Siamo sull’orlo del precipizio

Cari Amici e Colleghi,

Siamo sull’orlo del precipizio, con le spalle rivolte all’indietro, e qualcuno avanza e ci fa arretrare passo, passo. C’è il rischio di fare come willy coyote che non cade nel vuoto fin quando non si accorge che non ha più i piedi per terra.

Ho appena stampato il Maxiemendamento sul Patto di Stabilità (A.S.2968) e le preoccupazioni di lacrime e sangue che ci aspettano sono un piccolo antipasto di ciò che dovremo ingoiare. Tralascio gli aspetti politici rispetto al Decreto e ciò che seguirà, più avanti farò un commento se abbiamo bisogno di un “Governo di Salute Pubblica” oppure andare immediatamente alle votazioni, per adesso entro nel merito del “Patto di (IN)Stabilità” per ciò che interessa direttamente il Comparto Difesa. Nello specifico, l’Art. 4-terdecies – “DISPOSIZIONI IN TEMA DI MOBILITA’ E COLLOCAMENTO IN DISPONIBILITA’ DEI DIPENDENTI PUBBLICI”. Si legge: “L’Art. 33 del D.lgs 31/3/20101, n.165 è sostituito dal seguente (eccedenze di personale e mobilità collettiva) 1. Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero o rilevano comunque eccedenze di personale, IN RELAZIONE ALLE ESIGENZE FUNZIONALI O ALLA SITUAZIONE FINANZIARIA, … sono tenute ad osservare le procedure previste dal presente articolo dandone immediata comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica”. Azz!!

In altre parole l’Art.33 del D.lgs n.165/2001 non prevedeva un esubero “in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, ma semplicemente si riferiva ad un’eccedenza numerica. Tanto è vero che, le Amministrazioni una volta comunicate le eccedenze (superiori 10 unità per motivi tecnici/amministrativi), primariamente, dovevano preoccuparsi di smaltirle al loro interno, in subordine nella Provincia, Enti Locali.

Grazie a questa previsione numerica, conteggiata sul totale, anziché nella “Funzione” e nel “Ruolo”, l’Amministrazione Difesa ha potuto giocare sugli organici complessivi, negando l’eccedenza, non assumendo personale e non trasferendo nessuno. All’indomani di questa modifica apportata dal maxiemendamento, sarà sempre così?

In Commissione Difesa Senato durante un’audizione del CoCeR Interforze, sull’eccedenza di Ufficiali e Sottufficiali nelle F.AA. si parlò di numeri a quattro cifre rispetto alla Legge 331/2000, in quell’occasione si disse che eravamo in linea con gli organici totali ma ben al disopra in alcuni ruoli.

Se a ciò aggiungiamo le Finanziarie di questi ultimi anni, dobbiamo tristemente prendere atto di un grave sfasamento dello strumento militare (190mila unità) rispetto alle risorse destinate. Non mancano le Interrogazioni Parlamentari, le preoccupazioni delle Amministrazioni, delle Rappresentanze che ribadiscono la necessità di allineare le risorse finanziarie con il Modello di Difesa, pena l’implosione. Per essere più chiari, o si modifica la legge sul Modello di Difesa delineato a 190mila portandolo tra 160/170 mila unità, oppure occorre aumentare le risorse. Nulla è stato fatto, si preferito atteggiarsi a grande potenza economica militare piuttosto che ammettere l’insostenibilità dello strumento, le solite “nozze con i fichi secchi”.

Come se non bastasse, le notizie di questi giorni ci restituiscono un’Europa alle prese con forti di tagli nel Pubblico Impiego e nelle FF.AA., tanto nella forte Germania (6mila militari), quanto in Inghilterra, Olanda, Spagna. Per non parlare della Francia che ha già accorpato le Forze di Polizia. Se si possono “taglieggiare” gli eserciti dei cugini europei, figuriamoci in casa nostra ben al di sopra delle proprie possibilità e con forti debiti.

In questo contesto, qualcuno è ancora convinto che non saremo toccati grazie alla “specificità”? Per quanto tempo ancora riusciremo a fare il gioco delle tre carte? Chi gestirà questa fase importante di mobilità e sfoltimento degli esuberi?

Ricordiamo la complessità dell’operazione, abbiamo esubero di personale in alcune zone geografiche (centro e sud) e mancanza in altre. Allo stesso tempo, Marescialli e Colonnelli abbondano Graduati e Sergenti e mancano. Sottoimpiego del personale, confusione di ruoli, categorie e funzioni.

E’ del tutto evidente che la Rappresentanza è impotente di fronte a cambiamenti di questa portata. Non ha le prerogative legislative, tantomeno quelle culturali, esperienziali. Per non parlare del rischio in cui potrebbe cadere l’Amministrazione, non sarebbe la prima volta che si chiude a riccio per fare un operazione non compresa dal personale (avanzamenti, trasferimenti, ecc.) e poco trasparente.

Se non comprendiamo, “qui ed ora”, la necessità di essere uniti per un nuovo reale strumento di tutela sindacale del personale, non ho idea quando ciò avverrà. Altro che “Patto di stabilità”, stabilità per chi? Mercati finanziari, lobby, politici, tecnocrati. Il paradosso è presto detto, per coloro che si sentono potenzialmente compresi in questa ristrutturazione da oggi parte una forte instabilità psicologica, sociale, una grande paura sul futuro.

Ferdinando Chinè

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