Convegno Assodipro Roma . Gli Interventi degli amici delle Associazioni Portoghese e Spagnola: Antonio Lima Coelho – (ANS / Portogallo), AUME – Jorge Bravo Alvarez – Secretary General

Tutele e Diritti nel Mondo del Lavoro: Riconoscimento dei Diritti dei Lavoratori Anche in Divisa

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Roma, 24 Novembre 2016
Antonio Lima Coelho – (ANS / Portogallo)
Signor Presidente della Assodipro, Amico e Compagno Salvatore Rullo;
Signore e signori;
Cari amici
Incomincio esprimendo  quanto io sia onorato dell'invito ad essere qui come ospite in una conferenza con questo tema così importante e fondamentale: la tutela e la salvaguardia dei diritti di tutti i lavoratori … anche quelli in uniforme!
Quattro anni fa, nel novembre 2012, ho avuto l'onore di essere qui a Roma, per partecipare ad un dibattito su “DEMOCRAZIA, DIRITTI E Riforme NELLE FORZE ARMATE In tutta Europa, in tutto il mondo, abbiamo la responsabilità di lottare per i diritti e le condizioni di vita di quelli che rappresentiamo, i lavoratori con e senza divisa!
Ecco perché è così importante per stare tutti insieme, mostrando il nostro sostegno e la nostra solidarietà a quelli che in Italia, tra gli altri, lottare non solo per i diritti dei propri membri, ma si battono anche per il diritto di esistere e di essere riconosciuti come partner con un ruolo costruttivo da giocare nel gioco della costruzione di una società più giusta e fraterna.
Come abbiamo continuiamo a dire nel nostro paese, quelli che combattono, non possono vincere, ma quelli che non combattono sono già sconfitti!
Viva CGIL!
Viva ASSODIPRO!
Roma, 24 Novembre 2016 – Un'esperienza PER IL RISPETTO E LA TUTELA DEL LAVORO MILITARE”, in occasione del 20 ° anniversario di ASSODIPRO. Mi ricordo ancora il modo meraviglioso con cui  fui ricevuto qui a Roma da tutti i membri di ASSODIPRO ma, essendo qui ora, devo ricordare il modo in cui sono stato  abbracciato dal nostro amico, il nostro compagno Emilio Ammiraglia.
Signore e Signori, permettetemi di rivolgere, in questo momento, poche parole  ma molto speciali a tutti noi, ma soprattutto alla famiglia del nostro amico Emilio.
Cara LUISA,  qualche mese fa, quando il nostro amico Fabrizio Menegoli, mi ha chiamato per farmi sapere la triste notizia che il nostro compagno e amico EMILIO AMMIRAGLIA, non era più, fisicamente, in mezzo a noi, non sapevo cosa dire. Sono rimasto  senza parole. E’ ancora forte il dolore dentro di me , è un  “combattimento” molto duro. Emilio era un vero combattente! Poi mi sono ricordato che Emilio mi confidò che sentiva  che si sarebbe arreso!
Ecco perché voglio portare a voi il nostro profondo rispetto perché ci siamo sentiti nel nostro cuore quello che è un vero amico e un vero e proprio compagno d'armi. Non dimenticheremo mai che, nonostante le difficoltà, con grave dolore associato, Emilio ha fatto un punto di essere con tutti noi in occasione della ricorrenza del 40 ° anniversario della Rivoluzione di Aprile, nel mese di aprile 2014, quando si è svolto il Meeting di Euromil  a Lisbona. Emilio non poteva andare ed accompagnare tutte le delegazioni alla sfilata in Liberty Avenue. Ma ha dato una grande dimostrazione  viaggiando  da Roma a Lisbona, per salutare la rivoluzione, come mi ha detto, molto commosso dopo aver sentito il coro che cantava “Grândola, Vila Morena”, alla cerimonia di apertura del Presidium. Lui era lì per condividere con tutti  noi lo spirito della rivoluzione. Come un vero rivoluzionario. È stato  un vero combattente nella sua ultima missione all'estero! Siamo stati orgogliosi e onorati di averlo tra tutti noi! Così, dopo aver avuto  il privilegio di conoscerlo, di essere sempre rimasto in contatto con lui anche con lunghe conversazioni sono costretto a dire che Emilio Ammiraglia non se ne è andato. Egli vivrà per sempre in mezzo a noi. Emilio lascia una eredità di lotta e resistenza, dopo aver avuto il coraggio di rimanere fedele ai principi che hanno portato alla creazione di ASSODIPRO, in una realtà sociale che è tutt'altro che democratica, tenuto conto delle difficoltà e le restrizioni imposte ai nostri compagni italiani. Ecco perché l'esempio di Emilio è il faro per coloro che si sono persi, ma anche per coloro che credono negli stessi valori e principi che ha sempre avuto nella  vita! Lui non morirà mai! Gli uomini buoni  sono immortali! Così è Emilio Ammiraglia! Cari amici, dicendo così, dobbiamo andare avanti  con il suo lavoro. Dobbiamo tenere il passo con la lotta così la sua vita e le sue battaglie non sono state vanei. Dobbiamo continuare a lottare per i diritti dei lavoratori. Tutti i lavoratori … anche quelli in divisa! La lotta per i diritti di tutti i lavoratori, significa che stiamo lottando anche per i nostri diritti. I lavoratori in uniforme stanno venendo popolo . I lavoratori in divisa sono figli e figlie del popolo. I lavoratori in uniforme si sposano con i lavoratori in generale. I lavoratori in divisa sono padri e madri di lavoratori. I lavoratori in divisa sono membri della stessa società. I lavoratori hanno il diritto di essere difesi.  Ma i lavoratori in uniforme hanno anche il diritto di avere i propri diritti di rappresentanza, di partecipazione, negoziazione. Se alcuni lavoratori indossano l’uniforme delle  forze armate non significa che essi siano cittadini minori.  In tutto il mondo, con maggiore o minore visibilità, le organizzazioni stanno  per commemorare il 50 ° anniversario del  Patto delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici, nonché i diritti sociali e culturali. In una espressione: il rispetto dei diritti umani!
