Marò : dalle carte segrete dell’inchiesta emergono fatti e responsabilità fino ad oggi trattate e raccontate in modo diverso

In 2 articoli del 6 e 7 Aprile , uno tra i più importanti quotidiani italiani “ la Repubblica” , si occupa , con carte segrete che giungono direttamente dai vertici della Marina Militare, del caso Marò mettendo in luce aspetti che erano stati riportati con versioni diverse e opposte a quanto sta emergendo.  Si evidenziano  responsabilità che rafforzano le accuse Indiane di omicidio fatte ai Marò e sui fatti accaduti sulla nave Lexie dove i Militari svolgevano il loro ruolo di “ affittati “ ad armatori privati.  
Secondo quanto scrivono Maura Gualco e Vincenzo Nigro , sin dall’11 maggio 2012 il governo italiano è in possesso di un “ inchiesta sommaria – rapporto“ dell’ Ammiraglio Alessandro Piroli ; sul rapporto si parla della perizia balistica sui proiettili ritrovati nei corpi dei 2 marinai ( calibro 5.56 Nato ) e le armi corrispondo a quelle date in dotazione personale ad altri 2 marò a bordo della lexie , usate da La Torre e Girone ? Nel rapporto si legge, tra l’altro . “ le prime segnalazioni luminose verso la barca indiana vengono fatte quando la stessa è ad 800 metri dalla Lexie e La Torre e Girone mostrano chiaramente le armi in loro possesso; quando la nave è a 500 metri La torre e Girone trasformano il loro dubbio se sia una nave di pirati in certezza ; il comandante della Lexie attiva l’allarme generale mediante impianti sonori e avvisa tutto l’equipaggio ; I Marò sparano le prime 2 raffiche di avvertimento in acqua e quando la nave indiana è a 300 metri Girone identifica 2 persone armate sulla barca ; La Torre spara altri 4 proiettili di avvertimento ; Il peschereccio non cambia rotta ed arriva fino a 100 metri dalla Lexie ed i 2 Marò hanno riferito all ‘ Ammiraglio Piroli di aver sparato l’ultima raffica ( dicono non sui pescatori ma in mare  ) quando solo 50 metri separano le 2 imbarcazioni e solo a quel punto il peschereccio cambia rotta”. Nel rapporto dell’Ammiraglio Piroli si riportano anche le dichiarazioni di Freddy , il proprietario del peschereccio che dichiara di essersi svegliato dopo il suono delle sirene e di aver scoperto il timoniere deceduto a causa di un fuoco continuo verso la sua barca che causava, nel momento in cui si trovava a 200 mt. dalla Lexie, la morte di un altro marinaio. La Decisione di far rientrare la Lexie nel porto indiano è stata del comandante previo coordinamento con la Difesa. Nel rapporto si citano le prove balistiche effettuate dalla polizia indiana alla presenza dei Ros e dei Ris dei Carabinieri ; sono stati analizzati 4 proiettili, 2  recuperati dai corpi e 2 dal peschereccio, sono del calibro Nato 5.56 mm e prodotti in Italia , sono stati esplosi dalle armi in dotazione ad altri 2 Marò che componevano lo staff di 6 : il sottocapo Andronico ed il sottocapo Voglino. Un passaggio della relazione dice : “ se confermati i risultati balistici delle prove indiane, dovrà essere appurato nelle sedi giudiziarie se l’azione di fuoco è stata effettuata con finalità di tiri di avvertimento in acqua accidentalmente finiti a bordo  oppure se si sia deciso intenzionalmente di indirizzare il tiro a bordo della nave indiana”. I giornalisti autori degli articoli mettono in evidenza che  queste informazioni  invece di essere deformate in Italia dal primo momento potevano fornire valutazioni importanti. Difatti ad oggi avevamo letto di proiettili NON compatibili con le armi in dotazione ai marò e non si è parlato dei fatti con gli elementi messi in evidenza nel rapporto della Marina. Fonti italiane, giornali , commentatori televisivi anche improvvisati, programmi TV per giorni avevano dichiarato anche che il peschereccio sequestrato NON era quello del presunto abbordaggio mentre nel rapporto si scrive : “ si osserva una sostanziale coerenza fra le descrizioni del natante coinvolto ed il St. Antony , sono coerenti sia la tipologia, la dimensione ed il colore dell’imbarcazione , il confronto tra le foto repertate il giorno dell’evento ed il giorno del sequestro, mette in evidenza una sostanziale compatibilità tra i mezzi raffigurati”. Emergono anche responsabilità del comandante della Lexie che non avrebbe messo in atto tutte le azioni di difesa passiva previste in caso di attacco pirata. Sono mancate forme di coordinamento per una gestione unitaria a bordo dell’evento. Si poteva fare uso delle sirene prima ed usare getti d’acqua ad alta pressione. Si poteva usare il canale VHF di emergenza . Ci chiediamo perché il rapporto viene fuori solo ora e non è stato reso pubblico prima ; per quanto pubblicato ad oggi e per gli  elementi citati , in attesa di conoscerne altri, questi permettono all’ India di ritenere i 2 Marò colpevoli della morte dei 2 marinai indiani e la prospettiva che siano loro a giudicarli, purtroppo, ad oggi, non sembra più modificabile. 

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