MINISTRO TRENTA PROPONE NOBEL PER LA PACE PER LA MARINA MILITARE. – Piano, piano ci stiamo abituando alla “cronaca politica” giornaliera, minuto per minuto. A seguire tutte le notizie si fa fatica, tra twuitt, instagram, dirette FB, incontri istituzionali, viaggi sul treno, messaggi video dal taxi, aereo, ogni occasione è buona per dire qualcosa, informare gli elettori e mantenere quel senso di vicinanza.

Cronaca politica minuto per minuto

Piano, piano ci stiamo abituando alla “cronaca politica” giornaliera, minuto per minuto. A seguire tutte le notizie si fa fatica, tra twuitt, instagram, dirette FB, incontri istituzionali, viaggi sul treno, messaggi video dal taxi, aereo, ogni occasione è buona per dire qualcosa, informare gli elettori e mantenere quel senso di vicinanza. Su ogni questione c’è un pensiero, una risposta, una parola di vicinanza per il popolo sovrano. Un profluvio di parole che si riverberano nel web, nell’aria e nell’immaginario collettivo.

la proposta del Ministro

Si ha l’impressione che il lavoro dei Ministri stia diventando più multimediale che risolutivo, più comunicativo che diplomatico. Così può capitare che durante la giornata della Marina ad Ancona, la Ministra della Difesa Elisabetta Trenta  si lasci andare a delle dichiarazioni d’effetto “Mi attiverò con ogni mezzo e attraverso ogni canale per avanzare la proposta di candidatura della Marina Militare e di tutte le componenti che hanno partecipato ai salvataggi al premio Nobel per la Pace”. Nelle stesse ore in cui il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, d’accordo con il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ha disposto la chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong che soccorrono i migranti in mare, negando l’approdo a seicento migranti, bambini e donne incinte incluse, a bordo della nave Aquarius.

Chi ha preso il Nobel per la pace

A parte la differenza sostanziale tra la Marina Militare ed una qualunque ONG che opera a scopo umanitario, non si capisce quale nesso ci possa essere tra il Nobel per la pace ad una parte delle Forze Armate con compiti istituzionali di difesa delle acque territoriali.  C’è una bella differenza tra difendere se stessi dal prodigarsi per la pace nel mondo. Per quanto nobile può essere il compito istituzionale e la modalità con cui si opera, è cosa profondamente diversa ricercare la pace, rifiutare la logica della violenza, delle armi, della contrapposizione. Non è un caso se il Premio Nobel, dal 1901 ad oggi non è stato assegnato per 19 anni, precisamente negli anni della Prima e Seconda Guerra Mondiale, durante la guerra fredda e nella guerra in Vietnam. Forse proprio in quegli anni di guerra c’era qualcuno che più di ogni altro avrebbe potuto ricevere il Nobel per la pace, però si è preferito bloccare il senso di quella premiazione. Tra i nomi che hanno preso il premio troviamo la Croce Rossa Internazionale, Medici Senza Frontiere, il Dalai Lama, Nelson Mandela, Matama Ghandi, Martin Luther King, Unicef, Amnety International, Madre Teresa di Calcutta, Gorbacev, Rabin, Alto Commissario alle Nazioni Unite.

Non dimentichiamo che in mezzo a tanti nomi altisonanti riconosciuti come fautori della pace non mancano i premi bizzarri come Henry Kyssinger o la sfilza di Presidenti degli Stati Uniti. Questi nomi stonano immediatamente all’orecchio, a leggere i carteggi delle loro candidature probabilmente si fa fatica a capire quale promozione della pace abbia fatto la differenza su altri candidati.

Le contraddizioni

La cosa che lascia ancor più perplessi è perché proporre la Marina e non i Vigili del Fuoco che ogni giorno salvano vite in incendi ed incidenti, e perchè no a carabinieri e poliziotti? E l’esercito impegnato nelle zone fuori area altamente operative con funzioni di sminamento, mediazione e pacificazione delle fazioni in contrasto? Per non parlare dell’Aeronautica impegnata da sempre in azioni di aereo soccorso umanitario. Perchè la Marina Militare Italiana dovrebbe essere la candidata migliore al Nobel per la Pace? Mi sfugge la differenza. Oltretutto una forza armata in cui alcuni vertici devono rispondere in processi per incidenti sul lavoro o amianto? Per non parlare della questione ancora da chiudere dei Marò.

E’ chiaro che il Ministro può scegliere di proporre chi preferisce, quest’anno i nomi in lizza fanno sorridere, da Vladimir Putin a Donald Trumph sicuramente molto meno pacifisti della nostra Marina. Però, un minimo di pudore, di senso dell’opportuno e moderato ci vuole. Non si può proporre la candidatura all’Oscar ad ogni attore, regista, sceneggiatore che si incontra per strada. Va bene dare dei segnali di apprezzamento, compiacimento agli addetti ai lavori di ogni settore, tanto più a soldati e poliziotti, però da qui a proporli come simbolo della pace mondiale ne passa di acqua sotto i ponti. Non bisogna mischiare il sacro con il profano, i compiti istituzionali del singolo paese, della singola forza armata con i principi, il sommo bene a tutela di tutto e di tutti. Immaginare che la Marina Militare di un paese si comporti, agisca come Madre Teresa di Calcutta o il Dalai Lama è una contraddizione di termini. La paura che attivando questo crinale la proposta per il premio successivo sarà alle ditte che costruiscono armi ed equipaggiamenti che permettono il lavoro della Marina. E non si può fare neanche il discernimento tra uomini che lavorano per la forza armata e l’istituzione stessa, qui corpo e mente sono una sola cosa. Al limite potrei capire quel singolo gesto di quel marinaio che nel tentativo di salvare una imbarcazione con centinai di persone ha quasi rimesso la propria, magari anche in contrasto con i propri compiti di istituto. In quel caso avrebbe un senso che trascende la propria finitezza, il proprio lavoro, le piccolezze di riconoscimenti e medaglie da attaccare al petto. Non solo una questione che attiene al pudore ma vi è un’altra ragione che riverbera sulla diplomazia internazionale, proporre la nostra Marina come ente pacificatore da premio Nobel è un sleale tentativo di sminuire la Marina Militare degli altri paesi del mondo.

troppe dichiarazioni

Con troppa facilità si fanno dichiarazioni ad effetto, buone per strappare un applauso, una simpatia o titoli di giornali, da qui a quanto siano praticabili, in armonia e da condividere il discorso cambia.

12 Giugno 2018

Ferdinando Chinè

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