Intervista a Daniele Tissone. Segretario Generale Silp CGIL

Il riconoscimento del diritto sindacale alla Polizia di Stato, è avvenuto in seguito alla smilitarizzazione del Corpo.

Daniele Tissone ha vissuto questo passaggio fondamentale e importante della storia della Polizia di Stato. A lui abbiamo rivolto alcune domande per capire e riflettere su un ipotetico scenario che potrebbe verificarsi all’indomani della pubblicazione della Sentenza della Corte Costituzionale, sul diritto di costituire Associazioni di carattere sindacale per gli appartenenti alle Forze Armate e Forze di Polizia ad ordinamento militare.

Daniele, rispetto alla tua personale esperienza, quali differenze ci sono tra la legge che smilitarizzò la Polizia di Stato e la possibilità di costituirsi in sindacato e la sentenza della Corte Costituzionale che concederebbe la stessa possibilità ai militari e forze di polizia ad ordinamento militare?

La Legge n. 121/1981, che ha smilitarizzato il personale della Polizia di Stato introdusse il principio di libertà sindacale separata. La legge fu l’esito di un dibattito scientifico e politico molto intenso tra coloro che sostenevano la necessità del riconoscimento di una libertà sindacale piena e tra coloro che ne auspicavano forti limitazioni, mirate essenzialmente ad impedire contatti tra il sindacato di Polizia e le grandi centrali sindacali identificate all’epoca come articolazioni dei partiti politici.

Personalmente credo che molte delle ragioni addotte a sostegno della soluzione adottata che ha visto il realizzarsi di una sindacalizzazione non piena attraverso la Legge n. 121/1981 siano venute meno e progressivamente i dubbi sulla legittimità costituzionale delle restrizioni alla libertà sindacale della Polizia di Stato, abbiano oggi trovato riscontri anche nel diritto positivo tanto che auspicherei, nel medio periodo, una soluzione con “pieni diritti sindacali” per tutte le componenti militari e non.
Del resto è sempre stato vivo il dibattito sulla persistenza della disparità di trattamento, sotto il profilo delle libertà e dei diritti sindacali, all’interno del “comparto sicurezza”.

La sindacalizzazione della Polizia di Stato a tuo parere, ha portato benefici al personale?

Molti sono stati i benefici e non lo dico solamente io che potrei essere tacciato di partigianeria, perché lo affermano da tempo anche i nostri vertici e i cittadini ai quali abbiamo garantito in questi anni un trend sempre più elevato, migliorando l’efficienza dei nostri apparati; certamente si può e si deve fare di più magari anche attraverso un nuovo tagliando alla Legge 121/81, senza però stravolgere il senso di quella riforma innovatrice e ambiziosa per l’epoca in cui venne concepita.

La situazione politica attuale secondo te, crea qualche difficoltà per l’emanazione in tempi relativamente brevi di un provvedimento di legge per la piena applicazione della sentenza?

Lo stallo politico di questi giorni di certo non ci aiuta a dare corpo a breve, al “necessario intervento del legislatore” così come richiamato nel comunicato stampa della Corte Costituzionale dell’11 Aprile u.s. Ricordo inoltre, che a breve potremo leggere la sentenza di merito di questo importantissimo pronunciamento. Non è un caso se alla domanda precedente che riguardava le soluzioni normative prossime, ho risposto che vi addiverremo nel medio periodo. Ciononostante è necessario mettersi tutti a lavorare fin da adesso come del resto stiamo facendo insieme ad Assodipro, Ficiesse, Fp Cgil e alla stessa Confederazione.

Tissone, quale percorso consigli di intraprendere per il raggiungimento dell’obiettivo di dotare le forze armate di una legge che gli riconosca il diritto sindacale?

La Corte riconosce la legittimità per i militari di avere libere organizzazioni sindacali seppure di carattere professionale.

