LA CORTE COSTITUZIONALE – Sentenza n. 120 Anno 2018 deposito del 13 giugno 2018 «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali». Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: Giorgio LATTANZI; Giudici : Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario
Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS,
Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO,
Francesco VIGANÒ,
ha pronunciato la seguente
SENTENZA (SCARICA LA SENTENZA ORIGINALE)
nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n.
66 (Codice dell’ordinamento militare), promossi dal Consiglio di Stato e dal Tribunale amministrativo
regionale per il Veneto con ordinanze del 4 maggio e del 3 novembre 2017, iscritte rispettivamente ai numeri
111 e 198 del registro ordinanze 2017 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima
serie speciale, dell’anno 2017, e n. 3, prima serie speciale, dell’anno 2018.
Visti l’atto di costituzione dell’Associazione solidarietà diritto e progresso (AS.SO.DI.PRO.) e di F. S.,
nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, di P. D.N. e altri, della SILP CGIL −
Sindacato Italiano Lavoratori Polizia CGIL, della FICIESSE − Associazione Finanzieri Cittadini e
Solidarietà, della F.P. CGIL − Federazione Lavoratori della Funzione Pubblica CGIL, della CGIL −
Confederazione Generale Italiana del Lavoro, di S. D. e altri, di P. C. e altri e di A. B. e altri;
udito nella udienza pubblica del 10 aprile e nella camera di consiglio dell’11 aprile 2018 il Giudice
relatore Giancarlo Coraggio;
13/6/2018 Corte Costituzionale
https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do 2/10
uditi gli avvocati Andrea Saccucci per AS.SO.DI.PRO e F. S., Emanuela Mazzola per P. D.N. e altri, per
la SILP CGIL, per la FICIESSE, per la F.P. CGIL, per la CGIL e per S. D. e altri, Romano Vaccarella per P.
C. e altri, e Egidio Lizza per A. B. e altri e gli avvocati dello Stato Maurizio Greco e Carlo Sica per il
Presidente del Consiglio dei ministri.
Ritenuto in fatto
1.− Con ordinanza del 4 maggio 2017 (reg. ord. n. 111 del 2017), il Consiglio di Stato ha sollevato
questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66
(Codice dell’ordinamento militare), per contrasto con l’art. 117, primo comma, della Costituzione, in
relazione sia agli artt. 11 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto
1955, n. 848, e alle sentenze emesse in data 2 ottobre 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, quinta
sezione, Matelly contro Francia e Association de Défense des Droits des Militaires (ADefDroMil) contro
Francia; sia all’art. 5, paragrafo unico, terzo periodo, della Carta sociale europea, riveduta, con annesso, fatta
a Strasburgo il 3 maggio 1996, ratificata e resa esecutiva con la legge 9 febbraio 1999, n. 30.
2.− Premette il giudice a quo che, con ricorso proposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale del
Lazio, F. S., brigadiere della Guardia di finanza, e l’Associazione solidarietà diritto e progresso
(AS.SO.DI.PRO.) avevano impugnato la nota con cui il Comando generale della Guardia di finanza aveva
rigettato l’istanza volta ad ottenere «l’autorizzazione a costituire un’associazione a carattere sindacale fra il
personale dipendente del Ministero della difesa e/o del Ministero dell’economia e delle finanze o, in ogni
caso, ad aderire ad altre associazioni sindacali già esistenti», in ragione del divieto sancito dal comma 2
dell’art. 1475 del d.lgs. n. 66 del 2010, a tenore del quale «i militari non possono costituire associazioni
professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali».
I ricorrenti avevano lamentato la contrarietà di tale disposizione con l’art. 117, primo comma, Cost., in
relazione agli artt. 11 e 14 della CEDU.
Il giudice amministrativo di primo grado aveva escluso la non manifesta infondatezza della questione di
legittimità costituzionale prospettata dai ricorrenti in relazione al citato art. 1475, comma 2, cod.
ordinamento militare, e aveva rigettato il ricorso richiamando la sentenza n. 449 del 1999 della Corte
costituzionale.
La decisione del TAR veniva appellata davanti al Consiglio di Stato, chiedendosene la riforma anche in
ragione di due sopravvenute pronunce della Corte EDU, Matelly contro Francia e ADefDroMil contro
Francia, nonché della decisione del Comitato europeo dei diritti sociali, in data 4 luglio 2016, emessa su un
reclamo collettivo proposto da un sindacato francese di appartenenti alla Gendarmerie nationale (reclamo n.
101/2013, Conseil Européen des Syndicats de Police − CESP − contro Francia).
3.− Il Consiglio di Stato ha ritenuto la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del
d.lgs. n. 66 del 2010 rilevante e non manifestamente infondata.
4.− Affermata la rilevanza in re ipsa della questione, il rimettente ha osservato quanto segue a sostegno
della non manifesta infondatezza.
L’art. 1475, comma 2, del d.lgs. n. 66 del 2010 vieta in radice ai militari di «costituire associazioni
professionali a carattere sindacale», nonché di «aderire ad altre associazioni sindacali».
Il principio di diritto chiaramente affermato dalle due pronunce della Corte EDU richiamate dai
ricorrenti è, invece, di segno opposto: la restrizione dell’esercizio del diritto di associazione sindacale dei
militari non può spingersi sino alla negazione della titolarità stessa di tale diritto, pena la violazione degli
artt. 11 e 14 della CEDU.
In relazione al suddetto parametro interposto il ricorrente ricorda la sentenza n. 348 del 2007, ove la
Corte costituzionale ha affermato che «tra gli obblighi internazionali assunti dall’Italia con la sottoscrizione e
la ratifica della CEDU vi è quello di adeguare la propria legislazione alle norme di tale trattato, nel
significato attribuito dalla Corte specificamente istituita per dare ad esse interpretazione ed applicazione». Il
giudice a quo soggiunge che le norme della CEDU vivono nell’interpretazione che delle stesse viene data
dalla Corte EDU; pertanto, la verifica di compatibilità costituzionale deve riguardare la norma come prodotto
dell’interpretazione, non la disposizione in sé e per sé considerata.
Il rimettente osserva che la norma denunciata ha il fine di assicurare la coesione interna, la neutralità e la
prontezza delle Forze armate, presupposti strumentali necessari ed imprescindibili per assicurare l’efficacia
della relativa azione, posta a tutela di un valore dell’ordinamento di carattere supremo e per così dire
primario, quale è la difesa militare dello Stato. Tuttavia − ad avviso dello stesso rimettente − tali finalità non
possono determinare l’esclusione del diritto di associazione sindacale; né la predisposizione legislativa di un

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