MILITARI – Senza DIRITTI E TUTELE SINDACALI decide e tutela solo la Magistratura. Porto Mantovano, ucciso dall’uranio impoverito per servizio nel POLIGONO IN FRIULI. La famiglia vince la causa

Senza DIRITTI SINDACALI I MILITARI SONO SENZA DIRITTI E TUTELE SU TEMI FONDAMENTALI COME SALUTE, PREVIDENZA, LAVORO, RIORGANIZZAZIONE E RETRIBUZIONE EQUILIBRATA.
I CoCer Sindacati Gialli  e molti organi di Rappresentanza Intermedia, che costano 4 Milioni di Euro anno e continuano a spendere risorse in incontri, riunioni e finanche  ” gruppi di lavoro (!)” perfettamente inutili, autoreferenziali, senza risultati e utili solo a chi ne fà parte a spese dell'amministrazione, non sono in grado di rappresentare e tutelare i Militari neanche sul tema della SALUTE, lo dimostra l'ennesimo caso dei troppi militari morti o malati per malattie contratte durante il servizio.

Tratto da gazzettadimantova.it  articolo di Daniela Marchi
PORTO MANTOVANO. Il giudice del lavoro di Mantova ha condannato il Ministero della Difesa al riconoscimento dei benefici assistenziali ai genitori di Alessandro Garofolo, il giovane di Porto Mantovano, morto il 25 marzo 1993 a 22 anni per il linfoma di Hodgkin, diagnosticatogli pochi mesi dopo il congedo dal servizio militare. Una prima importantissima vittoria per la famiglia di Alessandro, in particolare per il fratello Massimiliano, che da oltre quindici anni sta portando avanti la battaglia per il riconoscimento del nesso tra la malattia e la morte del fratello e il servizio di leva compiuto al poligono di Dandolo, dove nel 1990, durante la prima guerra del Golfo, gli aerei anticarro Usa A10, provavano le traiettorie di tiro utilizzando munizionamento all'uranio impoverito.
«Non si tratta di una vittoria definitiva – ci spiega l’avvocato Andrea Bava di Genova, che assiste i Garofolo insieme a Giuseppina Coppolino di Mantova – il Ministero farà sicuramente appello e la sentenza potrebbe essere ribaltata». «Anche se in un paese civile e onesto, questo non dovrebbe succedere – aggiunge il fratello Massimiliano – Però per ora è un punto a nostro favore, dopo tanti anni e tante battaglie sostenute.
L’unico dolore è che appena un mese fa è venuto a mancare mio padre. Per trenta giorni non ha potuto vivere questo momento che insieme aspettiamo da tanti anni». Alessandro Garofolo è stato riconosciuto in primo grado vittima del dovere. È stata quindi confermata una connessione tra la contrazione della patologia letale (il morbo di Hodgkin) diagnosticata al giovane e il servizio di leva da lui prestato al poligono di tiro in Friuli, caratterizzato dal contatto con sostanze letali originate dai lanci con materiali radioattivi.

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