DOPO L’ULTIMO PROBLEMA E VOLI BLOCCATI, LIMITIAMO I DANNI E RINUNCIAMO ORA ALL’F-35

Tratto da articolo di Gianandrea Gaiani pubblicato per analisi difesa.it :  “Ma a chi dobbiamo fare la guerra?  Pensiamo di effettuare un first strike nucleare su Mosca o Pechino? Di attaccare basi aliene? …” – “Il Programma F-35 non è quindi un bon affare per noi sotto nessun punto di vista: azzera la sovranità nazionale, pone la nostra industria alle dipendenze di Lockheed Martin “ – “il tentativo di far diventare le nostre forze armate una succursale di quelle statunitensi è evidente.  Ovviamente i costi li paghiamo noi mentre gli americani incasseranno le commesse di prodotti “made in Usa” – “A Roma si riempiono la bocca con le “Linee guida” del  Libro Bianco ma è tutto fumo…” 

Se l’F-35 diverrà davvero operativo e manterrà le promesse circa caratteristiche e prestazioni, le capacità di cui tanto si parla saranno quelle di mettere le nostre forze armate per i prossini 50 anni in condizione di totale sudditanza e dipendenza dagli Stati Uniti. Una superpotenza che mai come oggi opera su scala globale contro gli interessi dell’Italia e dell’Europa come è apparso chiaro negli ultimi anni a chiunque non sia cieco o in mala fede guardando al ruolo di Washington dalla Libia alla Siria, dall’Ucraina all’Iraq….(…) Dovremmo rassegnarci all’idea che la Difesa si inginocchi agli ordini del Pentagono, compri 90 (o 65) F-35 ma continui a non adeguare gli stipendi dei militari e a ritardare all’infinito il pagamento di indennità e straordinari ? (…) … Il Programma F-35 non è quindi un bon affare per noi sotto nessun punto di vista: azzera la sovranità nazionale, pone la nostra industria alle dipendenze di Lockheed Martin e azzoppa definitivamente le forze aeree con un velivolo che non riusciremo a gestire. Sul piano dei ritorni industriali la situazione non è migliore: produrremo poche ali (l’unico contratto firmato finora da Alenia Aermacchi riguarda una ventina di ali per 140 milioni di dollari contro le 1.200 ali promesse)  e qualche “bullone” realizzato da una quarantina di piccole e medie imprese. Nulla di sofisticato e non avremo ritorni nel campo del know-how dal momento che le tecnologie avanzate del velivolo verranno trattare solo da personale statunitense in aree “US Only” (ma pagate dai contribuenti italiani)  dello stabilimento di Cameri.  Se all’acquisizione degli F-35 aggiungiamo poi la volontà della Marina Marina di equipaggiare i nuovi “pattugliatori d’altura” (ma non sarebbe meglio chiamarli con il più realistico anche se meno “dual use” termine di cacciatorpediniere?) con il sistema antimissile americano Aegis (radar SPY-1 e missili Standard) il tentativo di far diventare le nostre forze armate una succursale di quelle statunitensi è evidente.  …. continua in LEGGI TUTTO 

Ovviamente i costi li paghiamo noi mentre gli americani incasseranno le commesse di prodotti “made in Usa” e risparmieranno i in termini di dispiegamento di forze oltremare.  Come abbiamo più volte ribadito gli interessi  italiani, strategici e industriali, si tutelano completando la commessa degli Eurofighter Typhoon che sono perfettamente in grado di compiere operazioni di attacco come ben sanno tutte le aeronautiche che lo impiegano tranne la nostra, che finge di non saperlo e dice di considerarlo  solo un caccia ma poi gli imbarcherà sopra il missile da crociera Storm Shadow, arma strategica per l’attacco a lungo raggio contro obiettivi terrestri che non entra nella stiva dell’F-35 progettata (ma guarda un po’)  per imbarcare solo armi americane. Ma a chi dobbiamo fare la guerra?  Pensiamo di effettuare un first strike nucleare su Mosca o Pechino? Di attaccare basi aliene?  Perché se questi obiettivo non sono compresi nelle opzioni strategiche italiane tutte le altre missioni di attacco aereo a obiettivi terrestri possiamo tranquillamente effettuarle col Typhoon e con una forza aerea composta da 120 velivoli di questo tipo (la Germania con finanze ben più consistenti avrà una forza aerea di 160 Typhoon, forse meno).
Certo il Typhoon non è invisibile ed utilizza tecnologie meno spinte e futuristiche dell’F-35 che però potrebbe rivelarsi un flop anche se a Washington si farà di tutto per salvare il programma militare più costoso della storia pur in presenza di un dibattito certo più ricco e concreto rispetto a quello apertosi in Italia. Al di là delle cause del recente incendio sulla base di Eglin ci sono infatti molti dubbi circa il fatto che il jet di Lockheed Martin risulterà così “stealth” come si dice. A Roma si riempiono la bocca con le “Linee guida” del  Libro Bianco ma è tutto fumo perché non ci sono e non ci saranno risorse per mantenere l’attuale struttura militare già alla paralisi, figuriamoci se potremmo permetterci qualcosa di meglio o forze aeree basate su due macchine da combattimento costose come il Typhoon e l’F-35. Basta leggere la tabella riportata nel Documento Programmatico Pluriennale del Ministero della Difesa (che sarà oggetto di un prossimo approfondimento) per rendersi conto che nei prossimi anni i fondi per la Funzione Difesa scenderanno sotto i 14 miliardi annui. …. quale migliore occasione del semestre di presidenza dell’Unione Europea per annunciare l’uscita dell’Italia dal programma americano più costoso e (per ora) fallimentare della storia? 

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