UN UOMO – Mario Ciancarella – l’Ufficiale che abbracciò la lotta dei Sottufficiali nel M.D.S.

“SI PUO’ SI DEVE” Autore Mario Ciancarella, Capitano dell’Aeronautica Militare, un libro per capire cos’è realmente il potere. Ci sono voluti decenni per trovare un editore coraggioso, quello che si racconta ancora fa paura. Un buon motivo per leggerlo.

Venerdì 15 Dicembre, in qualità di Vice Presidente dell’Associazione Solidarietà Diritto e Progresso, ho avuto il piacere di presenziare alla presentazione del libro di Mario Ciancarella “Si può si deve”.

Mario Ciancarella noto ai più per la vicenda Ustica e le sue dichiarazioni in merito, come giustamente afferma Giovanni Maria Flick (Costituzionalista) nella sua prefazione al libro, incarna perfettamente l’idea di una razionalità interiore e una fermezza d’animo senza evitare l’irragionevolezza del cuore in ogni sua declinazione, amore per la famiglia, per la giustizia, per se stesso, per la propria dignità.

Il libro percorre attraverso il suo quotidiano, le sue vicende lavorative, quello spirito guerriero e ribelle, che si manifesta quando la tua essenza interiore viene frantumata da una manifestazione neanche tanto celata, di comportamenti adottati da alcuni personaggi che dovrebbero rappresentare un’idea di correttezza istituzionale ma che di fatto mettono in atto comportamenti palesemente contrari ai valori fondanti di una collettività, che trae il suo credo dai principi costituzionali.

Di quale forza si nutra un uomo messo all’angolo da una struttura istituzionale quale può esserlo un sistema militare, l’Aeronautica Militare in questo caso, è veramente un mistero della fede, fede che lo stesso Mario Ciancarella ha più volte sottolineato di avere, ma da sola non basta a sostenere una piccola struttura quale quella di un uomo, rispetto al peso enorme inflitto da costrizioni, pregiudizi, reazionismo, negazionismo e autoritarismo.

Spesso mi sono trovato in ambienti non militari, che rivendicavano la loro tenacia nella lotta per l’affermazione dei propri diritti; l’ambiente militare non è paragonabile a nessun lavoro e nessun ambiente di lavoro.

In caserma c’è il dio comandante, il resto è plebaia e questo perché una serie irragionevole e decisamente poco costituzionale di norme e cavilli, mette il subordinato nella condizione di doversi difendere sapendo già da subito che la sua difesa avrà un prezzo da pagare abnorme.

Certo, oggi rispetto ai tempi in cui si svolgono i fatti raccontati da Mario Ciancarella il clima è cambiato, le regole sono apparentemente più giuste ma…, c’è un ma che ogni volta che sembra tutto migliore, in realtà è uguale con metodi più subdoli e insidiosi.

La verità è sempre la stessa, la legge nelle caserme è un concetto non una certezza, complice una cultura del dare per scontato la cieca ubbidienza del subordinato al proprio comandante, tanto è radicata questa convinzione che paradossalmente malgrado la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del divieto per i militari di essere iscritti e fondare dei sindacati, tutti i partiti presenti in parlamento hanno approvato una legge che istituisce i sindacati militari con tante di quelle limitazioni e contraddizioni da rendere la stessa solo una enunciazione priva di capacità giuridica o perlomeno fortemente limitata.

Quindi oggi Mario Ciancarella avrebbe subito la medesima sorte di quando denunciò la vicenda di Ustica o l’appartenenza al Movimento dei Sottufficiali Democratici?

Si, decisamente, con meno spudoratezza, meno aggressività, meno arroganza ma paritetico risultato; hanno affinato le armi certamente non cambiato la cultura dell’autoritarismo.

Ma tutti avrebbero la stessa sorte? No, chi sfarfalla di cose generalizzando con editti o proclami di onnipotenza con fini personali o politici, parlando in modo razzista, maschilista, offensivo e omofobo, viene tranquillamente ignorato e, perché no, promosso.

La verità è che chi si fa i cavoli suoi non da fastidio, semplicemente ha un prezzo, chi un prezzo non ce l’ha è pericoloso.

Ma qual’è il peccato originale di Mario Ciancarella? Perchè tutto questo veemente accanimento fino al carcere, fino al congedo con disonore e tra l’altro con illeciti amministrativi addirittura falsificando la firma del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, notificato allo stesso 10 anni dopo?

Mario Ciancarella, come racconta egli stesso nel libro, è stato l’unico firmatario Ufficiale dell’Aeronautica, di una lettera appello al Presidente della Repubblica del Movimento Democratico dei Sottufficiali.

Un peccato, meglio uno smacco, che l’autorità militare dell’Aeronautica (ma se fosse stato Esercito o Marina Militare non sarebbe cambiato nulla) non poteva tollerare, tanto meno da chi era stato pure eletto nella neo costituita Rappresentanza Militare dai suoi stessi colleghi Ufficiali.

Mario Ciancarella rappresentava il cambiamento, ovvero l’idea che le caserme italiane cominciassero ad indossare la divisa della Costituzione Italiana, non quella delle aristocrazie gerarchiche o dell’impunità dei comandanti.

Ogni forma di autoritarismo ha il terrore del seme del cambiamento e quel seme deve essere messo in terra infeconda, dove solo il miracolo della perseveranza e della dignità lo mette al riparto dalla sterilità, solo una costante ed incessante ricerca di terra feconda, aspettata pazientemente, può ridare a quel seme se non il tardivo germoglio, almeno l’onore delle armi.

Mi è venuto in mente quello che nella mia esperienza di militare dell’Esercito Italiano durata 40 anni di servizio, ovvero che quello che ti insegnano non è mai quello che dovrai poi fare, forse in parte, forse.

Si dice all’inizio di qualsiasi corso di formazione militare, che il soldato servirà …la Patria, con Onore, Disciplina, la Costituzione e difenderla fino alla morte, il rispetto per la gerarchia e viceversa il rispetto del subordinato…, parole che non trovano quasi mai perfetta corrispondenza nei fatti.

Oggi Mario Ciancarella sarebbe un Generale dell’Aeronautica in Pensione, certo una persona con una lauta pensione, un ruolo sociale di privilegio, ma la vita gli ha voluto dare un compito diverso, difendere la verità, essere fedeli a se stessi e ai propri valori e solo con il sostegno di tutti che forse potrebbe riavere anche l’onore della divisa.

Ma di Mario resterà sicuramente la passione e la sua storia non sarà quella di un banale generale dell’aeronautica in pensione, bensì di un uomo che indossando una divisa non ha indossato la maschera, il volto è stato sempre quello dell’uomo, quello della fede e dei valori Costituzionali, quello che non riesce a voltarsi dall’altra parte.

Non ho voluto citare in modo specifico fatti ed avvenimenti, storie di vita vissuta, che lascio scoprire al lettore e spero ce ne siano davvero tanti.

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