INAIL SI, INAIL NO

Il grande Dilemma.

Recentemente su diversi social, è apparso un comunicato di un non bene specificato organismo statale, nato per tutelare gli esposti e vittime dell’amianto ed altri agenti patogeni.
In sintesi promuoveva una serie di proposte, per risolvere le delicate problematiche legate a patologie che ultimamente affliggono sempre più pressantemente i nostri militari. Quello che mi ha colpito principalmente è il netto rifiuto di allargare, agli uomini in divisa, la copertura INAIL.
Questa netta posizione, mi ha spinto a proporre una riflessione sulla situazione attuale delle invalidità professionali del personale del com parto difesa e sicurezza.
Attualmente, per il riconoscimento di invalidità per causa di servizio (sia per infortunio che per patologie legate all’attività svolta in servizio), bisogna seguire un iter lungo e complesso, che porterà (forse) ad un riconoscimento pecuniario, al momento di lasciare il servizio.
Vediamo come funziona, invece, nel mondo lavorativo privato, sottoposto obbligatoriamente copertura assicurativa INAIL.

• La prassi è molto più veloce, grazie alle commissioni mediche provinciali, (a differenza dell’unico comitato di verifica nazionale oberato di lavoro, ed in ritardo perpetuo nel disbrigo delle pratiche);
• Se l’invalidità riconosciuta è parziale, ovvero se la capacità lavorativa, pur diminuendo per tutta la vita, si perde solo in parte, dà diritto ad una rendita vitalizia mensile, percepibile anche in presenza di un normale reddito da lavoro;

• Gli importi di tale rendite, a pari invalidità, sono superiori a quelli della P.P.O.;
• Le rendite non sono gravate da trattenute IRPEF,e quindi sono nette alla mano, a differenza delle P.P.O.”che inserite nella voce “competenze”, subiscono le trattenute fiscali;
• Gli importi delle rendite non influiscono sul calcolo totale del reddito annuo, a differenza delle P.P.O. che invece lo contribuiscono;

Per evidenziare la convenienza della rendita INAIL, a titolo esemplificativo,posso citare un esempio:
Un ex sottufficiale E.I. riformato per causa di servizio, in seguito a un infortunio sul lavoro, con 30 anni contributivi, e con un’invalidità paragonabile ad un 20 punti delle tabelle INAIL, percepisce una P.P.O. (pari al 10% della pensione maturata) di euro 191 lordi, pari a 145 euro netti.

Con la stessa infermità, la rendita INAIL sarebbe di 374 euro netti. Lascio a voi le dovute considerazioni.
Quindi, sarebbe altamente vantaggioso, per il personale del comparto Difesa e Sicurezza, essere iscritti all’ente in questione?

Sicuramente si, ma .. ci sono dei ma!

Tutto il settore gestito dall’ente in questione, è inquadrato giuridicamente dal D.P.R. n. 1124 del 30 giugno 1965, modificato e aggiornato dal D.L. 11/2009. Quest’ultimo, nel suo art. 12 bis, cita testualmente: “Gli articoli 1 e 4 (personale e attività assicura bili) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, si interpretano nel senso che le disposizioni ivi contenute non si applicano al personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia”.
Perché ciò?

I motivi di questa disparità con il mondo del lavoro privato, sono molteplici, ma secondo il mio punto di vista sono probabilmente imputabili ai seguenti fattori:
1. L’Istituto Nazionale per L’assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) viene definito come “un ente pubblico non economico, sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali”, ma a tutti gli effetti ha una struttura, delle regolamentazioni e una figura giuridica identica ad una qualsiasi compagnia assicurativa privata. Ciò porta(come nei privati) ad una politica aziendale di convenienza o meno per la stipulazione di coperture per attività “ad alto rischio”. Quindi le attività che potrebbero avere una certa incidenza su sinistri che pregiudicano l’incolumità del personale dipendente, sono escluse dall’obbligatorietà.
E non crediate che solo i soldati e i poliziotti sono fuori dall’orbita INAIL.
Anche il personale di volo di compagnie aeree, piloti collaudatori di autoveicoli, stuntman ecc. non sono coperti dal’ Ente, per il lavoro che svolgono, e si autogestiscono con casse proprie.
2. Usufruire dei servizi INAll, ha un certo costo. Come evidenziato nel precedente punto, l’ente in questione, è un’attività assicurativa a tutti gli effetti, e quindi eroga i suoi servizi, dietro il pagamento di un premio, che Il datore di lavoro, ha l’obbligo di versare, annualmente.

ll costo della polizza è calcolato su parametri specifici.

In pratica l’esborso è calcolato sui redditi annui del dipendente (1 millesimo) moltiplicato il coefficiente di rischio dell’attività svolta (aggiornato periodicamente tramite un decreto ministeriale specifico). Per fare un esempio prendiamo un dipendente di un’impresa addetta alla fabbricazione, al trasporto ed all’utilizzo di artifici pirotecnici. Supponiamo che il suo reddito annuo è di 25.000 euro. Quindi eseguiamo la formula 25.000/1000 x 110 (coefficiente di rischio dell’attività presa in esame come da decreto interministeriale del 27/02/2019). Il totale è, 2.750 euro, che il titolare del!’ attività dovrà versare al!’INAll, per ogni proprio dipendente annualmente. Ho utilizzato come esempio, una delle categorie a rischio più elevato presenti negli elenchi dell’istituto, per cercare di trovare un riferimen to, che potrebbe essere il più vicina possibile alla pericolosità dell’attività degli uomini e donne in divisa.

Ora, considerato il numero totale degli appartenenti, supponendo a grosse linee il reddito medio annuo, si può avere un’idea, del costo che dovrebbe affrontare il Datore di lavoro (Stato) se volesse iscrivere tutto il comparto Difesa e Sicurezza all’ente in questione.

E’ per questo motivo, secondo il mio parere, che gli organi di governo preferiscano mantenere in vita, il sistema di riconoscimento delle cause di servizio come è attualmente strutturato.
Tempi lunghi, riconoscimenti pecuniari all’atto della cessazione del sevizio, importi molto più bassi di quelli applicati sul civile, sono peculiarità che permettono un certo risparmio economico e una posticipazione del!’ esborso avanti nel tempo.

Penso che sarà impossibile unificare i due diversi trattamenti così lontani, e discriminante per i “servitori” dello Stato.

Però gli organi competenti, potrebbero lanciare un segno di equilibratura, concedendo la defiscalizzazione e la non cumulabilità al reddito annuo della P.P.O., accelerando il riconoscimento dell’invalidità, dando quindi un segno di disponibilità verso il personale in divisa, molto sensibile a questa problematica.

Alfredo Esposito

Unità Coordinata di Pordenone

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