Manovra approvata, tagli a pensioni di militari e poliziotti

Delusi e scontenti

A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina, in tempi non sospetti, nell’esaminare la Manovra di Bilancio avevamo intravisto dei possibili tagli per militari e poliziotti. Sembrava un fatto naturale, il ridimensionamento del deficit dal 2,4% al 2% avrebbe portato una contrazione di quasi dieci miliardi e non potevano passare inosservati, qualche categoria inevitabilmente avrebbe versato lacrime e sangue. Nonostante il Parlamento ha approvato il Maxiemendamento ancora nulla è chiaro riguardo le voci di dettaglio però qualcosa in più si conosce. Per l’esattezza, lo stop graduale all’adeguamento degli assegni al costo della vita, a partire dai 1.500 euro in su, non colpisce solo le ‘pensioni d’oro’, ma anche e soprattutto i redditi di militari e poliziotti in pensione. Si tratta di somme che possono arrivare fino a 300 euro in meno all’anno a seconda dell’assegno. Una presa in giro bella e buona proprio a coloro che hanno speso la vita tra pericoli e sacrifici.

Quanto taglia il Maxiemendamento

Dalle stime fatte dai sindacati di polizia, che smentiscono i video e twuitt di Salvini, il taglio dell’adeguamento all’inflazione sarà per tutte le pensioni che superano l’importo di 1.521 euro mensili (tre volte il minimo Inps). Per queste l’indicizzazione verrà garantita solo al 97%, la quota scenderà con l’aumento dell’assegno. L’adeguamento per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il minimo, cioè tra 2.028 e 2.535 euro sarà del 77%, ma scenderà al 52%, quindi alla metà, per gli assegni compresi tra 2.535 e 3.042 euro. L’abbattimento sale al 47% per gli assegni compresi tra 6 e 8 volte il minimo Inps, al 45% per le pensioni tra 4 mila e 4.536 euro mensili e il 40% per gli assegni superiori a questa cifra. Con questo meccanismo spalmato su tutti il Governo racimola circa due miliardi e mezzo di euro, bel colpo (!?).

Sempre gli stessi a pagare

Questo tipo di tagli ricordano quelli dell’allora Ministro Giulio Tremonti, i cosiddetti tagli lineari indiscriminati e senza ragionevolezza. Tra i pensionati, a parità di stipendio, esistono almeno due categorie di soggetti, coloro che sono stati calcolati con il regime Retributivo e gli altri con il Contributivo. A parità di anni di anni contributivi versati, i due sistemi pensionistici portano differenze pensionistiche fino a un max del 30%. Non dimentichiamo che proprio in virtù di queste differenze, la Legge (L.335/95) che sanciva il passaggio dal sistema Retributivo a quello Contributivo, imponeva l’attivazione dei Fondi Pensione in compensazione del mal tolto. In tutti questi anni i Fondi non sono stati attivati nonostante Interrogazioni parlamentari e sentenze che hanno intimato le Amministrazioni a procedere nella costituzione.

I Fondi Pensione mai attivati

Resta dunque irrisolto il problema dei problemi del Comparto Difesa e Sicurezza relativo all’applicazione dei Fondi Pensione. E’ una tematica che dal 1995 ad oggi è stata sempre rinviata per mancanza di risorse “ad hoc”. Per mancanza di un bilanciamento tra pensioni Retributive e Contributive. Il Governo del “cambiamento” ripropone il solito schema, era partito con il taglio delle pensioni d’oro ed è giunto a togliere gli “spiccioli” ai soliti noti. In attesa di conoscere i restanti dettagli della Manovra restiamo delusi e scontenti per un trattamento che non meritavamo.

La Redazione

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