Lettera al Corpo Forestale. “Settemila uomini silenti hanno permesso alla natura di crescere, in silenzio. Un solo Governo ha distrutto l’unica Amministrazione dello Stato in grado di tutelarla”. “ Noi siamo la foresta e siamo l’albero abbattuto: in silenzio per 200 anni, ora la nostra voce si alza”.

Lettera al Corpo Forestale dello Stato da un ex appartenente al Corpo Forestale che lotta democraticamente con migliaia di ex colleghi e  insieme ad associazioni e cittadini   per  la rinascita di un’Amministrazione forestale dello Stato ad ordinamento civile per la tutela del patrimonio ambientale nazionale, che sia unito e dislocato su tutto il territorio. Una specialità tecnica con funzioni di polizia civile, abituata da sempre all’idea di salvaguardia, vigilanza e protezione del patrimonio faunistico e forestale.

A cura di Monia GUADAGNOLI

Siamo nati nel 1822, un 15 Ottobre.. Morti il 31 Dicembre 2016

Eravamo 7.781. Uomini e Donne. Il nostro compito era difendere il territorio agro-forestale italiano,tutelare l’ambiente, il paesaggio e l’ecosistema. La nostra missione era la salvaguardia del patrimonio naturalistico nazionale, la nostra casa erano i boschi.

Eravamo una forza di polizia civile con competenza specifica in quelle materie che permettono ai nostri figli di respirare aria pulita, mangiare cibo sano, crescere nel rispetto del mondo che li circonda. Abbiamo sorvegliato fiumi, protetto coste, monitorato cime innevate, previsto valanghe, arginato piene. La prevenzione era il nostro obiettivo, il soccorso la nostra indole. La repressione, solo residuale. Il lavoro era una passione che ruotava intorno ai bisogni dell’uomo.

Eravamo un riferimento per il mondo rurale, sempre presenti e pronti a fornire un corretto modello di comportamento ambientale. Per tutti  noi   abbiamo protetto foreste, spento incendi, difeso città dalle frane del dissesto idrogeologico.

Abbiamo insegnato il rispetto per la natura e protetto gli uomini dalla sua furia, divulgato i principi di ambiente e salvaguardia, educato gli studenti alla tutela dei nostri territori e all’attenzione dei nostri animali. 7.781 agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria e agenti di pubblica sicurezza, dediti a combattere le ecomafie, sorvegliare 20 Parchi Nazionali e 130 aree protette. Si vigilava sulla filiera agroalimentare prevenendo e contrastando le contraffazioni e adulterazioni alimentari. Si operava sulla corretta applicazione delle convenzioni internazionali sul commercio delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione, e ci si occupava del controllo sull’attività venatoria ostacolando i fenomeni di bracconaggio e maltrattamento animali.

In collaborazione con enti di ricerca nazionale ed internazionale, il nostro personale ha sviluppato progetti di reintroduzione di specie animali, salvaguardato dall’azione umana siti di particolare interesse comunitario ed elaborato tecniche investigative innovative efficaci nel contrasto al fenomeno degli incendi boschivi.

Poco più di settemila uomini hanno permesso al popolo italiano di non dover temere l’ambiente incui vivono, di non assistere al degrado e alla perdita del patrimonio naturale. Nessun cittadino ha dovuto fare i conti con l’inefficienza di un servizio che per quasi 200 anni ha garantito la crescita di un paesaggio che è fonte di vita e sostentamento per una società fondata sulle risorse agro-silvo-pastorali, sulla nostra biodiversità, i paesaggi, e il made in Italy.

Settemila uomini silenti hanno permesso alla natura di crescere, in silenzio.

Un solo Governo ha distrutto l’unica Amministrazione dello Stato in grado di tutelarla. La Legge 124 del 7 agosto 2015, che ha delegato il Governo  in materia di razionalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, ha previsto nel disposto dell’articolo 8 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, prevedendo il suo assorbimento nell’Arma dei Carabinieri.

Questo il messaggio passato al popolo italiano, seguito da slogan di efficienza in termini di numeri, di repressione, di salto di qualità e di risparmio per le casse dello Stato.

Fumo negli occhiA telecamere spente, lo scenario è ben diverso.

La tutela dell’ambiente è stata spacchettata e distribuita tra Amministrazioni diverse, che seppur affini per materia, non hanno la storia e l’esperienza per far fronte alle funzioni raccolte.

Uomini e donne esperti nella salvaguardia della natura si son visti spogliare delle proprie competenze tecniche per vestire quelle militari, volte principalmente alla repressione degli illeciti. Altri hanno abbandonato l’esperienza maturata, dimenticati nelle stanze di Ministeri o in Corpi dello Stato che per loro intrinseca missione sono lontani dal concetto di salvaguardia dell’ambiente.

