SE NON ORA QUANDO……

Qualche tempo fa su questo sito è pubblicato un articolo con questo titolo “ SE NON ORA QUANDO” parafrasando il noto movimento femminile nato poco più di un anno fa.
Oggi io riprendo questo titolo per fare una “riflessione” sull’articolo del T. Col. BOTTACCHIARI, Presidente del COCER AM.
Il “nuovo modello di difesa” evocato dal Ministro militare della difesa arriva con oltre 10 (dieci) anni di ritardo.
Qui voglio ricordare a me stesso: nelle stesse ore in cui si approvava il modello di difesa “professionale” portandolo a 190.000 unità, già si parlava della necessità di portarlo a 170.000. Da qui il ritardo di cui parlavo.
Il problema che mi pongo è: sono in grado questi “manager” (manager persona che nell'azienda (sia essa pubblica o privata) ha la responsabilità del managment ossia del processo di definizione degli obiettivi aziendali e di guida della gestione aziendale verso il perseguimento di tali obiettivi, attraverso l'assunzione di decisioni sull'impiego delle risorse disponibili e, in particolare, delle risorse umane. Il termine management indica anche l'insieme dei manager di un'azienda) di rimodulare il modello di difesa dagli attuali 190.000 ai probabili 170, 120.000 unità garantendo gli stessi impegni internazionali e nazionali (compreso la raccolta dei rifiuti solidi urbani dei comuni)?
A mio avviso non è un problema di “agnelli”o di “tacchini” il problema grosso è il ruolo dei militari italiani sullo scenario internazionale. Abbiamo visto, sempre più spesso, i nostri militari impegnati a mantenere la pace in vaste aree del mondo; e altre si affacciano per richiedere questo contributo internazionale perché lottano contro i regimi per conquistare qualche diritto civile e un minimo di democrazia.
Il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, è stato chiaro anche negli ultimi giorni: gli impegni internazionali vanno mantenuti.
A questo si aggiungono gli impegni interni (sperando che non arrivi più un ministro come La Russa che giocava a “piazzare” i soldatini su uno scenario immaginario).
Poi c’è l’attività addestrativa, amministrativa, recupero psicofisico ecc.
Armonizzare tutte queste attività, con il ruolo di comprimari sullo scenario internazionale non è facile; a meno che l’Italia non vuole fare la parte della “cenerentola”.
Come si vede di carne al fuoco ce né tanta e su questo barbacue quale ruolo gioca la rappresentanza militare?
Qui non è in gioco, come dire, la solita delibera che chiede. Qui sono in gioco macronumeri, intesi come risorse umane, economiche, logistiche e politica industriale, nazionale e internazionale.
Allora, e concludo, SE NON ORA QUANDO, ci si rende consapevoli che il ruolo della R.M., così come è strutturato e concepito, non può essere un interlocutore valido; non per mancanza di intelligenza, quella ce né da vendere, ma per assoluta mancanza di strumenti da contrapporre agli apparati e quando parlo di strumenti parlo di uffici tecnici che possano supportare con studi ed elaborati basati su dati concreti da contrapporre.
Dopo 30 anni circa, penso che sia arrivato il momento di affermare con forza, consapevolezza e assoluta determinazione, un ruolo di protagonista nella tutela del proprio futuro con l’autodeterminazione senza candidarsi a rappresentare il personale.
Con l’occasione auguro a tutti i lettori, e i visitatori del sito, un buon natale e un felice anno nuovo.

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