Al netto delle possibili limitazioni sarà comunque il Parlamento a dover legiferare in tal senso per cui si renderà necessario sensibilizzare in primis gli stessi parlamentari, affinché si possano far comprendere loro i vantaggi, che recherà un processo di democratizzazione interno alle forze armate del nostro Paese. Vanno pertanto recuperati i ritardi inspiegabili e anacronistici del passato ad iniziare dallo scellerato accorpamento del Corpo Forestale dello Stato.

Se la decisione della Corte rappresenta un segno di civiltà finora ingiustamente mortificato, spetta a noi il compito di mantenere alta e costante l’attenzione su tale versante, anche attraverso il coinvolgimento della pubblica opinione.

In questa direzione va l’elaborazione di una specifica proposta di legge di iniziativa popolare oltre alla revisione di alcuni istituti, quale il vigente Testo dell’Ordinamento Militare e del Codice Militare, che contengono lacune e norme come ad esempio, l’assenza delle tipologie di reato riferibili a mobbing e molestie sessuali.

Il Comitato che abbiamo di recente costituito, dovrà pertanto impegnarsi nel realizzare tutto questo.

Sono inoltre convinto, che anche il Silp Cgil dovrà arricchire il proprio Congresso con i temi della rappresentanza e delle libertà sindacali dell’intero Comparto, argomenti che sono peraltro già presenti nel nostro DNA fin dalla costituzione del nostro sindacato, all’interno dello Statuto.

Credi che oggi, diversamente da ieri, l’opinione pubblica è più o meno sensibile rispetto alle legittime rivendicazioni dei militari?

Ritengo che dovremo saper toccare determinate sensibilità; per esempio i temi della trasparenza, dell’ammodernamento nonché di un reale efficentamento all’interno degli apparati, compreso il miglioramento delle condizioni generali di vita e di lavoro degli operatori, questioni che giocheranno un ruolo determinante se non essenziale nel dibattito a cui parteciperemo e rispetto al quale la nostra sigla saprà mettersi fin d’ora a disposizione.

In un ipotetico scenario futuro, quale sarà il ruolo del sindacato?

Come abbiamo visto, la libertà sindacale separata della Polizia di Stato nella Legge n. 121/1981, si inquadrava nel più ampio dibattito sulle giustificazioni delle diversità di trattamento, sul piano della libertà e dei diritti sindacali, ancora riscontrabili nel settore pubblico non privatizzato, persistevano e persistono le accennate difformità tra la posizione degli appartenenti alle Forze di Polizia o armate rispetto a quella di tutti gli altri pubblici impiegati, aspetti spesso tradottasi anche sotto forma di disparità di trattamento.

Disparità riscontrabili ancora oggi all’interno dei vari Corpi facenti riferimento all’unico comparto impropriamente definito “comparto sicurezza”.

In un simile contesto dovremmo interrogarci da subito, se il modello del Comparto Sicurezza e Difesa sia tuttora valido e in grado di contraddistinguere un’area di regolamentazione omogenea del rapporto di impiego afferente al personale delle Amministrazioni, che svolgono la propria attività nel campo della sicurezza anche alla luce della rappresentanza che sarà.

Detto ciò il ruolo che ci attenderà in futuro, credo sarà sempre quello di intercettare bisogni e speranze delle nostre categorie di lavoratori, che registrano un elevato contenuto di specificità’ che va compreso e valorizzato.

In tale ottica essere realmente vicini al lavoratore estendendo diritti e tutele all’interno di uffici e caserme, non potrà che rappresentare la “mission” per coloro i quali saranno chiamati a tali delicati ma importantissimi compiti anche e soprattutto nel mondo delle stellette.

Addetto Stampa Assodipro
Giuseppe Pesciaioli

Per un approfondimento sulla storia e i movimenti, che portarono alla sindacalizzazione della Polizia di Stato, consigliamo la lettura:

Per una polizia nuova. Il movimento per la smilitarizzazione e per la riforma della Pubblica Sicurezza in Italia (1969-1981)

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