RAPPRESENTANZA MILITARE. FINE DI UN’EPOCA

di Ferdinando Chinè
01/06/2018

Si è chiusa la prima parte della tornata elettorale della Rappresentanza Militare del XII Mandato, forse l’ultimo o il primo di una nuova serie. Per il momento sono stati eletti i Cobar[1] che dovranno votare i Coir[2] e poi CoCeR[3]. Solita pantomima con la stessa sceneggiatura e più o meno gli stessi attori degli ultimi 20 anni. Esperti di promesse elettorali, amabili elogiatori di se stessi, ottimizzatori di professione. Hanno sempre un colpevole a disposizione, quasi sempre la politica mentre gli Stati Maggiori non li nominano, loro non hanno colpe. Persino le due proroghe usufruite in questo Mandato che sta per chiudersi è colpa della politica, loro non avrebbero voluto però c’erano cose importanti da chiudere, Riordino delle Carriere e riforma della Rappresentanza Militare. Due buchi nell’acqua, il Riordino è stato un aumento della scalinata dal Graduato al Maresciallo e con precisi e consistenti vantaggi per gli Ufficiali, la Riforma non ha fatto in tempo a partire nonostante i sei anni passati.

Cosa è successo in questo Mandato? Le Sentenze.

Nel frattempo, dal 2012 al 2018, è successo di tutto senza che intaccasse minimamente il cuore e la mente dei Rappresentanti. C’è stata la Sentenza della CEDU al Ricorso di un’Associazione francese sul divieto di partecipazione dei militari ai sindacati, ha dichiarato la proibizione in contrasto con la Carta dei Diritti Europea. Poi c’è stata la Sentenza del Tar e la nomina di un Commissario ad Acta per l’istituzione dei Fondi Pensioni per militari e poliziotti, invitando Rappresentanze ed Amministrazione a darsi da fare per l’attuazione della legge. Mentre gli altri Comparti hanno dato vita ai Fondi Pensione per ammortizzare la pensione Contributiva in luogo di quella Retributiva, nel Comparto Difesa non si è fatto nulla. Stesso discorso per le vittime dell’Amianto, dell’Uranio, dei Vaccini [VIDEO] le Rappresentanze sono stati gli interpreti muti di una commedia degli equivoci, da un lato gli Stati Maggiori che giurano di non esserci effetti collaterali derivanti da uranio, dall’altra i Tar che riconoscono lo condizione di “vittime del dovere”. 

Per non parlare del fenomeno dei suicidi tra carabinieri e finanzieri [VIDEO] mai affrontato e compreso profondamente da coceristi ed Amministrazione, due facce della stessa medaglia. A fronte di una latitanza evidente su tematiche di grande sofferenza, solo i Giudici interpellati hanno stravolto la chiusura dell’Amministrazione. E le Rappresentanze? Muti come pesci. Sei lunghi anni all’insegna del “mutismo e rassegnazione”. Ed ora si ripresentano come i salvatori della patria, dicono che hanno informato, scritto sui blog, fatto video, tutta “fuffa” che la storia non darà alcuna visibilità.

La Proroghe del Mandato e delle problematiche

La stessa politica che ha prorogato per ben due volte la carriera dei Rappresentanti è stata lo specchio di questa grande pantomima, dopo aver scritto il “Libro Bianco” della Difesa è rimasto inattuato, si è lasciato che il tempo scorresse senza attuare quella revisione e svecchiamento immaginato già nel 2001, rimandato nel 2009 e in ultimo nel 2012. Non è successo nulla, nessuna intesa volta a ristrutturare lo strumento difensivo. Era ovvio che non si procedesse ad alcun riordino degli esuberi poiché chi doveva fare i tagli doveva metterci se stesso, “..è come chiedere al tacchino di anticipare del data del 4 luglio..”, attuare la norma significava sfoltire in primis gli stati maggiori, gli ufficiali incaricati a rivedere lo stesso nuovo Modello di Difesa. Tutto è relativo a questo mondo, è come chiedere ad una agnello un’opinione sulla Pasqua. Così facendo abbiamo uno degli eserciti più vecchi del mondo, con costi decisamente più alti sul personale.

Due parti in gioco e la Corte Costituzionale     

Questa inerzia a mantenere le cose così come stanno di Stati Maggiori e Rappresentanze li ha visti sempre uniti e impreparati ad accogliere le novità come la recente Sentenza della Corte Costituzionale. In linea con quella della CEDU sul caso francese, la Consulta ha sancito incostituzionale il divieto posto ai militari di avere Sindacati per la tutela dei propri interessi. Questa lunga battaglia partita oltre 30 anni fa ha trovato due fazioni in lotta come i guelfi e ghibellini anche tra i Rappresentanti. Quelli che erano contrari, adagiati e complementari al pensiero degli Stati Maggiori e chi ha visto questa limitazione inconcepibile, fuori dalla storia, fuori dall’Europa. E’ come se questa Sentenza abbia sancito la fine dell’hapartheid, bianchi e neri sono uguali, militari e cittadini hanno gli stessi diritti, oppure le donne possono votare. E’ ovvio che tale sconfitta sul piano storico non è facilmente digeribile, ci saranno reflussi gastrici di coloro che si sono spesi contro il sindacato, cercheranno di continuare ad opporsi come Hiroo Onoda quel militare giapponese che dopo quasi 30 anni dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1974, nella giungla sull’isola filippina di Lubang, venne arrestato perché si rifiutava di cedere le armi e di credere che la guerra fosse finita, era rimasto nell’isola sperduta a difendere il Giappone fino all’ultimo sospiro. Stesso discorso con chi non ha mai accettato la fine dell’hapartheid e ha continuato a combattere l’uguaglianza di bianchi e neri formando il Ku Klux Klan, non c’ stupirsi che sbocceranno tanti Hiroo preparati a non depore le armi. Capisco gli Stati Maggiori e la politica che li sostiene, ma i colleghi mi diventa difficile.

Gli opportunisti

Su un altro versante più opportunista e meno onorevole ci saranno coloro che salteranno sul carro della Sentenza ed apriranno il loro Sindacato sperando di campare fino alla pensione e magari anche dopo. Questi personaggetti sono facilmente riconoscibili per essere riusciti indenni a fare sia carriera militare sia quella del Rappresentante, campioni di slalom, ottimizzatori professionisti, campioni di loquela e affabulazione sclerotica.

L’esigenza di un confronto pubblico

Per quanto detto, questo Mandato della Rappresentanza è importante per fare le cose bene, è importante proseguire nel solco della storia che amplia i diritti, estende la partecipazione, la consapevolezza e non lascia i militari soli in cerca di un giudice a Berlino che li possa aiutare, dare giustizia. Ci sarà molto da fare, innanzitutto ricompattare queste due fazioni ed accettare che l’alta Corte Costituzionale si è espressa per tutti, favorevoli e non. Per alcuni aspetti questa contesa mi ricorda quella tra partigiani e repubblichini, va superata mettendo agli angoli gli opportunisti, i difensori della patria per ogni stagione. Sarebbe utile a tutti che i Candidati si confrontassero pubblicamente sui temi che intenderanno affrontare. Magari con una squadra che comprenda tutte le Categorie e non i singoli militari, serve a poco un Coir, Cocer se è composto da individui con idee contrastanti. Pur mantenendo la specificità di ogni Categoria in questo Mandato occorre più che mai stare dalla stessa parte su questioni importanti. Bisogna già pensare in termini di Sindacato, di ragioni più alte che non si fissano su quel bonus o piccolo vantaggio di una Categoria.

Buon voto a tutti.

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