Forze Armate e Forze di polizia, servono 870 milioni per l’accordo. Ancora conferme che smentiscono la Madia sia sulle Risorse sia sul costo per lo Sblocco delle Retribuzioni.

A cura di Assodipro : Pochi giorni fa, nell’articolo del nostro sito intitolato – : “Il Professorino RENZI non conosce il DEF che ha presentato e firmato con Padoan ad Aprile ! La Madia ancor meno e dà anche numeri non corretti !” –  abbiamo affrontato il tema Sblocco Retribuzioni, attualissimo in questi giorni, anche con riferimenti al DEF 2014 ed alle dichiarazioni del Ministro Madia , intempestive, fuori luogo ed errate, ( potrebbe lasciare ad altre personalità politiche di Governo, con maggiore esperienza e competenza,  il compito di occuparsi del Comparto Difesa – Sicurezza ? ) che in pratica hanno dato una grossa mano a scatenare la vibrante protesta dei sindacati di Polizia seguiti dai CoCeR delle Forze Armate. Renzi ha dato il suo contributo allo “ scontro”  in termini di auto difesa, mostrandosi ancora una volta allergico al confronto ed a qualsiasi forma di critica, dichiarandosi favorevole ad un incontro dopo aver totalmente ignorato ripetute richieste di  ” udienza ”  da parte di Sindacati e Rappresentanze. 
Da un articolo del Corriere Della Sera, di Fiorenza Sarzanini,  leggiamo che, Per assecondare le richieste di Forze armate e forze dell’ordine servono 873 milioni di euro da stanziare per il 2015. Gli uffici tecnici dei ministeri dell’Interno e della Difesa rifanno i conti in vista dell’incontro annunciato dal premier Matteo Renzi con sindacati e rappresentanze, che dovrebbe svolgersi la prossima settimana, forse giovedì. E riescono a far scendere ulteriormente la copertura finanziaria necessaria a sbloccare il tetto stipendiale inizialmente prevista in un miliardo e 200 milioni di euro. La relazione che sarà consegnata nelle prossime ore a Palazzo Chigi ricostruisce quanto accaduto sino a ora e mette a punto le cifre necessarie a risolvere la questione. È un ulteriore tentativo fatto per scongiurare lo sciopero minacciato la scorsa settimana, una mobilitazione senza precedenti per protestare contro la scelta di prorogare il «blocco» dei salari nel 2015, nonostante gli impegni presi a fine luglio che escludevano una simile eventualità. Già domani il premier dovrebbe incontrare il ministro dell’Interno Angelino Alfano e quello della Difesa Roberta Pinotti per mettere a punto la strategia. Le somme accantonate Per il governo è un problema grave da risolvere perché c’è la consapevolezza — del resto riconosciuta pubblicamente da ministri e rappresentanti delle istituzioni — che si tratta di richieste legittime e dunque si sta cercando una via di uscita che non appaia una clamorosa retromarcia rispetto all’annuncio del ministro Marianna Madia dell’approvazione di un provvedimento per prorogare anche nel 2015 il blocco degli stipendi degli statali senza alcuna distinzione per il comparto sicurezza e soprattutto senza lasciare aperto alcuno spiraglio. Una posizione netta che in realtà non appare sostenibile visto che i soldi da utilizzare per il 2014 erano già stati trovati. Non a caso nella relazione tecnica stilata nelle ultime ore viene evidenziato come «nel luglio scorso sono state effettuate riunioni tra i capi di gabinetto dei ministeri interessati, i vertici delle forze di polizia, quelli dello Stato Maggiore della Difesa e il ragioniere generale dello Stato, servite a predisporre una nuova ipotesi condivisa per uno sblocco anticipato al 1° novembre 2014, con un onere complessivo di circa 270 milioni di euro, avente copertura finanziaria da idonei risparmi sugli stanziamenti per il personale delle forze di Polizia e delle Forze armate che derivava sostanzialmente dal posticipo degli arruolamenti». L’emendamento cancellato L’intesa prevedeva la presentazione di un emendamento alla legge sulla Pubblica amministrazione. E proprio per risolvere la questione il ministro Pinotti aveva chiesto di utilizzare 158 milioni di euro destinati al reclutamento del personale. Una variazione di bilancio analoga era stata messa a punto dal Viminale, ma la proposta non è stata ritenuta idonea e alla fine la norma non è stata inserita nel testo inviato al Parlamento. Sembrava una decisione tecnica, nulla faceva prevedere che alla fine si sarebbe arrivati allo scontro proprio perché le risorse erano già disponibili e dunque non c’era bisogno di alcun esborso ulteriore. Le maggiori spese riguardano il 2015, ma su questo l’intesa era già stata raggiunta con la garanzia che il tetto stipendiale sarebbe stato rimosso. La nuova mediazione La sortita del ministro Madia ha scatenato le proteste e adesso si lavora alla ricerca di una soluzione. La strada percorsa in queste ore esplora la possibilità di ripristinare lo sblocco relativo al 2014 da ottobre, oppure da novembre in modo da far scattare gli aumenti previsti dagli scatti di carriera e farli valere anche nel 2015. La relazione tecnica predisposta per Palazzo Chigi fornisce le indicazioni sulla cifra necessaria e soprattutto il limite oltre il quale non sarà possibile scendere: «L’onere finanziario prevedibile per la rimozione del blocco nel 2015 è stimato in 873 milioni di euro circa per l’intero comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico»

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