Militari, Compenso Forfettario Impiego. Interrogazione sulla corretta corresponsione. Straordinari e CFI:quando la retribuzione può diventare elargizione o auto elargizione.

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-09483 presentato da RIZZO Gianluca testo di Giovedì 15 settembre 2016, seduta n. 673   RIZZO, FRUSONE, BASILIO, CORDA, TOFALO e PAOLO BERNINI. — 
Al Ministro della difesa . — Per sapere – premesso che: 
la legge n. 86 del 26 marzo 2001, all'articolo 3, fissava «ab origine» i criteri generali a cui attenersi per sospendere la disciplina generale in materia di orario  di lavoro ed i connessi «istituti» nel caso il personale militare venisse impegnato in esercitazioni ed operazioni militari caratterizzate da particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo oltre il normale orario di lavoro a condizioni che tali attività si protraessero senza soluzione di continuità per almeno quarantotto ore, demandando la determinazione di tali esercitazioni ed operazioni al capo di Stato Maggiore della Difesa, ai Capi di Stato Maggiore delle singole Forze armate e ai comandanti generali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza; 
in ottemperanza alla norma sancita dalla legge n. 86 del 2001, questa fattispecie di compenso viene inserito nel decreto del Presidente della Repubblica n. 163 del 2002, all'articolo 9, introducendo di fatto l'istituto del compenso forfettario d'impiego (CFI) all'interno di quelle norme meglio conosciute come «contratto» del comparto difesa
Nel decreto del Presidente della Repubblica appena citato, in aggiunta al dovere di restare «…oltre il normale orario di lavoro…», viene inserito «…l'obbligo di rimanere disponibili nell'ambito dell'unità operativa o nell'area dell'esercitazione». Tale ulteriore obbligo sembra comprensibile per poter affermare che la esercitazione/operazione sia caratterizzata da particolari condizioni di impiego. 
Infatti, senza tale vincolo la mera attività aggiuntiva con rientro presso le proprie dimore non si potrebbe definire «particolari condizioni di impiego» e quindi si potrebbe semplicemente compensare l'attività con il ricorso all'uso dello straordinario e/o recupero compensativo; 
sono stati portati all'attenzione degli interroganti diversi casi in cui emergerebbe che il vincolo dettato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 163 del 2002, che impone di restare all'interno dell'area di esercitazione, venga totalmente disatteso e il personale viene compensato con un gettone CFI in ragione dello straordinario e/o recupero compensativo; 
la stessa esercitazione/operazione non dovrebbe ricadere nella gestione del CFI poiché manca uno dei presupposti essenziali imposti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 463 del 2002: «caratterizzate da particolari condizioni di impiego»; 
nella normativa di F.A. (SMA-ORD-032) si considera ammissibile il rientro a casa dopo solo qualche ora di straordinario, adducendo come giustificativo la possibile carenza di strutture apposite per l'alloggio del personale. 
Si capisce il problema di carenza di alloggi, ma non si capisce perché sprecare questi fondi per attività che si possono gestire in regime di straordinario/recupero in assenza del vincolo imposto da dal decreto del Presidente della Repubblica 163 del 2002 di restare in sede –: 
se il Ministro intenda avviare una verifica dell'utilizzo del CFI con particolare riferimento al vincolo di dover restare presso l'area di esercitazione come vincolo imprescindibile per la sua corresponsione; 
se, qualora si riscontrassero abusi nell'elargizione del CFI, l'amministrazione intenda procedere al recupero delle somme di tutti i CFI compensati a coloro che rientravano alla propria dimora/residenza, sostituendolo e conguagliandolo con lo straordinario/recupero ore che sarebbe spettato. (5-09483)

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