ULTIM'ORA – Piccinin: Devo dirlo: NON è stato Assad a usare il gas"

Fonte repubblica.it  
BRUXELLES – Domenico Quirico, il giornalista dellaStampa rapito cinque mesi fa in Siria e rientrato  ieri in Italia dopo la liberazione, “ha subito due false esecuzioni con una pistola”. Lo ha rivelato lo storico belga Pierre Piccinin, il suo compagno di prigionia, alla radio Bel RTL. Il docente ha inoltre raccontato che con Quirico hanno cercato di scappare due volte. Uno dei tentativi si è tradotto in una fuga durata due giorni, poi la cattura e la punizione “molto pesante”, ha commentato Piccinin.

Nel frattempo, Quirico, è arrivato in procura a Roma intorno alle 11.30. Il giornalista è negli uffici del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, a Palazzo di giustizia, alla presenza dei sostituti procuratori Sergio Colaiocco e Francesco Scavo. I pm, che avevano aperto un fascicolo per il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo, sentiranno l'inviato di guerra per ricostruire questi ultimi cinque mesi di sequestro.

“Non è stato Assad a usare il gas”. “E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco”. Così ancora Pierre Piccinin alla radio RTL-TVi, motivando così le sue convinzioni: “Ne abbiamo la certezza perché abbiamo sorpreso una conversazione dei ribelli. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo la giusta lotta della democrazia dell'esercito libero siriano“.
“Per il momento, per una questione di etica, Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire (i dettagli di) questa informazione”, ha affermato Piccinin facendo riferimento all'interrogatorio di Quirico in programma oggi e al suo quotidiano. “Quando la Stampa riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch'o in Belgio”.
Piccinin racconta che, quando lo scorso 30 agosto lui e Quirico hanno appreso dell'intenzione degli Usa di agire in seguito all'uso, attribuito al regime, delle armi chimiche “avevamo la testa in fiamme”, perché “eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla”.

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