Dopo il Ricorso già presentato da ASSODIPRO alla CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO sui Diritti SINDACALI PER I MILITARI ITALIANI. Arriva il Ricorso di appartenti alla GdF

 
Maggio 2013 ( entro pochi mesi ci sarà il giudizio della CEDU ) L’associazione AS.SO.DI.PRO ed alcuni militari in servizio hanno proposto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per lamentare la violazione da parte dello Stato italiano del diritto alla libertà sindacale garantito dall’art. 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (di seguito “CEDU”), del principio di non discriminazione sancito dall’art. 14 CEDU e del diritto ad un ricorso interno effettivo tutelato dall’art. 13 CEDU.
 
Leggi il comunicato stampa di Assodipro

CLAMOROSO ANNUNCIO A PAGAMENTO DI 400 FINANZIERI RICORRENTI ALLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO: FIAMME GIALLE CONTRO LO STATO ITALIANO PER OTTENERE TUTELE. IL PARLAMENTO NON PERSISTA NELL’ERRORE DI NON ASCOLTARE LE NOSTRE RICHIESTE DI DIRITTI.

Luglio 2014 – Quattrocento Finanzieri, molti dei quali rappresentanti del personale e tutti i delegati del Consiglio Centrale di Rappresentanza dellla GdF, Ricorrono alla Corte Europea di Strasburgo per chiedere DIRITTI SINDACALI.

Oggi , 24 luglio, un inusuale annuncio a pagamento sarà pubblicato sull’edizione nazionale di un importantissimo quotidiano. L’iniziativa ha del clamoroso, poiché i committenti dell’avviso sono quattrocento militari della Guardia di finanza che hanno presentato un ricorso alla Corte europea di Strasburgo contro lo Stato italiano.

CLICCA per leggere  il testo dell'annuncio sul ricorso dei Militari GdF per i Diritti Sindacali .


In particolare, i ricorrenti hanno denunciato le seguenti violazioni: 
 
A) art. 11 CEDU, nella parte in cui garantisce il diritto alla libertà di associazione e il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati o di aderirvi per la tutela dei propri interessi, perché il divieto, imposto dalla legge, di costituire associazioni professionali a carattere sindacale o di aderire ad associazioni sindacali già esistenti costituisce una restrizione assoluta all’esercizio della libertà sindacale da parte degli appartenenti alle Forze armate, che non risponde ad un prevalente finalità di interesse generale e che non può giustificarsi neppure alla luce delle specificità proprie dei corpi militari dello Stato ai sensi dell’ultima frase dell’art. 11, comma 2, tenendo altresì conto degli altri obblighi internazionali gravanti in capo all’Italia in materia di tutela della libertà sindacale, tra cui quelli derivanti dalla Convenzione dell’OIL n. 151, dall’art. 5 della Carta sociale europea riveduta e, per quanto di rilevanza, dall’art. 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
  B) art. 14 CEDU, che sancisce il divieto di discriminazione, letto congiuntamente all’art. 11 CEDU, perché il divieto assoluto di libertà sindacale per gli appartenenti alle Forze armate, così come attualmente configurato dalla legge, determina una disparità di trattamento ai danni di una specifica categoria di pubblici dipendenti rispetto ad altri funzionari dello Stato (si pensi, in particolare ai militari di leva e quelli richiamati in servizio temporaneo, nonché agli appartenenti alla Polizia di Stato), e perché tale disparità di trattamento è priva di giustificazione oggettiva e ragionevole, considerando tra l’altro che nella maggior parte degli altri Stati europei anche gli appartenenti alle Forze armate beneficiano di una più o meno ampia libertà di associazione sindacale;   
C) art. 13 CEDU, che garantisce il diritto ad un ricorso interno effettivo, poiché l’ordinamento giuridico italiano non offre ai ricorrenti un rimedio interno accessibile per far valere le dedotte violazioni degli artt. 11 e 14 CEDU, nella misura in cui tali violazioni sono direttamente ricollegabili a disposizioni legislative che la Corte costituzionale ha già escluso essere affette da vizi di illegittimità costituzionale. E’ per queste violazioni che mortificano le libertà di tutela professionale dei militari italiani e i fondamentali diritti associativi e sindacali  degli stessi che Assodipro nella ricorrenza del ventennale della sua fondazione unitamente ad altri militari ricorrenti si  rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ritenendo che essa, in forza degli strumenti giuridici di cui dispone e della autorevolezza che gli è stata conferita possa oggi ragionevolmente illuminare quei nuovi orizzonti di emancipazione generale a cui la società militare italiana aspira ormai da troppo tempo. 
 
    AS.SO.DI.PRO  
     Il Presidente     
 Emilio Ammiraglia

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