LA FINANZIARIA E I FONDI ALLA DIFESA.

E così il Ministro della Difesa prende posizione sulla finanziaria e denuncia l’inadeguatezza dei fondi destinati al suo dicastero, la commissione difesa del Senato addirittura vota contro, alcuni giornali si sbizzarriscono sui dati e altri fanno le pulci agli sprechi. Dialettica politica e speculazione giornalistica a cui siamo abituati da tempo e noi militari non ci facciamo incantare dalle chiacchiere che servono ad alcuni rappresentanti politici, per portare a casa un piccolo consenso di popolo tra chi è a favore delle nostre Forze Armate o chi sostiene la riduzione dei finanziamenti alla Difesa per spostarli in altri ambiti di intervento sociale. Chiacchiere di superficie che andrebbero viste con un occhio decisamente più critico delle semplici esternazioni. È vero come dice Parisi che il 64% delle risorse vengono destinate al personale, ma non si può mettere l’accento solo su questo particolare tralasciando la dissertazione su come e su chi beneficia di questa percentuale.Interessante sarebbe sapere in quale misura vengono distribuiti gli emolumenti tra il personale, in sostanza chi fa la parte del leone e chi invece deve accontentarsi di quel che resta. Altrettanto interessante sarebbe sapere se i militari italiani sono una sorta di monachesimo che svolgono una funzione autonoma di volontariato scegliendo dove operare e con quali mezzi, oppure se i compiti assegnati sono frutto di una scelta politica che coinvolge i più alti vertici istituzionali.Non mi risulta che tra il personale ci sia stato un referendum consultivo di quante ore devono dedicare al proprio lavoro, né, tanto meno, quali cose fare rispetto ad altre; possiamo forse scegliere se montare di guardia oppure no? se fare i turni o starsene a casa? Se morire o vivere in certe occasioni? Il nostro operato è frutto di scelte politiche e non libero arbitrio, pertanto se vale il concetto che per usufruire di certe prestazioni professionali dobbiamo pagare la parcella, non si capisce per quale motivo quando si chiede ad un militare di fare il proprio dovere, si adotta un principio diverso.La politica dovrebbe imparare ad esigere quello che è possibile “pagare”, il volontariato è una libera espressione e non un vincolo legislativo che impone l’obbligatorietà della prestazione professionale senza il pagamento della parcella. In sostanza non bisogna fare il punto sulle percentuali dell’ammontare, ma capire se quello che si pretende dagli altri corrisponde alle effettive capacità di spesa.Lo Stato dovrebbe cominciare a ragionare in termini tali da quantificare prioritariamente le proprie necessità e non certo su quanto lavoro può “rubare” ai suoi cittadini. Mar. Capo (EI) Pesciaioli Giuseppe  

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