Ennesimo capitolo di una triste vicenda che sta evidenziando la debolezza della politica estera del Governo italiano. Con la richiesta italiana di sospendere il processo nei loro confronti in Kerala e riconoscere la giurisdizione italiana sull'incidente avvenuto il 15 febbraio, in cui sono morti due pescatori indiani, la Corte suprema indiana a New Delhi ancora non si è pronunciata. Con questa motivazione , il giudice P.D. Rajan, ha rinviato all’8 novembre p.v. l'esame della causa riguardante i due sottufficiali
della marina militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Latorre e Girone, un futuro ancora avvolto nell'incertezza. Quando sarà scritta la parola fine? Quando Latorre e Girone potranno riabbracciare le proprie famiglie? La domanda va rivolta al nostro governo, la cui azione per liberarli finora non è stata né efficace né rapida. Eppure, quando si tratta di far tornare a casa turisti e viaggiatori a caccia di avventure o volontari impegnati, a Roma scattano come molle; proclami, inviati, mediatori e, spesso, anche cospicui riscatti per ottenere la liberazione dei connazionali rapiti dalla guerriglia di turno, anche se nessuno dei malcapitati agiva per conto del governo e per di più in una missione internazionale. Nel caso dei fanti del Reggimento San Marco, invece, è meglio il silenzio o quasi. Ogni tanto i nostri ministri, costretti dalle circostanze, sussurrano qualche frase ipocrita; l’ultima,in ordine temporale, “Allibiti e sconcertati” pronunciata dal Ministro Giulio Terzi. Oppure quella del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il quale ha detto che i due fucilieri, arrestati in India, vengono seguiti tutti i giorni: “Dal 15 febbraio, c'è una presenza costante di un team formato da 5-6 persone. Siamo fiduciosi nella Corte suprema indiana, che hai i suoi tempi, ma non è che in altri Paesi la giustizia sia più' veloce'' Che vergogna, consegnare alla polizia indiana i due sottufficiali della marina militare italiana, soldati in missione per conto del governo e dell'Onu, in acque internazionali e su una nave italiana. Nonostante siamo stati costretti, per ragioni di diplomazia, ad ingoiare rospi indigeribili, a subire sgarbi diplomatici alle forzature dell'inchiesta giudiziaria, resta il fatto che i nostri militari sono ancora “prigionieri”. E’ arrivata l’ora di smetterla con la diplomazia che dovrebbe ottenere risultati senza clamore, che ti fa raggiungere obiettivi, facendo la gimkana o brigando sottobanco. Ora non si tratta solo della libertà di due militari italiani e della serenità di due famiglie; ma ora si tratta della dignità del nostro Paese. Non dico che siamo avvezzi a prendere “schiaffi”, però quando è troppo, ci piacerebbe darne qualcuno. Niente da fare. Forse è per questo che l'Italia appare isolata. La Nato si è chiamata fuori, la diplomazia europea ha inizialmente abbozzato un interessamento, ma poi si è defilata. Il Governo spieghi al paese cosa intende fare dopo l’8 novembre, se intende spendere il credito europeo e internazionale a favore dei nostri soldati prigionieri in India, o, rompendo gli i indugi, liberare con un imperativo Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un governo che chiede ai suoi soldati di rischiare la vita lontano da casa, non può dimenticarsi di loro; essi sono cittadini italiani! Il Governo ha il dovere di riportarli a casa. Lasciarli ancora un giorno in india, sarebbe un'infamia per il nostro paese. Per questo, chiedo: LIBERATELI!!!!