Allo stesso tempo, in tutto il mondo, i diritti umani stanno subendo enormi attacchi e mancanza di rispetto. La riduzione dei diritti sociali ed economici sono stati una imposizione della maggioranza dei governi piegati alle esigenze del nuovo sistema economico che sta governando il mondo. Per sostenere la svalutazione e la limitazione dei diritti dei lavoratori (con e senza divisa) una sorta di uno slogan è stato sviluppato e diffuso in tutto il mondo: “I diritti dei lavoratori sociali e culturali non sono altro, che privilegi”. Anche il diritto fondamentale al lavoro, di avere un lavoro, è stato accomunato  a questa idea! Essere in grado di avere un lavoro, per funzionare correttamente e professionalmente, non è più considerato un diritto naturale e fondamentale, ma solo un privilegio! Per essere un lavoratore con i diritti e le regole di procedura riconosciuta, ricevendo un salario adeguato e di assistenza sociale e sanitaria, al fine di avere una vita dignitosa per sé e per la sua famiglia, in tal modo rendere dignitosa  la società in cui è incluso, è ora visto come il “privilegio supremo”, qualcosa che è diabolicizzato  dalla propaganda degli agenti del nuovo sistema mondiale.  I salari non sono più considerati una giusta ricompensa per il lavoro professionalmente eseguito, ma una sorta di uno speciale bonus dato da coloro che controllano il sistema. L'istruzione pubblica, sanità, pensioni, tra gli altri diritti fondamentali, sono considerati problemi eccessivi e costosi che devono essere ridotti ad ogni costo. D'altra parte, le tasse devono essere aumentate per coprire le difficoltà nelle attività bancarie private. Di fronte a questo “nuovo ordine” non ci dovrebbe sorprendere che quelli che si alzano e si distinguono nella  lotta contro questa situazione sono considerati elementi pericolosi e, di conseguenza, dovrebbero essere “cancellati” dalla società. Il primo passo è stato quello di svalutare la loro attività come difensori dei lavoratori. Sindacati, associazioni professionali, sono stati dati tanti nomi che tutti noi possiamo ricordare. Il diritto di avere una vera e propria carriera professionale, con contratti e condizioni di lavoro equi è stata considerata come un ostacolo al cosiddetto “sviluppo economico necessario” quando dovrebbe essere vista come la condizione naturale per lo sviluppo di un paese. Anche l'idea di avere cittadini consapevoli che partecipano attivamente alla attività nazionale politico democratico è stata trattata male dalla propaganda del sistema, ciò che ci ha portato a un enorme numero di cittadini alla astensione dal  voto e causando il vero pericolo del sorgere di movimenti populisti, razzisti e non democratici . Quattro anni fa, quando ero qui a Roma, ho citato  negativo ed  inaccettabile la denominazione  che organizzazioni internazionali stavano  cercando di dare ad un gruppo di paesi del sud dell'Europa, e cioè Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Quattro anni fa, come accade oggi, ritengo che i nostri paesi meritano molto più rispetto. All'interno di questi paesi del sud è la nascita della civiltà europea. All'interno di questi paesi sono stati forgiati, insegnato e diffondere i principi e i valori della democrazia. Ecco perché i lavoratori in uniforme che servono in questi paesi meritano tutto il rispetto ed i diritti  che ha qualsiasi altro cittadino. Quando sono chiamati a servire, ovunque la missione deve essere eseguita, lo fanno in un modo molto professionale e devoto. Il soldato che è chiamato a proteggere o imporre la democrazia per gli altri deve avere il diritto di sperimentare la stessa democrazia prima a se stesso e alla sua famiglia. E, naturalmente, in questa domanda dobbiamo includere i diritti adeguati per l'assistenza sanitaria per affrontare tutte le conseguenze che vengono fuori da ogni missione. I nostri politici, in particolare quelli che si trovano in posizione di governo, devono capire che sono lì per compiere una missione che esigiamo da loro. Essi non sono i proprietari dei nostri paesi! Al contrario.  Sono i nostri dipendenti che abbiamo assunto per gestire i nostri interessi comuni, le nostre imprese, i nostri paesi. Esigiamo da loro la gestione corretta delle risorse e le esigenze dei nostri paesi! Devono fare quello che chiediamo da loro! Noi, il popolo, siamo i loro padroni! Quando i sacrifici sono imposti e  chiesti a  tutti, ognuno deve fare la propria parte del gioco. Non possiamo accettare che quelli di governo, quelli che sono stati eletti  per mezzo di elezioni democratiche, per le istituzioni nazionali, europee o in tutto il mondo, si applicano a loro il salario del nord Europa e si applicano al resto dei cittadini le condizioni della terza mondo. In tutta Europa, in tutto il mondo, abbiamo la responsabilità di lottare per i diritti e le condizioni di vita di quelli che rappresentiamo, i lavoratori con e senza divisa!
Ecco perché è così importante stare tutti insieme, mostrando il nostro sostegno e la nostra solidarietà a quelli che in Italia, tra gli altri, lottano non solo per i diritti dei propri membri, ma si battono anche per il diritto di esistere e di essere riconosciuti come partner con un ruolo costruttivo da giocare nel gioco della costruzione di una società più giusta e fraterna.
Come continuiamo  a dire nel nostro paese, quelli che combattono, non possono vincere, ma quelli che non combattono sono già sconfitti!
Viva CGIL!
Viva ASSODIPRO!
Roma, 24 Novembre 2016   

