Afghanistan: Botta e risposta tra il CSMD Camporini e il Ministro La Russa sul caso Miotto

“Non abbiamo cambiato versione. Ripeto: l'alpino Matteo Miotto e' stato colpito dal proiettile di un cecchino”, e, ancora: “Ci accusano di aver nascosto le notizie. Di aver fornito versioni diverse e contraddittorie dell'accaduto. E' falso. Abbiamo raccontato sempre la stessa successione degli eventi”. A parlare, in un'intervista a Corriere della Sera, e' il generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa, dopo che il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, ha detto di essersi “arrabbiato con i militari” per la gestione delle informazioni sull'uccisione dell'alpino Miotto in Afghanistan. “Abbiamo sempre detto le stesse cose fin dal primo momento. E deploro il fatto che si stia cercato di far credere a una volonta' da parte nostra di ingannare l'opinione pubblica. E' dai tempi di Ustica che la Difesa viene accusata ingiustamente di comportamenti oscuri. Ne sono offeso e per questo sono felice che il mio incarico sia giunto al termine. Fra meno di due settimane vado in pensione”, sbotta Camporini. Nessuna battaglia dunque? “Ma quale battaglia? Noi stiamo prendendo il controllo di territori lontani da Herat, zone in cui un tempo i talebani seminavano il terrore. Logico che i gruppi di insorti reagiscano. Non possono piu' svolgere i loro traffici ne' mettere in atto i soprusi contro la popolazione. Cercano percio' di aggredirci, di intralciare il nostro lavoro”, risponde Camporini che aggiunge: “noi abbiamo creato nella zona Sud-Est, nella valle del Gulistan, degli avamposti, basi avanzate, chiamiamoli fortini dentro i quali i militari si proteggono. Uno di questi fortini, appunto la base Snow, e' stato attaccato. Ma bisogna capire come avvengono questi attacchi”. “All'improvviso cominciano a echeggiare degli spari a distanza. I nostri reagiscono, se e' di notte lanciano razzi illuminanti per avvistare gli aggressori. Seguono scambi di colpi in seguito ai quali di solito gli aggressori battono in ritirata perche' non sono organizzati, non hanno una strategia e nemmeno una potenza di fuoco adeguata”, spiega Camporini, secondo il quale questo tipo di episodi “non dico che si verifichino tutti i giorni, ma accadono spesso. E normalmente si risolvono in pochi minuti. Nel caso specifico della base Snow, se non ci fosse stato il triste episodio della morte di un alpino, la scaramuccia sarebbe finita li' e l'avremmo archiviata come uno dei tanti assalti falliti da parte degli insorti”.A base Snow “e' successo questo – racconta Camporini – Un gruppetto di aggressori ha cominciato a sparare da lontano con i fucili contro la nostra base. Non so dire quanti fossero, ma pochi individui che non avrebbero causato nessun danno. Purtroppo uno di loro appostato in un angolo nascosto ha esploso un colpo che ha centrato l'alpino Miotto, il quale si trovava in quel momento in una posizione elevata, in cima a una torretta. Un proiettile solo, un tiratore isolato, che non sappiamo se per la sua abilita' o per pura fortuna, ha preso in pieno il nostro caporal maggiore. Tecnicamente, questa si chiama opera di un cecchino”.Lo scontro, dunque, “e' finito li'. Ripeto, uno scambio di colpi come ne avvengono di frequente. Non abbiamo nascosto nulla. E io – sottolinea Camporini – sono molto amareggiato per il fatto che ogni volta si cerca di far credere che la Difesa vuole subdolamente occultare chissa' quali avvenimenti. Non vogliamo nascondere nulla. Abbiamo sempre fornito i dettagli di ogni operazione”.

“Nessuna rabbia ma anzi piena stima per tutti i militari e le gerarchie militari”. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, corregge il tiro e rinnova la sua “stima, fiducia e gratitudine” a tutti i militari. Tornando sul caso dell’uccisione dell’alpino Matteo Miotto e la polemica da lui innescata con le forze armate per essere stato informato in ritardo sulla dinamica della morte del militare, La Russa ha tenuto a precisare di non aver “mai pronunciato il termine rabbia e semmai ero arrabbiato, dispiaciuto con me stesso per non essere riuscito a fornire prima di tutto alla famiglia Miotto tutte le informazioni relative all’uccisione di Matteo”. La Russa ha allo stesso tempo chiarito che “è la prima volta che c'è un ritardo nelle notizie e sarà l'ultima”. “nessuno ha mentito al ministro – ha quindi aggiunto -. Tutte le informazioni date erano vere, semmai la ricostruzione ha subito una gradualità fino alla sua completezza”. Per il futuro, il ministro ha rivolto un invito ai militari “a non avere mai remore, né ritardi, sulla trasparenza”.

Il MInistro La Russa in precedenza, aveva sostenuto che la morte di Miotto era avvenuta durante “un vero e proprio scontro a fuoco” nei pressi della base operativa avanzato “Snow” a Buji Pass. “Si è trattato di un vero e proprio scontro a fuoco – aveva riferito La Russa durante la sua visita al contingente italiano a Herat – e non di un colpo partito da un cecchino isolato. Un gruppo di terroristi, non sappiamo quanti, di 'insurgent' ha attaccato l'avamposto. All’azione ha risposto chi era di guardia con armi leggere e a loro si è aggiunto il caporale Miotto, colpito mentre saliva sulla torretta per dare manforte ai colleghi”. Il militare faceva parte della Quick reaction force (Qrf), l’unità di pronto intervento dell’avamposto ed era intervenuto appena cominciato il conflitto a fuoco. Miotto faceva parte del settimo reggimento alpini di Belluno, che costituisce l’ossatura della task force South east, di stanza in Gulistan.

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