LA SCHIZOFRENIA DELLA POLITICA MILITARE. Dai Marò ai Diritti . Di Alberto Tuzzi Vice Presidente Assodipro

A Cura di Alberto TUZZI Vice presidente Assodipro – LA SCHIZOFRENIA DELLA POLITICA MILITARE

Siamo consapevoli che l’Italia sia uno dei paesi al mondo ad avere grosse problematiche attinenti la funzionalità della giustizia, ma ci siamo accorti di essere in buona compagnia anche con l’India. Tale dura realtà ci è stata recentemente confermata dall’atteggiamento tenuto dalla giustizia indiana nei confronti dei due marò italiani. Infatti dopo circa due anni dal triste accadimento della morte dei due pescatori indiani, di cui sono accusati come responsabili i due marò, la giustizia indiana ancora non è in grado di elaborare un capo di accusa preciso e con quale legge processare i presunti colpevoli. Addirittura siamo di fronte all’assurdo che, secondo alcuni esponenti politici indiani, si dovrebbero processare i due marò con l’accusa di pirateria. Sul merito della questione è intervenuto ultimamente, su alcuni quotidiani, Ferdinando Camon, scrittore e saggista. Tra le sue riflessioni egli ha, tra l’altro, affermato:” I nostri marò dono stati mandati la a proteggere una nostra nave mercantile dai pirati. Applicando al processo contro i nostri marò la sua legge anti-pirateria, l’India rovescia i ruoli: i pirati siamo noi, e lei si difende dai pirati. Chi dei nostri ha sbagliato a impostare tutta l’operazione? Ma è chiaro:l’esercito. Non si mandano soldati a compiere missioni così rischiose (o uccidi o vieni ucciso) senza uno straccio di strumento che testimoni quello che succede”. Alla fine del suo intervento ha anche detto:” Abbiamo sbagliato tutto e anzi di più. La colpa è dei comandi militari. Non si mandano soldati su una nave civile, a subire gli ordini del comandante (civile) della nave: i militari devono obbedire ai comandi militari, anche se i soldati stanno in India e i comandi a Roma”. E infine ha affermato:” Processarli per una possibile condanna a morte sarebbe una barbarie: quei mari sono infestati di pirati, e l’India lo sa, è anche colpa sua”. Noi ci auguriamo che la questione, pur essendo Kafkiana, si concluda presto con il riconoscimento della totale innocenza dei marò e il loro rientro in Patria. Abbiamo ripreso l’argomento dei marò, non solo per ribadire la delicatezza della situazione, bensì anche per riaffermare loro la nostra solidarietà e la totale condivisione delle argomentazioni trattate da Ferdinando Camon
Il suo intervento però ci ha fatto rammentare una situazione, a nostro avviso assurda, di cui siamo a conoscenza e che vogliamo esternare. Abbiamo appreso…..
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Abbiamo appreso, leggendo una documentazione caratteristica relativa ad un maresciallo dell’Esercito con più di vent’anni di servizio, in forza presso un Ente del Nord-Est, che lo stesso ha una dipendenza gerarchica da ben due impiegati civili della Difesa. Non solo siamo di fronte ad una evidente anomalia nell’impiego di un Sottufficiale, ma addirittura i due civili, in qualità di compilatore e primo revisore, gli hanno abbassato le note da superiore alla media ad inferiore alla media, ovviamente il giudizio è stato confermato dal Colonnello, quale secondo revisore e responsabile del servizio. Tale abbassamento, tra l’altro, non è supportato da punizioni prese nell’anno sottoposto al giudizio. Il compilatore e il primo revisore sono rispettivamente: uno funzionario tecnico e l’altro funzionario amministrativo. Ma questi due impiegati civili della difesa sono a conoscenza del regolamento di disciplina militare? Conoscono il nuovo Codice dell’Ordinamento Militare? Come fanno a giudicare le qualità militari del maresciallo? Questa ovviamente è una responsabilità specifica del Colonnello che, sembrerebbe, abbia avuto dei contrasti con il maresciallo. Non sappiamo se il sottufficiale abbia impugnato le note caratteristiche in via gerarchica e\o per via giurisdizionale, di certo però possiamo affermare che nei suoi confronti vi è stato un accanimento gerarchico civile e militare, del quale sarebbe interessante conoscerne le motivazioni originali. Secondo la nostra opinione riteniamo inammissibile, nonché offensivo della professionalità dei sottufficiali, impiegare un maresciallo con oltre venti anni di servizio, alle dipendenze di due impiegati civili. E questa sarebbe la specificità? E le rappresentanze dove sono? Cosa fanno e di che si preoccupano? E’ questo il riordino delle carriere? Ma, soprattutto, un simile impiego è previsto dal Codice di Ordinamento Militare? Se anche fosse previsto un simile anomalo impiego, secondo noi sarebbe sicuramente anticostituzionale. Inoltre saremmo altresì curiosi di sapere se, tra le decine di migliaia di ufficiali, esista un solo caso analogo a quello del maresciallo, ossia che compilatore e primo revisore siano due superiori gerarchici civili. I vertici militari sono a conoscenza di questi anomali impieghi di personale? Ed il Ministro della Difesa, che ama definirsi democratico, progressista ed europeista cosa ne pensa? La classe politica italiana in ambito europeo è ben conosciuta e giudicata per i suoi comportamenti contraddittori. Difatti, mentre nel Parlamento Europeo sono tutti europeisti e progressisti, viceversa nel Parlamento nostrano diventano tutti, escluse lodevole eccezioni, nazionalisti e conservatori.  Questo ulteriore episodio conferma in noi la consapevolezza che necessita riformare profondamente le Forze Armate, ma non come previsto delle leggi attualmente in Parlamento, che non modificano nulla se non espellere migliaia di sottufficiali e volontari, bensì in senso democratico, professionale, morale e sociale. Ci auguriamo che chi ha generato queste incongruenze gerarchiche rientri tra i trentamila militari che dovranno lasciare le forze armate, poiché riteniamo che non abbia acquisito la militarità, la managerialità e capacità gestionale. Qualità professionali che sono avulse dal grado rivestito e si apprendono con la competenza, l’esperienza e rispettando la dignità di ognuno. I cittadini, compresi i militari, sono arcistufi di questa politica incoerente che li allontana sempre più dalla realtà della società, è ora che le forze politiche affrontino realmente i problemi del Paese, con serietà, spirito costruttivo e confrontandosi con le persone che vivono sulla propria pelle tutti i disagi morali e materiali dovuti ad una società schizofrenica
Infine per quanto attiene le Forze Armate, è fondamentale, e non più rinviabile, che il personale venga dotato di strumenti di auto tutela e che siano autonomi, sia sul piano organizzativo che economico. Solo così si potranno difendere i diritti del personale e tutelare realmente chi subisce abusi di autorità, che le gerarchie non vedono, o fanno finta di non vedere, e che anche la giustizia militare difficilmente riconosce.                                                            Alberto Tuzzi

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