Non tutti i militari vogliono il sindacato, facciamo chiarezza

Non tutti i militari vogliono il sindacato e non a tutti i militari conviene il sindacato. Soprattutto non conviene a coloro che dal 2 giugno 1946 negoziano (senza sindacato) con successo il loro trattamento economico con il Governo. 

Innanzitutto sgombriamo il campo da un possibile fraintendimento dei media e politica e cioè, che in Italia il militare sia una cosa sola; come in ogni categoria di lavoratori ci sono almeno due tipi di militari, due categorie economiche di personale: i contrattualizzati e i dirigenti. Con richieste differenti, spesso configgenti. Solitamente i giornali, l’opinione pubblica utilizzano ed intendono il militare in un senso unitario, una figura ideale proveniente dal mondo delle idee, ma così non è.

Le due categorie economiche e sociali di militari

Per contrattualizzati si intendono, Graduati e Sottufficiali, mentre per Dirigenti gli Ufficiali (in condizione contrattualizzata limitata a pochi anni – di giovani ufficiali subalterni).
Il sindacato militare lo vogliono i contrattualizzati per negoziare le loro condizioni sociali, il trattamento economico. Di certo non interessa i Generali, Colonnelli ed ufficiali “omogeneizzati”,  che da sempre negoziano (senza sindacato) con il governo le loro condizioni economiche. Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando basta spiegare la figura degli ufficiali “omogenizzati”, sono una sorta di “unicum” nel panorama delle Amministrazioni Pubbliche, una parificazione (omogenizzazione) stipendiale tra coloro, che ottengono il grado per promozione e gli altri che non superano l’avanzamento. A prescindere se uno sia meritevole o meno, promosso o fermo al palo, dopo un certo numero di anni entrambi gli ufficiali sono equiparati allo stesso stipendio.  E’ come se un professore/ medico percepisse lo stipendio del Preside/Primario dopo un decennio di anni a prescindere se è vincitore di concorso o meno. 
Il Sindacato Militare dovrà in “primis” rivedere queste disparità, negoziare per la revisione del trattamento economico del personale contrattualizzato, Graduati e Sottufficiali dovranno agire per conto e nome proprio, non come avviene oggi per interposta persona di Stati maggiori e Cocer. 

Il Sindacato che verrà dovrà dire basta alle due mammelle

Il Sindacato si dovrà adoperare affinché si remuneri in modo equo grado, funzione, anzianità di servizio e tipologia di impiego, procedendo per quanto possibile, a ristabilire classi e scatti, garanti da una dinamicità retributiva legata all’anzianità di servizio. Una revisione che porti anche ad un equilibrio nei meccanismi procedurali per entrambe la categorie di personale militare, non solo a vantaggio di una. Per quanto possibile il Sindacato dovrà essere portatore di  una prima grande vertenza atta a contrattualizzare la dirigenza in modo da evitare difficoltà anche applicative di distribuzione delle risorse disponibili tra contrattualizzati e Dirigenti. Attualmente i Dirigenti (Ufficiali) ricevono risorse (succhiano su due mammelle) sia per effetto contrattuale che per aggancio alla dirigenza.

La Sentenza della Corte Costituzionale toglie i fraintendimenti

E’ ora più comprensibile la differenza di vedute sul sindacato, non ci sono due visioni differenti, bensì due categorie di personale con interessi divergenti, per il momento a vantaggio di una. Non c’è dietro un’ideologia, un pensiero che si differenzia in funzione della visione del mondo e della società. Perlomeno, non è il motivo principale. Il militare che non vede bene la Sentenza della Corte Costituzionale 120/08 è quello che non ha nessun interesse per contrattare la sua condizione sociale con nuovi meccanismi, quelli usati fino ad oggi gli vanno bene grandemente.

Luca Tartaglione e Ferdinando Chinè

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