70 anni fa, 8 settembre 1943 nasce la RESISTENZA contro il NaziFascismo. Troppo spesso dimentichiamo da dove veniamo.

a cura di redazione Assodipro.
Li chiamavano ribelli. Perché avevano deciso di combattere , ad armi certo non pari, il regime fascista di Mussolini e la dominazione nazista nella nostra Italia. Di ribellarsi, appunto, con una lotta clandestina alla quale partecipavano uomini e donne , sì, pure tante donne, di ogni estrazione sociale ed età, ma tra cui molti giovanissimi, tutti comunque decisi a mettere la loro vita nelle mani di quella che ritenevano l’unica causa possibile: LIBERARE  L’ITALIA . 
Succedeva 70 anni fa, l’8 settembre 1943, all’indomani della firma dell’armistizio da parte del governo Badoglio. Lì nacque ufficialmente la Resistenza contro il nazifascismo, che avrebbe portato, con l’aiuto delle forze alleate, e a costo di enormi sacrifici e perdite, alla liberazione dell’Italia, il 25 aprile 1945. C’è bisogno di questo piccolissimo riassunto  di storia italiana?  
Sì, c’è bisogno. Perché troppo spesso dimentichiamo da dove veniamo
 
Costituirono il movimento di Resistenza forze eterogenee, diverse tra loro per orientamento politico e impostazione ideologica, ma unite nel comune obiettivo di cacciare il nazifascismo e di conquistare la libertà. Attorno ad esse si riunirono persone diverse per età, censo, sesso, religione, tra le quali erano personalità di spicco dell'antifascismo – che avevano avversato e combattuto il Fascismo durante il ventennio, spesso pagando con galera, esilio, confino. Taluni partecipando alla guerra antifascista in Spagna (1936-1939). 
Accanto a loro i militari che durante la guerra avevano conosciuto dal vivo la rovinosa demagogia del Regime, giovani e giovanissimi che rifiutavano l'arruolamento nelle file del nuovo Fascismo repubblicano e che, di fronte alla durezza dell'occupazione tedesca, sceglievano la via dell'opposizione e della lotta
Il movimento fu fortemente unitario, pur mantenendo ogni forza partecipante la propria specificità e la propria visione politica. Talune contrapposizioni iniziali finirono per essere superate e accantonate nel corso della guerra, per dare spazio, sul piano politico e su quello militare, a larghe intese che consentirono di definire i comuni obiettivi e di sviluppare un coordinamento sempre più puntuale, efficace e incisivo. 
I maggiori partiti antifascisti organizzati – Partito Comunista, Partito Socialista, Democrazia Cristiana, Partito d'Azione, Partito Democratico del lavoro, Partito Liberale – costituirono il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) cui venne attribuita la direzione politica della lotta e nel seno del quale i comitati militari assunsero la responsabilità dell'organizzazione delle forze che andavano raccogliendosi in città e in montagna. 
Regione per regione, zona per zona, la presenza delle formazioni partigiane nelle vallate e sulle montagne si fece sempre più massiccia e dalle bande iniziali si passò a ben organizzate brigate (le “Garibaldi”, le “Giustizia e Libertà”, le “Matteotti”, le “Mazzini”, le “Autonome”, etc.) mentre nelle città prendevano vita le SAP (Squadre di Azione Patriottica) e i GAP (Gruppi di Azione Patriottica), dediti a operazioni di reclutamento di sabotaggio, ad azioni di guerriglia urbana, ad attività propagandistica e di reclutamento, sostenuti da movimenti di grande impegno quali i Gruppi di Difesa della Donna (GDD) e il Fronte della Gioventù (FdG).
I nazifascisti si opposero alla Resistenza, che li minacciava con azioni di guerriglia e sabotaggi, scatenando brutalità disumane che colpirono le forze della libertà e le popolazioni civili: rappresaglie ed eccidi si moltiplicarono, vennero compiute vere e proprie stragi, come a Boves in provincia di Cuneo, alle Fosse Ardeatine a Roma, a Sant'Anna di Stazzema in Versilia, a Marzabotto sull'Appennino emiliano, alla Benedicta sull'Appennino ligure-piemontese, a Bergiola e Vinca del Carrarese (ma non sono che pochi esempi tra le molte decine). Le SS (Schutz Staffen, formazioni paramilitari naziste che al termine del conflitto, al processo di Norimberga, sarebbero state definite organizzazione criminale) si distinsero per crudeltà, vuoi nell'opera di repressione antipartigiana, vuoi nella cattura e deportazione di civili e segnatamente di ebrei avviati ai Lager. In tutte le maggiori città italiane le SS organizzarono luoghi di tortura. Esse vennero coadiuvate con non minore crudeltà delle forze fasciste della Repubblica Sociale Italiana, particolarmente dalle “Brigate Nere” e dalla “X Mas”.

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