NORME DISCIPLINARI MILITARI IRRISPETTOSE DELLA COSTITUZIONE.

Nel mondo occidentale la libertà personale è tutelata dalla legge principale dello Stato ma cosa prevede la nostra Costituzione?
Art. 13 della Carta Costituzionale:La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Vi sono dunque una riserva di legge e una riserva di competenza che pongono limiti alla libertà degli individui. Solo la legge può stabilire quando e come la libertà può essere limitata e solo l’autorità giudiziaria (il magistrato) può disporre strumenti per limitarla nei casi e nei modi previsti dalla legge.
Le abrogate norme di principio sulla disciplina militare (art. 14 e ss. della Legge 11 luglio 1978, n. 382) e le “innovative” norme del Codice dell’ordinamento militare (art. 1358 e ss. del Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66) sono irrispettose del principio costituzionale, laddove il potere sanzionatorio disciplinare si esplicita “nella privazione della libera uscita fino al massimo di sette giorni consecutivi” e nel “vincolo di rimanere, fino al massimo di quindici giorni, in apposito spazio dell'ambiente militare – in caserma o a bordo di navi – o nel proprio alloggio”.
Questa forma di arresti domiciliari per infrazioni disciplinari (e non per reati) sono un’esclusiva nell’ambito del comparto sicurezza e difesa, infatti colpisce le Forze armate e le Forze di polizia ad ordinamento militare ma non, fortunatamente, le Forze di polizia ad ordinamento civile (come mai questa differenza?).
Per chi si aspettava dal Codice dell'Ordinamento Militare un incremento della democraticità ordinamentale, nel senso della valorizzazione delle libertà costituzionali, la delusione è stata rinnovata!
L’on. Pierfelice Zazzera e l’on. Augusto Di Stanislao (IDV), referenti politici del Partito Sicurezza e Difesa (PSD), su segnalazione del delegato nazionale PSD-Marina – Antonio De Muro – hanno presentato la seguente interrogazione parlamentare inerente l'annosa problematica.

Interrogazione a risposta scritta 4-09123 -20 ottobre 2010- seduta n.386:
Al Ministro della difesa.
– Per sapere – premesso che:
l'articolo 13 della Costituzione sancisce che nessuna detenzione e restrizione della libertà personale è ammessa se non per atto dell'autorità giudiziaria;

l'articolo 1358, comma 4, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, prevede che il comandante di Corpo può, con propria determinazione sanzionatoria disciplinare, privare la libera uscita ai subalterni fino al massimo di sette giorni consecutivi;

l'articolo 1358, comma 5, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, prevede che il comandante di Corpo può, con propria determinazione sanzionatoria disciplinare, obbligare i subalterni alla permanenza fino al massimo di quindici giorni in apposito spazio dell'ambiente militare -:

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative normative volte a modificare le disposizioni sopra citate al fine di assicurare il pieno rispetto del principio costituzionale richiamato in premessa anche ai nei confronti dei militari.

P.D.C.

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