Corte dei Conti : Non più prorogabile il blocco dei contratti. Dal 2008 al 2014 TAGLI AL PERSONALE Forze Armate e Polizia ma AUMENTA la Dirigenza. Continueranno i tagli di posti di lavoro nelle FF.AA

A cura di Assodipro Nazionale 
Sintesi sulla Relazione 2016 sul costo del lavoro pubblico fatta dalla Corte dei Conti.   
( Sintesi delle Conclusioni ) La sentenza della Corte costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’ulteriore proroga del blocco della contrattazione collettiva per i dipendenti pubblici, chiude di fatto la fase, durata oltre sei anni, dell’adozione di severe misure di contenimento della spesa per redditi da lavoro e sollecita, superata l’emergenza finanziaria, la ripresa di ordinarie politiche di personale. 
Con la citata pronuncia, la Corte costituzionale, nel riscostruire l’attuale sistema di riparto delle fonti in materia di pubblico impiego, rileva, peraltro, come la contrattazione collettiva abbia non solo il compito di garantire l’adeguatezza delle retribuzioni al costo della vita, ma anche quello di delineare lo scenario per un utilizzo della leva salariale finalizzato a migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa. Il percorso indicato non è tuttavia agevole, sia sotto il profilo finanziario, sia in relazione al necessario completamento del quadro ordinamentale di riferimento per la ripresa delle trattative. 
Per il rinnovo degli accordi collettivi la legge di stabilità per il 2016 ha stanziato per il settore statale risorse pari a 300 milioni, corrispondenti, in pratica, alla sola indennità di vacanza contrattuale, finanziati attraverso un nuovo inasprimento delle politiche di contenimento delle assunzioni, riproponendo, dunque, una misura che sembrava superata nella manovra per l’esercizio 2015. Sintetizzando, può affermarsi che il contenuto della Relazione, nel 2015, secondo i dati diffusi nel mese di marzo dall’Istat, i redditi da lavoro dipendente si sono attestati su un valore pari a 161,7 miliardi, con una sorprendente diminuzione rispetto al 2014 di oltre un punto percentuale, a fronte di previsioni contenute nella nota di aggiornamento al Def 2015 di una, seppur lieve, ripresa della dinamica incrementale. Il dato cumulato, a partire dalla emanazione del decreto legge n. 78 del 2010, vede una riduzione della spesa per redditi da lavoro dipendente di quasi 11 miliardi (il 6,3 per cento in meno), con un riposizionamento della variabile ai livelli del 2006, annullando, gli incrementi dovuti a due tornate contrattuali. Ad analoghe conclusioni conduce la lettura dei dati, più analitici, contenuti nel conto annuale per il 2014 predisposto dalla Ragioneria generale dello Stato: al 31 dicembre del predetto anno, i pubblici dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono 3.219.000 (concentrati per oltre l’80 per cento nella scuola, nella sanità, nelle Regioni e negli enti locali e nel comparto sicurezza-difesa), con la conferma di un trend dell’occupazione nel settore pubblico ormai da tempo in diminuzione. 
Per il 2015 la Ragioneria generale ipotizza un ulteriore dimagrimento del numero dei pubblici dipendenti di oltre un punto percentuale. In diminuzione dell’1 per cento la spesa per retribuzioni lorde, da correlare, oltre che alla riduzione del numero degli addetti, alla differenza retributiva esistente tra il personale collocato a riposo e quello all’inizio della carriera, e al blocco delle risorse da destinare ai trattamenti accessori.

 Con riferimento al Comparto sicurezza-difesa il personale dei Corpi di polizia evidenzia rispetto 2008 una diminuzione con valori del 5,7 per cento per il personale dei Carabinieri, -4,9 per la Polizia di Stato, -4,2 per cento per la Guardia di finanza. Registrano un calo del 9,7 per cento i dipendenti del Corpo forestale dello Stato. La diminuzione interessa specialmente il personale non dirigente, mentre quello dirigente o con diritto al relativo trattamento economico cresce anche per effetto del progressivo aumento dell’età anagrafica e dell’anzianità di servizio
 Anche le Forze armate evidenziano una dinamica occupazionale in diminuzione più marcata nella Marina militare (-4 per cento) e nell’Aeronautica (-3,4 per cento) e meno significativa nell’Esercito (-1,7 per cento Il dato complessivo è fortemente condizionato dall’incremento registrato nel 2014 ,oltre il 2 per Cento). 