Nessuna prevenzione. Nessuna professionalità è stata preservata. Il risultato è stato quello di trasformare normali fenomeni naturali in catastrofi ambientali. Gli incendi boschivi hanno distrutto  134.107 ettari di bosco, 100.000 in più rispetto ai 34.000 arsi, in media, ogni anno tra il 2008 ed il 2016.  Si sono verificati ben 743 “grandi incendi”, oltre 5 volte di più rispetto a quelli registrati nello stesso periodo.

Voci parlamentari autorevoli hanno tentato di vendere un fallimento come un risultato in termini di repressione, sbandierando numeri di arresti che, se rapportati agli eventi, imbarazzano per la loro inadeguatezza. Altri hanno attribuito le catastrofi all’avanzare dei cambiamenti climatici, ignorando che, dai dati diffusi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche diBologna (Isac-Cnr), l’estate più calda degli ultimi 50 anni risulta essere quella del 2003 con i suoi 47.741 di ettari bruciati di superficie boscata: un terzo rispetto al patrimonio distrutto quest’estate! Un confronto che non lascia spazio ad interpretazioni e che illumina il mesto tentativo di nascondere al mondo interol’approssimazione gestionale dei Corpi dello Stato che hanno cercato di sostituirsi all’unico in grado di affrontare tali compiti.

L’arma dei Carabinieri ha tolto dall’azione di contrasto oltre 6754 uomini capaci di dirigere le operazioni di spegnimento, permettendo ad un fisiologico evento boschivo di trasformarsi in una calamità di proporzioni bibliche. Abbiamo perso foreste, ucciso animali, perso vite umane.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, specializzato in operazioni di soccorso tecnico urgente, è fortemente limitato nei compiti di gestione propri del Corpo Forestale dello Stato, sia per scarsa distribuzione dei presidi sul territorio, sia perché l’organizzazione del lavoro di istituto non contempla la presenza di risorse esperte in ambito forestale in numero necessario e per il tempo dovuto. L’impressionante numero di forestali assorbiti, ben 361 unità, sono spogliati di competenze e funzioni.

Il risultato? Sotto gli occhi di tutti.

Una riforma che prevede un risparmio di 108 milioni di euro in tre anni a fronte di un danno per l’ambiente calcolato sull’ordine dei 2,7 miliardi di euro ed oltre 50.000 animali uccisi. Siamo solo all’inizio: i danni si moltiplicheranno con l’arrivo del dissesto idrogeologico conseguente, saranno distrutti interi ecosistemi, inaridite montagne. Un paesaggio modificato dall’involuzione dello stato di equilibrio. La natura, i nostri Parchi Nazionali, saranno gli unici al mondo ad essere territorio tutelato da militari, ai quali abbiamo esteso le funzioni di polizia civile: persone che dovranno fare i conti con un concetto di prevenzione ambientale non contemplato finora se non nei compiti istituzionali di un unico nucleo Il CUTFAA, nuovo reparto istituito dall’Arma dei Carabinieri, si basa su un organico di uomini e donne provenienti dal disciolto Corpo Forestale dello Stato e coattivamente militarizzati, i quali, pur dediti al servizio imposto, attendono i risultati dei contenziosi aperti davanti ai Tar d’Italia a seguito degli oltre 3000 ricorsi presentati per la mutazione dello status giuridico da civile a militare e per la non concessa libertà di autodeterminazione sancita dalla Costituzione Italiana.  Conseguenza grave di tale mutazione è la perdita in massa dei diritti sindacali goduti dal personale del Corpo Forestale al pari di ogni altro dipendente dello Stato prima della riforma; privazione ora al vaglio del Comitato Europeo dei diritti sociali, al quale i ricorrenti hanno deciso di rivolgersi per verificare se tale imposizione sia contraria al diritto espresso nella Carta Sociale Europea.

La legge Madia si è rivelata una riforma scritta su carta non attuabile nei termini previsti; la tutela dell’ambiente non può essere un premio da spartire tra Amministrazioni che non hanno gli strumenti e la formazione storica del Corpo Forestale dello Stato: i suoi uomini e donne non possono essere demansionati e divisi. Ciò che serve all’Italia è la rinascita di un’Amministrazione forestale dello Stato ad ordinamento civile per la tutela del patrimonio ambientale nazionale, che sia unito e dislocato su tutto il territorio. Una specialità tecnica con funzioni di polizia civile, abituata da sempre all’idea di salvaguardia, vigilanza e protezione del patrimonio faunistico e forestale.

Un uomo saggio ha scritto: fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.

Noi siamo la foresta e siamo l’albero abbattuto: in silenzio per 200 anni, ora la nostra voce si alza.

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