Sindacalismo militare in Italia: omicidio o suicidio?

di seguito pubblichiamo un articolo inviatoci da Fabrizio MENEGOLI, delegato ASSODIPRO presso EUROMIL

Nel 2017 il Corpo forestale italiano è stato integrato nell’Arma dei Carabinieri e quindi posto sotto stato militare. Di conseguenza, i membri del corpo forestale hanno perso il diritto di formare e aderire a sindacati. Come forse ricorderete, all’epoca il personale militare italiano non aveva il diritto di associarsi ad associazioni professionali o sindacati. Diverse denunce sono state presentate contro lo Stato italiano. Tra questi, quattro denunce sono state presentate da alcuni membri del Corpo forestale italiano alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), già nel 2017, per violazione dell’articolo 11 § 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (divieto di costituire un associazione professionale o sindacale) dal governo italiano.

Un elemento importante è che nel giugno 2018, la Corte Costituzionale italiana ha ritenuto (sentenza 120/2018) che fosse incostituzionale vietare il diritto alla libertà di associazione per il personale militare, al quale dovrebbe essere consentito di formare e aderire ad ‘associazioni con un sindacato personaggio’. A seguito di tale sentenza, l’allora Ministro della Difesa italiano, E. Trenta, ha redatto nel settembre 2018 una nuova procedura per l’istituzione di associazioni militari. Importante osservazione da fare è che queste nuove norme, ampiamente apprezzate in Italia, si basavano sulla sentenza 120/2018 ma che la normativa vigente non era stata ancora adattata. È sulla base di queste regole che nel frattempo oltre 30 associazioni di militari italiani sono state riconosciute dal ministro della Difesa come “associazione a carattere sindacale”. Tuttavia, senza conferire loro poteri o competenze speciali in materia di dialogo sociale.

Nel frattempo, tre anni dopo, si sono concluse alla Camera dei Deputati le discussioni sulla concessione per legge del diritto alla libertà di associazione al personale militare e il disegno di legge è stato sottoposto da molti mesi al Senato. A questo livello è stato fatto tutto da tempo per rimandare la discussione. Qualunque cosa si possa dire, al momento non esiste ancora un regime legale in materia di diritti sindacali per il personale militare italiano e, secondo l’Euromil, il disegno di legge non è affatto uno strumento praticabile per il futuro.

Torniamo ora alle cause pendenti presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Nella riunione del 22 aprile 2021 e comunicata il 20 maggio 2021, la CEDU ha preso una decisione che può avere gravi conseguenze, non solo per le associazioni italiane e il personale militare, ma anche per molti altri colleghi europei. La Corte ha deciso di cancellare i ricorsi dall’elenco ai sensi dell’articolo 37 § 1 (c) della Convenzione. L’articolo 37 § 1 (c) della Convenzione consente di cancellare una causa dall’elenco se: “(…) per qualsiasi altro motivo stabilito dalla Corte, non è più giustificato continuare l’esame del ricorso”. La motivazione della Corte è che il governo italiano ha riconosciuto che i ricorrenti hanno subito una violazione dell’articolo 11 della Convenzione, ma solo fino all’adozione della sentenza della Corte costituzionale 120/2018. L’Italia si è offerta di pagare ai quattro ricorrenti una somma di 1.000 Euro come soluzione finale del caso.

La CEDU accetta quindi che, nonostante non sia stato ancora preso alcun accordo legale per garantire ai militari italiani i diritti sindacali reali, non vi è più alcuna violazione dell’articolo 11 della Convenzione. Questo precedente è pericoloso e, come detto in precedenza, non solo per i soldati italiani, ma per molti altri colleghi europei. Inoltre, ciò apre la porta all’imposizione dello status militare ad alcuni altri gruppi di dipendenti del settore pubblico, dissuadendoli così dall’esercitare alcuni diritti fondamentali.

Dopo l’euforia per l’assegnazione del titolo di “associazione a carattere sindacale”, alcuni la vedranno nuovamente come una vittoria e la conferma delle regole dettate dal Ministro Trenta per il riconoscimento di alcune associazioni. In realtà, però, si tratta del triste assassinio di una potente legge sindacale e di un’operazione per i soldati italiani. O il verdetto è suicidio accettando e difendendo queste regole riconoscendo queste associazioni prive di forti poteri e competenze legali dal settembre 2018?

In ogni caso, la triste realtà è che il Senato italiano potrebbe ora aver trovato l’ultimo argomento per rinviare definitivamente a tempo indeterminato un regolamento legale. Ancora peggio è il rischio che altri paesi utilizzino questa decisione per soffocare le richieste del loro personale militare di ottenere diritti sindacali reali!

Giornata nera per il sindacalismo militare italiano e per estensione europeo!

Emmanuel JACOB, presidente

.:: Articolo su Eurolim.org

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