Rifiuta di andare a messa, militare degradato e congedato

Militari a messa

Tribunali Militari, è tempo di chiuderli

Si chiude l’anno con una brutta notizia, una Sentenza del Tar di Venezia che rigetta il ricorso di un militare avverso la sanzione disciplinare di stato della perdita del grado per rimozione con cessazione dal servizio permanente. La sanzione era stata comminata con decreto del vice direttore generale della Direzione Generale per il Personale Militare.

La triste vicenda

La triste vicenda ha avuto origine dal rifiuto di un soldato (perché non credente) di obbedire all’ordine di presenziare, con gli altri militari del suo reparto, ad una cerimonia religiosa organizzata durante l’orario di servizio, in occasione delle festività pasquali e per commemorare un militare deceduto. Per l’episodio, è stato instaurato nei suoi confronti un procedimento penale, conclusosi con la condanna (passata in giudicato) per il reato di disobbedienza pluriaggravata, emessa dal Tribunale Militare nel 2012.
A nulla sono valse le ragioni del militare di fronte al Tribunale, il suo rifiuto non si sarebbe consumato nel disobbedire ad un ordine attinente alle finalità istituzionali dell’Esercito, piuttosto nell’ambito di una sfera privata religiosa, visto e considerato che non rientra tra i compiti militari quello di partecipare a funzioni religiose o di culto. Anzi, il suo dissenso sarebbe legittimo, perché espressione di una libertà costituzionalmente tutelata. Il TAR di Venezia non ha voluto sentire ragioni, ed ha rigettato il ricorso.
il ragazzo è stato dipinto come un soggetto con uno scarso senso della disciplina e del dovere istituzionale, poiché non risulta che si sia preoccupato di esporre per tempo ai superiori la propria condizione di non credente e che, per tale ragione, non avrebbe potuto presenziare alla cerimonia religiosa: ove l’avesse fatto – e che egli abbia avuto la possibilità di dare un tempestivo avviso delle sue intenzioni.

Due pesi e due misure militari e civili

La cerimonia religiosa è stata intesa come una qualunque parata di servizio in occasione di cerimonie. A prescindere da chi è il Presidente del Consiglio, di una forza politica simpatizzante o di opposizione, il militare non può fare distinzioni di credo e vicinanza, ci mancherebbe. Però, sorge un dubbio, tanta giusta attenzione nelle scuole, nelle mense dei centri di accoglienza per non urtare il credo religioso di extracomunitari mentre ai militari questa opzione, libertà di pensiero e di culto non ha alcun valore? Non serve a nulla richiamarsi alla Costituzione il Regolamento Disciplina ha un valore più alto. Non è il caso di entrare nel merito della decisione del giudice, però la cosa fa ragionare, fa capire quanti limiti e vincoli difesi astrattamente in nome di un superiore principio nel mondo civile considerato in ben altra maniera. La distanza tra i due mondi ogni giorno si allarga a discapito dei militari. Questo dubbio nasce dal fatto che la punizione è alta, rimozione del grado e congedo. Ci auguriamo che l’appello al Consiglio di Stato abbia altra conclusione.

Buon anno a tutti

La Redazione

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