IL PD SI SPACCA SUGLI F 35

Sospendere immediatamente la partecipazione italiana al programma sugli F-35”, per ridirigere quei soldi alle vere emergenze del Paese, a cominciare dal lavoro e dalla messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico. È questa la richiesta avanzata oggi da Felice Casson, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato, che ha presentato una mozione firmata da altri 17 senatori del Partito Democratico. Ma la battaglia anti-governativa sugli F-35 si fa sentire anche alla Camera: proprio oggi, infatti, il capogruppo Pd della Commissione Difesa alla Camera fa sapere che “entro martedì l'ufficio di presidenza della Commissione delibererà sulla proposta del Pd di avviare un'indagine conoscitiva sugli F-35“. I 18 senatori chiedono dunque al governo Letta di abbandonare una volta per tutte il costoso e contestato programma Joint Strike Fighter per la costruzione degli F-35, i nuovi caccia della Lockheed Martin di cui l’Italia ha all'attivo un ordine di 90 elementi (per un costo stimato di circa 12 miliardi di euro). Peccato che solo pochi giorni fa il ministro della Difesa Mario Mauro definiva, in un’intervista a Il Messaggero, gli F-35 dei “sistemi di difesa avanzati che servono per la pace”.

I 18 senatori sottolineano inoltre che “non esiste a tutt’oggi alcun impegno all’acquisto di questi veicoli: non c’è alcun contratto firmato e tantomeno alcuna penale”. “Peraltro – aggiungono i senatori – i governi francese e tedesco negli ultimi mesi hanno più volte cercato di coinvolgere i più importanti paesi europei al fine di sviluppare insieme attività industriali in questo settore considerando il fatto che nel settore aeronautico il consorzio Eurofighter è in grado di produrre un velivolo assolutamente competitivo”. Senza dimenticare che diversi paesi hanno già sospeso la loro partecipazione al programma (è il caso di Norvegia, Olanda, Australia, Turchia, Danimarca e Canada). Persino la Gran Bretagna – precisa Casson – ha decurtato le previsioni di spesa (doveva comprare 130 velivoli, oggi ne conferma solo 20). “E gli Usa stanno valutando l'annullamento della versione B, a decollo corto e atterraggio verticale, che interessava la nostra Marina”, aggiunge il vicepresidente della Commissione Giustizia. “La nuova normativa e le nuove procedure adottate – conclude Casson – consentono di ripensare qualunque programma e attribuiscono al Parlamento un ruolo decisivo, di cui il Parlamento stesso deve fare oculato e motivato uso, soprattutto in presenza di tagli ai vari settori della vita pubblica, che sono continui e pesanti, mentre i costi per il programma F-35, circa 12 miliardi, appaiono francamente esorbitanti e fuori luogo”. Ciò che non va giù ai firmatari della mozione – come a una larghissima parte dell’opinione pubblica – è proprio questo: in un momento in cui la situazione del Paese appare così drammatica, spendere 12 miliardi in un progetto che presenta ancora numerosi problemi suscita grandi perplessità.
Dopo la mozione in Senato, è in arrivo quella alla Camera. La scorsa settimana – spiega Scanu – “nel corso della riunione dei 23 deputati Pd della commissione Difesa, è stato definito il testo di una mozione che sarà prestissimo oggetto di una discussione e di una votazione nell'assemblea di tutti i deputati democratici”. “I presupposti da cui partiamo – aggiunge – riguardano da un lato il rispetto dell'articolo 11 della Costituzione e dall'altro una valutazione organica dei nostri sistemi d'arma”.

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