LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Egregio Presidente, in merito alla proroga del mandato all’attuale consesso della Rappresentanza Militare, Le scrivo questa lettera per manifestarLe la mia personale contrarietà non solo e non tanto per motivi di opportunità politica ma anche, e qui perdoni la mia audacia, e soprattutto per motivi giuridici. Questa squallida e contestata “prassi” è iniziata con il 5° mandato (1988-1991).
 Le motivazioni, in apparenza, sembravano anche legittime perché non si riusciva a “concludere” le trattative per il contratto di lavoro e quindi anche l’esigenza di modificare la norma che prevedeva solo due anni per il mandato… 
  La Rappresentanza Militare del 6° mandato, come Ella può accertare, non beneficiò della stessa “attenzione politica” perché dava “fastidio”. Infatti, essa fu vicino, quasi la toccò la riforma in senso sindacale, come si chiedeva allora e come oggi si auspica. Ci fu una alzata di scudi da parte degli Stati Maggiori (allora anche il Col. Pappalardo dei Carabinieri chiedeva il sindacato dai ranghi del PSDI).

Il mandato successivo, ovvero il 7° (erano gli stessi del 5°), beneficiarono di nuovo della cortese attenzione del Governo, quale ringraziamento per il lavoro svolto gomito a gomito e non come si fa tra due entità che si confrontano, una di fronte all’altra.
 Tanto è vero, che dopo aver firmato, per la prima volta, il contratto economico e normativo (nelle more era stata approvata la norma sulla concertazione) gli stessi delegati si pentirono e, almeno quelli dell’Aeronautica, si rivolsero al Capo di Stato Maggiore pro tempore, Gen. Mario Arpino, affinché intervenisse a rimediare.

 Ritornano quelli del mandato a numero pari, ovvero, l’ottavo. Ritornano quelli che rompono; Si arriva quasi alla fine del mandato e le trattative sulla contrattazione non si sono ancora concluse. Qualcuno paventa una proroga che non viene data grazie al ricorso da parte di un gruppo di carabinieri che giustamente attendeva la scadenza del mandato per esercitare il proprio diritto di presentarsi agli elettori e fare il proprio ingresso negli Organismi rappresentavi e risollevare le sorti dei militari.
 Se non ricordo male ci fu solo lo slittamento delle elezioni di una ventina di giorni per, come dire, consentire il perfezionamento del contratto con l’apposizione delle firme delle parti sociali che, comunque, il delegato dell’Aeronautica militare, su delibera del Consiglio, non firmò. Successivamente, per evitare l’increscioso ricorso alla prassi della proroga per consentire ai delegati di poter espletare fino in fondo il mandato che gli era stato conferito, il Parlamento approva la norma che prevede la rieleggibilità e la durata del mandato viene portato a quattro anni.

 Come vede, questa sintesi storica della proroga ha radici lunghe che, nonostante l’adeguamento delle norme per il corretto espletamento dell’attività, l’uomo con la u minuscola non perde il vizio di chiedere scorciatoie (in questo caso allungare il percorso) per ritardare il più possibile il confronto con il proprio elettorato.
 Come vede Signor Presidente, nel momento in cui il potere politico interviene con la “gamba tesa” tra il rappresentante ed il rappresentato per concedere una proroga commette una…inopportuna ingerenza. La concessione della proroga a questi delegati sospende per un anno, senza giusto motivo, il diritto dell’elettore, al termine della “legislatura”, di scegliersi il nuovo rappresentante o confermare quello esistente.

Vincenzo Moccia

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