 A fronte di quanto sopra, peraltro, il Country report 2015 evidenzia le perduranti criticità strutturali del pubblico impiego in Italia: il nostro Paese si colloca in una area a forte rischio per quanto attiene alla produttività ed all’efficienza del lavoro pubblico. Concorrono a tale risultato, l’eccessiva anzianità del personale – acuita dal protratto blocco della assunzioni – la mancata reingegnerizzazione dei procedimenti, la scarsa qualificazione professionale dei dipendenti (limitato è, infatti, il numero delle posizioni per le quali viene richiesta la laurea rispetto agli altri Paesi europei), la prevalenza di una cultura giuridica, a scapito di professionalità specifiche, la marginale attenzione data alla valutazione del personale e agli incentivi economici per migliorare la produttività, i forti condizionamenti della politica sulla attività gestionale e, non ultimo, una diffusa corruzione ambientale………CONTINUA IN LEGGI TUTTO .




Le considerazioni sopra esposte, che riprendono in parte osservazioni più volte formulate dalla Corte, indicano la strada da seguire e le priorità da perseguire nella necessaria ripresa di ordinarie politiche di personale. 
A tale percorso la Corte dei conti, alla quale sono intestate importanti funzioni di controllo e giurisdizionali in materia di lavoro pubblico a tutti i livelli territoriali, intende contribuire con rinnovato impegno, nella consapevolezza dell’importanza, non solo in termini economici, di una ritrovata efficienza del settore pubblico, che non può prescindere da un forte investimento nella gestione e nella valorizzazione di quanti, come recitano gli articoli 54 e 98, della Costituzione sono chiamati ad operare con disciplina ed onore al servizio esclusivo della Nazione. Pag 12 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 178 del 24 giugno 20159 , ha dichiarato l’illegittimità costituzionale sopravvenuta – dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza – dell’ulteriore rinvio della contrattazione collettiva, in quanto il complessivo quadro normativo, derivante da reiterate estensioni temporali della norma originariamente contenuta nel decreto legge n. 78 del 2010, evidenziava una tendenza a rendere strutturale il rinvio delle procedure negoziali, venendo in tal modo a porsi in contrasto con il principio di libertà sindacale sancito dall’art. 39, primo comma, della Costituzione Pag 12  La Corte Costituzionale, in relazione al carattere essenzialmente dinamico e procedurale della contrattazione collettiva, rinviava al legislatore, nel rispetto dei vincoli di spesa, il compito “di dare nuovo impulso all’ordinaria dialettica contrattuale, scegliendo i modi e le forme che meglio ne rispecchino la natura, disgiunta da ogni vincolo di risultato” In attuazione della citata sentenza, la legge di stabilità per il 2016 (art. 1, comma 466, della legge n. 208 del 2015) stanzia, ai sensi dell’articolo 48, comma 1, del d.l.gs n. 165 del 2011, per il rinnovo dei contratti relativi al triennio 2016-2019 risorse equivalenti (300 milioni), di fatto, alla sola corresponsione dell’indennità di vacanza contrattuale, prendendo atto delle difficoltà, tutt’ora esistenti, nel completamento del quadro normativo di riferimento per la ripresa dell’attività negoziale. Pag, 13 Al fine di mantenere, comunque, invariato l’ammontare complessivo della spesa per redditi da lavoro dipendente, la copertura dell’onere sopradescritto viene assicurata dall’ulteriore inasprimento delle misure relative alla limitazione delle assunzioni, al blocco dei trattamenti accessori, alla riduzione di alcune indennità spettanti a specifiche categorie di personale. Per le amministrazioni statali, nel triennio 2016-2018, le nuove assunzioni sono consentite nei limiti di una spesa pari ad un quarto di quella sostenuta per il personale cessato nell’anno precedente. Analoga regola è posta per le amministrazioni regionali e locali. Si tratta di vincoli particolarmente stringenti.

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