunciano il vasto malcontento che assilla il personale militare, rimanendo quasi sempre inascoltati. Presto vedremo se le forze politiche rimarranno impassibili anche di fronte ai giudizi che emetterà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sulle libertà associative e sindacali anche per il personale delle forze armate. Agli appartenenti ai Comparti difesa e sicurezza, difensori silenziosi delle istituzioni dello Stato democratico, non bastano più i riconoscimenti politici fatti di sole parole, è tempo oramai di consentire loro quei diritti morali e materiali che la Costituzione riconosce a tutti i cittadini. Siamo convinti che ancora una volta, purtroppo, spetterà alla giustizia, anche se europea, supplire alle deficienze della politica italiana.        
 Alberto Tuzzi  

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