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Riforma della Pubblica Amministrazione: un sonoro schiaffone ai militari, poliziotti e vigili del fuoco
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Dal 4 novembre 2010, data di approvazione della legge 183, che all'articolo 19 ha affermato il principio della specificità delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tutti i partiti e Governi che si sono alternati alla guida del Paese si sono riempiti la bocca di belle parole senza mai farle seguire da alcuna azione concreta e diretta a dare piena attuazione alla disposizione di legge. Il trattamento economico del personale militare è il risultato di una serie di sovrastrutture normative che hanno, nel corso del tempo, reso complesso e articolato lo stesso. Per esempio gran parte degli emolumenti sono attribuiti come accessori rispetto al trattamento fondamentale come, invece, avviene per tutto il restante personale della pubblica amministrazione. Da ciò si rileva la necessità di una semplificazione e razionalizzazione del sistema che consenta anche una riduzione delle eventuali anomalie e discrasie ad oggi presenti. Per fare un esempio, se in una pubblica amministrazione dove vige il divieto di trattenimento in servizio si può continuare a pagare il personale militare in pensione per restare a disposizione in caso di un impossibile richiamo in servizio, e se solo nell'ordinamento militare e delle forze di polizia determinato personale può essere retribuito con lo stipendio previsto per un grado o una qualifica che non riveste, allora è chiaro che occorre rivedere completamente il complesso delle norme che regolano sia il trattamento economico che quello giuridico del personale militare dei poliziotti e dei vigili del fuoco. Per quanto riguarda i militari una buona parte del lavoro è stata fatta con il decreto legislativo 66 del 2010 e con il relativo Regolamento di attuazione ma non basta se si vogliono eliminare le fortissime sperequazioni tra i differenti ruoli di personale e i privilegi che sono stati mantenuti fino ad oggi. L'emendamento che in un primo tempo era stato dichiarato inammissibile è stato poi riammesso “in quanto la delega in esso prevista al fine di semplificare la normativa in materia di trattamento economico del personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, in attuazione del principio di specificità, può essere considerata connessa ai criteri di delega in materia di razionalizzazione e potenziamento dell'efficacia delle funzioni di polizia previsti dalla lettera a) del comma 1 dell'articolo 7″. Invero non sussisteva nemmeno un problema di tipo economico in quanto l'invarianza della spesa riferita al 31 dicembre 2010 avrebbe comunque garantito la possibilità di una maggiore razionalizzazione delle risorse economiche dispoibili a quella data in ragione dei minori numeri di personale attualmente in servizio. Eppure, nonostante tutto la proposta di Giachetti è stata bocciata.
È evidente che il timore dei vertici militari e delle forze di polizia di vedersi privare dei benefici e di altre insostenibili prebende hanno piegato i ministri della Difesa e dell'Interno alle loro logiche e per l'ennesima volta i “cittadini in divisa”, quelli che realmente tirano il carretto della Sicurezza e della Difesa……..



