Militari – AMIANTO : Quando ad ammalarsi e morire è anche il Contrammiraglio.

A cura di Assodipro; riceviamo e pubblichiamo. 
Sono Federico Azzone,  unico figlio del Contrammiraglio della Marina Militare Sergio Azzone, deceduto all’età di 56 anni  a causa di un tumore ai polmoni, causato dal contatto con l’amianto durante gli anni in cui fu imbarcato. San Giorgio, Vesuvio e soprattutto Vittorio Vento furono le navi killer che hanno ucciso mio padre, in quanto ufficialmente riconosciute dalla Marina stessa, imbottite di amianto
La Commissione Medica  dell’infermeria Autonoma della Marina certificò( ho tutta la documentazione) che il tumore fu “SI DIPENDENTE DA CAUSA DI SERVIZIO” e trasmise gli atti al Ministero della Difesa che, ignorando completamente tale parere, rifiutò la causa di servizio a mio padre. Non potrò mai scordare il suo dolore all’apprendere tale notizia: gli rimanevano ancora pochi mesi di vita e questa notizia non fece altro che ucciderlo anche “moralmente”. Tutti i superiori e colleghi di mio padre, dopo la sua morte, sparirono completamente con noi: ricordo ancora il triste “pellegrinaggio” mio e di mia madre presso i vari uffici degli ammiragli, che finivano sempre, nella ipotesi migliore, con il sottufficiale di turno che ci comunicava, ad occhi bassi e mortificato, l’indisponibilità ad essere ricevuti. Io orfano e mia madre vedova, completamente dimenticati da tutto e da tutti Nel 2010 un ufficiale della Marina Militare ci chiama comunicandoci che la Marina stessa stava richiamando tutte le persone decedute per malattie asbesto correlate: c’era finalmente la possibilità di accedere ai benefici previsti per le vittime del dovere. Presentammo, con l’aiuto dell’avvocato Pietro Petrosini che ci ha seguiti fin dall’inizio della vicenda, istanza per il riconoscimento della causa di servizio e richiesta di tutti i danni materiali e soprattutto morali causati dalla prematura scomparsa di mio padre. Fu istituita una seconda commissione medica ( quella per le vittime del dovere) che riconobbe il 100% dell’invalidità di mio padre e stabilì il legame tra la morte di mio padre ed il tumore contratto sulle navi Nonostante forti di questa valutazione, Il “Comitato di Verifica” per le cause di servizio rigettò per la seconda volta la domanda ritenendo che “ le infermità sofferte dal Contrammiraglio non sono riconducibili alle particolari condizioni ambientali”.  Comitato, nota curiosa, composto non da medici o clinici ( come poteva essere ovvio) ma da burocrati e direttori del dipartimento economico della Difesa, che evidentemente si intendevano anche di asbesto e malattie ad esso correlate. Ma soprattutto il fatto sconcertante è che il Comitato, nel rigettare la domanda, non fece menzione delle due commissioni mediche! Oltre che moralmente deprecabile è un fatto illecito anche da un punto di vista giuridico. Da due anni abbiamo presentato ricorso al Tar il quale finora non ha ancora preso in considerazione la nostra pratica…ed il dubbio sorge…tutto tace forse perché ad ammalarsi e morire non fu l’addetto alle caldaie o alle macchine della nave che non poteva non essere a contatto con l’amianto ( come recenti sentenze hanno dimostrato) ma un Ufficiale che ha respirato l’amianto sui ponti, nella cabina dove ha dormito, nella salsa mense dove ha mangiato? Forse  si ha paura di creare un pericoloso antecedente per tutti gli Ufficiali visto che la momento sono stato indennizzati solo i sottufficiali? Io e mia madre proseguiremo fino in fondo la battaglia contro la Marina anche e soprattutto per l’onore e la reputazione di mio padre: per lui il mare ed il suo lavoro era tutto.   Siamo a disposizione io ed il mio avvocato, di tutti quelli che abbiamo voglia di condividere la nostra battaglia insieme 
Cordiali saluti Dott. Federico Azzone

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