La denuncia shock della carabiniera: Molestata sessualmente dentro il Comando durante riunione rappresentanza militare. Tissone, Silp CGIL:“diritti sindacali per i militari per una generale tutela

*Sarebbe dovuta essere una normale riunione dell’organo di rappresentanza dei carabinieri (Cobar). 
E in effetti lo è stata sino a quando, come risulta dagli atti di indagine, la carabiniera scelta L.F. non ha sentito le mani dell’appuntato scelto L.B.P, un superiore, soffermarsi sul fondo schiena.  
Un’aggressione sessuale è un fatto di per sé grave, ma in questo caso – se venisse provata nel corso di un dibattimento – lo sarebbe ancora più, perché avvenuta in uno degli uffici del “Legione Carabinieri Calabria” di stanza a Catanzaro, dove il rispetto della legge e delle persone dovrebbe essere considerato sacro.  
Dopo lo shock la militare, che fa parte del gruppo di lavoro “criticità ed integrazione del personale femminile” del Cobar, ha lasciato l’ufficio per riferire con il comandante della caserma, che in quel momento non era in sede. 
La mancata solidarietà.
Ritornata suoi passi, la donna ha sperato di incassare almeno la solidarietà dei suoi colleghi d’ufficio. Niente di tutto questo, anzi i colleghi del Cobar, alcuni dei quali testimoni dell’accaduto, avrebbero, secondo la ricostruzione della denunciante, cominciato la riunione senza di lei. Solo il presunto aggressore, probabilmente preoccupato per la piega assunta dalla vicenda, avrebbe tentato di minimizzare mandandole un sms (“scusami, quando scendi ne parliamo”), ha rivelato l’avvocato della militare, Gianluca Mongelli. Di difficile interpretazione anche il comportamento della linea di comando, che dopo 2 ore di colloquio le avrebbe detto, sempre secondo Mongelli: “Fai quello che ti senti di fare, sappi comunque che stai accusando un collega di un reato molto grave”. 
* fonte notizietiscali ( clicca qui per articolo completo di Paolo Salvatore Orrù)
(AGENPARL) – Roma, 12 mag 2016 – “Il caso delle molestie nei confronti di un militare carabiniera che faceva parte del gruppo di lavoro ‘criticità ed integrazione del personale femminile’, che ha condotto al rinvio a giudizio di un suo superiore per ingiuria continuata e aggravata, episodio verificatosi nel maggio dello scorso anno presso il comando di Catanzaro, pone, indipendentemente dal merito che la magistratura competente è chiamata ad accertare, il delicato problema della necessità di disporre di meccanismi di garanzia e di tutela all’interno dei corpi di polizia che, in una dimensione civile, trovano collocazione e forme di autonomia”. Lo afferma, in una nota, il segretario generale del Silp-Cgil Daniele Tissone. “Esprimo solidarietà alla carabiniera – dice Tissone – che si è trovata costretta a denunciare il fatto in Procura. 
Oggi è quanto mai necessario un passo in avanti verso ciò che chiede l’Europa, con la possibilità di associarsi anche per i militari, in controtendenza con quanto avviene nel panorama italiano che ci sta facendo arretrare per la progressiva militarizzazione in atto. Per tali motivi esprimiamo tutta la nostra preoccupazione in un’ottica generale di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che operano in contesti nei quali le forme di sindacalizzazione piena non sono ad oggi ammesse”.

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