Natale De Grazia L`UFFICIALE DELLA CAPITANERIA DI PORTO CHE MORÌ A 38 ANNI, UCCISO mentre indagava su traffici illeciti di rifiuti attraverso navi.

IL RICONOSCIMENTO della cittadinanza onoraria alla memoria di mio marito, mi fa piacere: mi fa piacere che di lui si parli ancora oggi, dopo diciotto anni, e che se ne parli come di un uomo per bene, che si è sacrificato per il senso del dovere. E tuttavia, se potesse vedere che dopo la sua morte non è cambiato niente, e che anzi, ogni giorno accadono fatti gravissimi, per l`ambiente, chissà che cosa direbbe. Lui, così scrupoloso, innamorato del mare…». Anna Vespia De Grazia sarà alla Spezia, domani. Salirà da Reggio Calabria, insieme ai figli Giovanni e Roberto, che ha cresciuto   praticamente da sola: da quel 12 dicembre del 1995, quando il capitano Natale De Grazia è stato ucciso. L`ufficiale della Capitaneria di Porto aveva 38 anni. Stava raggiungendo la nostra città, per completare delle indagini sui traffici illeciti dei rifiuti, attraverso le navi a perdere. Morì durante il viaggio: avvelenato. E la certezza si è avuta solo da poco, all`esito del quarto esame autoptico. Cosa ricorda, Anna, di quel giorno? «Lo vidi vivo, l`ultima volta, il giorno che parti per LaSpezia. Mancavano pochi giorni al Natale. Avrebbe compiuto gli anni il 18di dicembre. Era nato sotto le feste, per questo lo avevano chiamato così. Ci teneva tanto, a trascorrere la vigilia con noi, con i bambini». Cosa le disse, prima di partire? «Mi disse di stare tranquilla. Ero in ansia. Lo vedevo preoccupato. L`indagine che stava svolgendo per la Procura di Reggio Calabria, lo teneva lontano da casa…». Lui intuiva la sua preoccupazione?   «Si. E mi rassicurò. E la mia ultima missione, disse, ormai ho concluso il mio compito. Sarò a casa per il compleanno. Invece non è tornato mai più». Ora si sa, finalmente, che mori per una “causa tossica”. E dopo diciotto anni, è diventato un simbolo dell`onestà, del senso di sacrificio... «Era fatto cosi. Mio marito, non poteva essere distolto dal suo dovere. Non si faceva convincere. I suoi principi, i suoi valori, sono vivi in me, ancora oggi, come allora». Lei insegna.» «Sì. E racconto, racconto di lui, ai mieiragazzi. Non perché voglia che conoscano Natale; ma quello in cui credeva. Perché si è battuto per un mondo più giusto, per un ambiente più pulito; e noi, di terra, ne abbiamo solo una, questa, e la stiamo uccidendo». Com`era, il capitano? «Adorava i giovani. Era altruista, intelligente, e quando si metteva in testa di fare qualcosa, andava fino in fondo. Non c`era niente da fare, non cambiava idea». L`inchiesta sui traffici illeciti dei rifiuti, lo aveva scosso… «Era sconvolto, per lo scenario che aveva intuito. Lui adorava il mare, ed una notte mi disse: “Anna, ma che mare stiamo lasciando ai nostri figli?”. Ecco. Era un uomo giovane, ma aveva una maturità diversa da tutti gli altri». Purtroppo è stato fermato… «Natale è uno che ci ha provato, a non chiudere gli occhi, e ha pagato. Perciò oggi noi non dobbiamo chiuderli, ne socchiuderli, gli occhi, ma spalancarli. Lui non c`è più, ma il problema del mare, è rimasto. Ed è di tutti noi. Però continuano ad avvenire fatti gravi: come le continue scoperte di nuovi siti inquinati, come la nave carica di armi di distruzione chimica, a Gioia Tauro. Nella solita martoriata Italia, nel solito martoriato sud. E noi cittadini, non abbiamo modo di far sentire la nostra voce».  
Tratto da articolo di Sandra Coggio per Il SECOLO XIX

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