UN ALTRO CADUTO CHE TURBA LE NOSTRE COSCIENZE . UN'ALTRA VITTIMA : Erasmo Savino. FALCO ACCAME : Accertare le responsabilità !

A cura di Salvatore Rullo  
Cordoglio e dolore per un altro Militare vittima dell' Uranio impoverito.
Il caporal maggiore Erasmo Savino aveva 32 anni. Con un cancro in fase avanzata,  il 3 ottobre 2012 si è alzato dal letto e non ha fatto la chemioterapia. Occhiaie profonde e fasciatura al braccio. E' seduto davanti al computer, emozionato e teso, collegato in videoconferenza col Senato della Repubblica. Col suo accento campano racconta alla Commissione parlamentare d'inchiesta per l'uranio impoverito di aver lavorato per 13 anni come caporal maggiore dell'esercito. Spiega che adesso lotta contro un tumore maligno e afferma di averlo sviluppato a causa di un mix di vaccini fatti in poco tempo seguiti dall'esposizione all'uranio impoverito in Kosovo.
Parla lentamente per non sbagliare nessun dettaglio, accompagnato da un foglio scritto. Poi, davanti alle domande dei senatori, si lascia andare a una testimonianza più personale e drammatica: “Forse sono arrivato alla fine della mia vita… Certo sono un soldato, continuo a combattere, ma sono stato abbandonato dallo Stato“. L'aula è ammutolita alcuni senatori sono visibilmente commossi. Attorno al tavolo della commissione volti tirati e occhi lucidi. Il Senatore Giacinto Russo afferra il cellulare, scrive un sms al figlio militare che si trova in Afghanistan chiedendogli se anche lui ha fatto tutti quei vaccini in poco tempo. Arriva la risposta, il Senatore si porta le mani al viso. La risposta è un “sì”. La seduta continua in apnea, si parla di un Paese in cui si è costretti a scegliere tra salute e lavoro, qualcuno dice “come a Taranto”. Questi ragazzi sono precari, negare il consenso ai vaccini significa smettere di lavorare. E’ congedato a marzo scorso per via di un melanoma nodulare ulcerato al primo dito del piede sinistro e dichiarato «inabile al lavoro», dopo aver preso parte quale operatore di attrezzature speciali del genio, alle missioni Joint Guardian e Consistent Effort nel teatro operativo del Kosovo. Un lavoro di installazione e manutenzione di impianti idraulici e termici, sia all’interno che all’esterno delle infrastrutture, con la necessità di operare scavi e trafori su terreni contaminati. «Tutto ciò, però, è stato svolto in assenza di qualsiasi precauzione e attrezzatura di protezione – denunciò Erasmo Savino – in quanto non fornita dall’Amministrazione, la quale ha altresì omesso di mettere a conoscenza il sottoscritto dei rischi per la salute a cui andava incontro. L’ambiente bellico nel quale ho operato, è stato contaminato dall’uranio impoverito proveniente da proiettili e bombe usate dalla forze Nato». Ambiente non del tutto bonificato e nel quale Savino ha operato per circa due anni, dal 99 al 2001.
UN’ALTRA VITTIMA DELL’URANIO IMPOVERITO E DELLE NANOPARTICELLE DI METALLI PESANTI, MA SOPRATTUTTO DELLA MANCATA ADOZIONE DI MISURE DI PROTEZIONE
L’ennesima morte di un militare, il caporalmaggiore capo dell’Esercito Erasmo Savino, che ha operato in missione all’estero, senza le dovute misure di protezione, turba le nostre coscienze.
Occorre finalmente accertate come è stato possibile che già a partire dalle missioni in Somalia (1992-1994) il nostro personale non abbia operato senza le misure di protezione che, palesemente, ictu oculi, vedevamo applicate dai reparti degli Stati Uniti e da altri reparti stranieri. Nei poligoni, addirittura per 50 anni, il nostro personale ha operato senza alcuna protezione e a mani nude.
Occorre finalmente un accertamento delle responsabilità per quanto accaduto, accertamento che avevamo auspicato fosse stato fatto dalla Commissione d’Inchiesta del Senato che ha recentemente terminato i lavori. Purtroppo ciò non è accaduto.
Occorrerà, al più presto, che siano le Commissioni Difesa della Camera e del Senato appena ricostituite, ad affrontare il problema e a riportare un minimo di giustizia per il personale. Purtroppo ci si è molto preoccupati dell’acquisto di Maserati e della vendita di elicotteri, ma quasi inesistente è stata la cura del personale e il rispetto di elementari norme antinfortunistiche.
Falco Accame
Presidente Anavafaf  18.02. 2013
s.rullo@tin.it

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