AUME – Jorge Bravo Alvarez – Secretary General ROMA – 24 Novembre 2016

Nella vita è difficile avere amici, buoni amici, perché di solito l’amicizia è vera solo quando si tratta di sacrificio per gli altri  e per chi la pratica. Abbiamo amici che sono tali dal momento in cui, da altre persone, si viene a conoscenza della loro natura altruistica, prima di allora magari li frequentiamo poco, ma poi con la consapevolezza della loro natura e la loro determinazione in una lotta d’insieme, si rafforza il legame di cameratismo, al di là del contatto, della distanza e del tempo. Ho da poco legato con Emilio Ammiraglia, da quando ho conosciuto la sua natura sono diventato suo amico……io sono suo amico. Dalle  persone che incontriamo, in questo mondo, subito reclamiamo empatia, anche se siamo in un ambito militare, al momento siamo amici.  La lotta per la conquista dei diritti è lunga e difficile, è difficile soprattutto quando l’incomprensione, lo scoraggiamento e l’indifferenza ci accompagnano durante la nostra vita di attività di protesta. Abbiamo combattuto  contro gli individui più potenti trovati dentro e fuori il nostro ambiente di lavoro, dove le armi legali non sono sempre e tutte a portata di mano. In questo modo le battaglie vinte sono ancora più apprezzate! Solo i piccoli progressi nel lavoro,  una volta estesi ai compagni,  compensano i diritti contro l’inerzia degli altri. Emilio era un  conquistatore; è per questo che i diritti non sono invitati, sono decisamente conquistato. Per difendere gli interessi ed i diritti dei militari, delle persone e delle loro famiglie ed il loro ambiente sociale. Emilio quando ha combattuto come un cittadino militare, alla ricerca di un diritto di associazione integrale, di espressione di libertà senza restrizioni, di condizioni di lavoro dignitose, per  il riconoscimento alle malattie professionali ed una difesa degli interessi generali dei militari, Emilio ha vinto non solo la via alla dignità di militari alla luce di quello che vediamo oggi, Emilio ha anche conquistato i nostri cuori. Non è facile condividere gli sforzi da luoghi lontani, da comunità diverse, dai popoli eterogenei. Purtroppo in questa Europa dei diritti esiste un “nord ed un sud” ed Emilio faceva parte del Sud che ci tiene insieme per il Mediterraneo ed è lo stesso motivo  per cui in questo ambiente di colleghi ci sentiamo molto vicini. Così come mi sento con  i compagni italiani così mi sentivo con Emilio. Emilio Ammiraglia era una conquistatore di diritti, il vostro lavoro nobilita la sua memoria, per fortuna gran parte del lavoro è nelle mani della grande famiglia di ASSODIPRO che continua la lotta e la conquista dei sogni militari, fatti di diritti e dignità. 


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