Dedicato a Jurj Izzo 29enne Militare della Marina suicidatosi mentre era in servizio.

Giovane collega NON ci dovevi lasciare, dovevi lottare con noi tutti per cambiare e migliorare la società, la politica, i troppi che rimangono sordi e ciechi davanti ai problemi ed alle condizioni sociali e lavorative di tutti. Perdonaci se non siamo riusciti a coinvolgerti , a convincerti, a darti forza per lottare insieme. Giovani Italiani e Giovani Militari, non mollate, lottate per migliorare, non arrendetevi, alzate la testa non accettate di essere sconfitti da una società che guarda solo al potere ed al profitto personale. Caro Jurj, riposa in pace e che il tuo sacrificio sia l'ultimo e possa essere un segnale ed un monito per TUTTI.
Jurj Izzo aveva annunciato il suicidio su Facebook. Poco prima di morire, il 29enne militare gragnanese trovato morto lunedì scorso sulla nave Palmaria a La Spezia, aveva pubblicato sul principale social forum il suo ultimo post. Poche righe, toccanti, rivolte a familiari e amici , che rendono ancora più drammatica questa vicenda.
«Stanco di vivere in questo mondo troppo forte per me – ha scritto Jurj poco prima di morire -. Stanco di aver fatto lo sbaglio di comprare una casa e di ristrutturarla. Stanco di soffrire per le persone che non mi meritano. Stanco di conoscere persone false, di fare sacrifici inutilmente. Stanco – ha continuato – di abbattere i muri che ostacolano il mio cammino». 
Poi il saluto alle persone che gli stavano vicino. «Scusatemi e non soffrite per me, perché fareste soffrire il doppio me. Ci sarò sempre per voi, basta guardare l’orizzonte del mare e parlarmi, vi ascolterò sempre». Prima di scrivere l’ultimo «vi voglio bene», Jurj aveva anche raccomandato (sempre attraverso facebook) ad un’amica di rendere pubblica la lettera, «così chiunque può scrivermi sulla bacheca». 
Dopo questa frase, il sottocapo della Marina Militare, in servizio sulla nave Palmaria, ha impugnato la Beretta d’ordinanza e si è sparato un colpo alla testa. È stato trovato in una pozza di sangue dai suoi colleghi, che hanno subito allertato i soccorsi. Ma era troppo tardi. 
s.rullo@tin.it

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