Appello al PRESIDENTE REPUBBLICA Sergio MATTARELLA : IL LIBRO BIANCO DEL MINISTRO DIFESA PINOTTI NON RISPETTA LE SENTENZE DELLA CORTE EUROPEA SUI DIRITTI DEI MILITARI.

Assodipro Roma. 15 Aprile
Assodipro, in occasione della   presentazione , il 21 Aprile, del Libro Bianco al Consiglio supremo della Difesa, si appella  al Presidente della Repubblica e chiede  al Ministro Pinotti, al Governo e Parlamento di  considerare, valutare  e applicare le sentenze della Corte Europea dei Diritti che consentono ai Militari di Costituire Associazioni Sindacali .
“ IL 21 Aprile sarà presentato al Consiglio Supremo di Difesa, il libro bianco, gli Stati maggiori sono al lavoro per recepire indicazioni contenute nel testo “ –  Questo è il testo della notizia battuta da un agenzia pochi giorni fa e che così continua : “ È tutto pronto per la presentazione il 21 aprile del Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la Difesa al Consiglio Supremo di Difesa. Sarà il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a illustrare il testo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e agli altri membri del Consiglio. Nel frattempo, gli Stati maggiori di Esercito (Sme), Marina (Smm), Aeronautica (Sma) e Difesa (Smd) stanno lavorando per recepire e mettere in pratica le indicazioni contenute nel testo. Obiettivo del “Libro Bianco” è identificare gli obiettivi che il Paese intende perseguire, le modalità e gli strumenti da utilizzare per la protezione e la tutela dei suoi cittadini, del territorio, degli interessi vitali e strategici e dei valori nazionali “ .
Come ASSODIPRO ci appelliamo al Presidente Repubblica, al Governo ed al Parlamento evidenziando che IL DIVIETO GENERALE AL DIRITTO DEL PERSONALE MILITARE DI FORMARE E ADERIRE A UN SINDACATO VIOLA L'ARTICOLO 11 DELLA CEDU. 
IL 2 ottobre 2014 la Corte Europea ha dovuto decidere in merito alla libertà di associazione del personale militare. Anche se la Corte ha già esaminato i casi di libertà sindacale all'interno della polizia e del servizio pubblico civile, era la prima volta che la Corte ha esaminato la situazione specifica delle forze armate.
Ha sottolineato che il diritto alla libertà di associazione, di cui la libertà sindacale è un aspetto, non esclude alcuna attività professionale o di ufficio dal suo campo di applicazione Anche se l'articolo 11 prevede, in particolare per i membri delle forze armate, che “le restrizioni legali” potrebbero essere imposte dagli Stati, la Corte ha ribadito che quelle “restrizioni legali” dovevano essere interpretate rigorosamente ed essere confinate all’”esercizio “dei diritti in questione, e non deve mettere in pericolo l'essenza stessa del diritto di organizzarsi. la Corte ha rilevato che lo Stato francese aveva istituito  gli organismi e le procedure speciali per tener conto delle preoccupazioni del personale militare, ritenendo tuttavia che tali istituzioni non sostituiscono la concessione della libertà di associazione al personale militare, una libertà che comprendeva il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi.    Restrizioni non proporzionate e non necessarie in una società democratica  divieto generale di formare o aderire a un sindacato invade l'essenza stessa della libertà di associazione, non può essere considerato proporzionato e necessario in una società democratica. 

EMINENTI GIUSRISTI ITALIANI SI SONO GIA’ ESPRESSI UFFICIALMENTE, TRA QUESTI : “ Professor   Giuseppe Cataldi, Ordinario di diritto internazionale all'Università degli studi di Napoli “L'Orientale”,che in audizione in Commissione Difesa ( marzo 2015 )  ha dichiarato : “lo Stato italiano tragga dalla sentenza CEDU tutte le conseguenze al fine di conformare l’ordinamento italiano”  – La formulazione dell’art. 1475 del Codice dell’ordinamento militare, affermando senza possibilità di equivoci, al secondo comma, che “I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali” appare pienamente conforme all’analoga previsione del codice della Difesa francese dichiarato incompatibile con l’art. 11 CEDU dalla Corte di Strasburgo nella sentenza Matelly c. Francia. E’ infatti il divieto assoluto ad essere stato censurato, pur concedendo la Corte la possibilità agli Stati di procedere, “per la specificità delle missioni che incombono alle forze armate”, ad un “adattamento dell’attività sindacale”. Le restrizioni eventuali “non devono tuttavia privare i militari ed i loro sindacati del diritto di associazione per la difesa dei loro interessi professionali e morali” (par. 56 – 58 e 71 della sentenza). Come si è avuto occasione di ricordare, la Corte ha precisato che le iniziative dello Stato francese a favore dei militari, con assunzione di responsabilità in merito alle preoccupazioni morali e materiali di tali suoi dipendenti, pur commendevoli, non possono considerarsi come attuazione dell’art. 11 e quindi sostituirsi validamente al diritto ivi garantito. Ne consegue che, ad avviso di chi scrive, secondo il prof Cataldi, anche gli art. 1476 e seguenti del codice dell’ordinamento militare italiano non hanno questa idoneità, non bastano cioè a ritenere soddisfatte, nella specie, le esigenze dell’art. 11 CEDU.  Ne deriva l’obbligo anche per lo Stato italiano di trarre dalla sentenza in esame tutte le conseguenze al fine di conformare l’ordinamento italiano alle esigenze della CEDU come interpretata dalla Corte di Strasburgo, in tal modo conformandosi all’art. 1 della Convenzione stessa, nonché alla giurisprudenza costituzionale citata “…
http://www.militariassodipro.org/comment.php?comment.news.2150 
IL Professor Pasquale De Sena
 ( ordinario di Diritto Costituzionale ), al Convegno di Assodipro del 19 Marzo 2015 , concordando con il parere espresso in commissione difesa dal Dott. Cataldi , dichiara “ La Sentenza della Corte Europea dei Diritti crea immediati effetti per lo stato condannato ed ha, contemporaneamente, effetti su tutti gli stati in quanto le sentenze CEDU diventano norme.
Riguardo al ricorso di Assodipro alla CEDU ( sul mancato riconoscimento in Italia dei diritti sindacali ai militari ) non c’è alcun dubbio che la Corte Europea condannerà anche l’ Italia” .

” E’ evidente che il punto 68 delle linee guida scritte nel LIBRO BIANCO DELLA DIFESA IGNORA  i DIRITTI ASSOCIATIVI DEI MILITARI e NON considera  la SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA delineando piuttosto un quadro di ancor maggior chiusura e negazioni di DIRITTI SINDACALI in totale contrasto con le “ sentenze CEDU che diventano norme ;  
NEL PUNTO 68 si legge
  “Sebbene vincoli costituzionali delimitino chiaramente il perimetro del possibile in termini di status del personale militare, occorre comunque verificare se, alla luce delle nuove necessità, sussistano particolari esigenze da soddisfare e quali eventuali adeguamenti normativi possano da tali esigenze derivare. In tale ottica, appare centrale chiedersi se e come vadano affrontati temi quali quelli della “peculiarità militare”, della sua tutela e valorizzazione e dei vincoli di ordine umano e sociale che la stessa sottende. Occorre pertanto interrogarsi se la condizione di militare e le relative assolute peculiarità, anche di impiego e di stato giuridico, non possano essere meglio garantite e rese di maggiore utilità per il Paese riconoscendo a tale condizione una differenza tanto marcata dal pubblico impiego da superare il rapporto di genere e specie che, fino ad ora, ha condizionato entrambi i domini ” .

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