Militari e Forze Armate; Documento del CoCeR Aeronautica : “ Militari stanchi e sconcertati sentono il bisogno di far sentire la propria voce, servitori silenziosi ma non servi “.

Allegato alla delibera n. 1 del 21 Ottobre 2015 Verbale n. 154/2015/XI  
CHI VA, CHI VIENE E CHI RESTA
Lo Stato moderno ha posto come proprio fondamento il principio della libertà secondo il quale l’uomo non deve essere un mero strumento altrui e per questo si è dotato di istituzioni che garantiscano ai propri cittadini proprio quella libertà che contraddistingue la nostra società. L’istituzione militare, precondizione dello stato di Diritto per come lo conosciamo, è una di quelle istituzioni, anzi l’istituzione massima, in cui si realizza la compressione di talune libertà personali degli appartenenti per consentire a quella di tutti gli altri cittadini  la massima espansione. Non a caso si parla di servizio militare e dei militari come i servitori della comunità statale. Servitori  silenziosi ma non servi. Oggi tuttavia i militari sono stanchi e sconcertati della situazione che si è venuta a creare e sentono impellente la necessità di far sentire la propria voce. Assistiamo infatti ad un continuo stillicidio di critiche ingenerose e strumentali volte a denigrare una categoria di lavoratori che hanno  posto la propria vita a disposizione degli altri. Per questo motivo il COCER, quale attuale unico organo rappresentante del personale militare, avverte l’esigenza di ricordare chi sono i militari: ·
Le Forze Armate ed il personale militare sono previsti dalla Costituzione come elemento essenziale dello Stato.
I militari prestano un servizio agli altri cittadini anche a costo della propria vita.
I militari non possono esercitare i pieni diritti tutti gli altri cittadini in dipendenza della peculiarità dei propri compiti, degli obblighi, delle limitazioni personali previsti da leggi e regolamenti e operano a tutela delle istituzioni democratiche  in difesa dell’ordine  e della sicurezza interna ed esterna.
I militari pertanto hanno tutele sociali ridotte, non possono scioperare, sono soggetti a frequenti trasferimenti autoritativi, non possono contrattare la propria retribuzione e soprattutto sono soggetti a limitazione della propria libertà personale, senza le garanzie che invece denotano tutti gli altri cittadini.
Ai militari sono richiesti peculiari requisiti di efficienza fisica, mentale e operativa e vengono impiegati in attività altamente usuranti.
Sono soggetti, unico esempio nell’ordinamento, a due giurisdizioni penali, una delle quali, fino a poco tempo fa prevedeva la pena di morte. Tutto ciò viene definito come “specificità militare” riconosciuta dallo Stato dall’art. 4, comma 3, del d.l. n. 185/2008 e dall’art. 19 della legge n. 183/2010 e per questo lo Stato riconosce al personale militare una condizione giuridica particolare e norme speciali che assicurino tale particolare condizione.
A fronte di tale situazione si è ingenerata in una parte della opinione pubblica la convinzione che i militari siano, in realtà, dei privilegiati e che le norme poste a tutela della loro specificità siano privilegi; grazie anche ad  un uso scorretto dei mass-media, queste norme vengano utilizzate strumentalmente, isolandole dal contesto generale della condizione militare,  portate come esempio di ingiusti benefici che danneggiano la comunità sociale e necessitano, pertanto, di una profonda riforma, se non di un abrogazione. Il personale militare dice basta a questa rappresentazione surrettizia e fuorviante. In primo luogo il personale militare è pienamente consapevole della necessità di una riforma dello strumento militare, tant’è che ha subito  e sta subendo dal 2011 ben quattro riforme, che tuttavia sono risultate e potrebbero risultare unicamente strumenti di reperimento di risorse finanziarie, senza alcun effetto sull’efficienza e l’efficacia delle Forze Armate.      
Sgombrando il campo da ogni fraintendimento, i militari non sono contrari alle riforme, non difendono privilegi, né fanno battaglie di retroguardia. I militari sono però contrari ad un “riformismo autocratico” con cui si ritiene di fare riforme senza alcuna condivisione e senza tener conto delle necessità e del contesto in cui queste riforme vanno ad incidere. Il personale militare vuole la riforma delle Forze Armate, da cittadino consapevole e contribuente, interessato a come queste vengano utilizzate e nella consapevolezza di essere portatore di interessi collettivi e custode di uno stato democratico. Per questo motivo il COCER pone alle superiori autorità militari e politiche due domande e propone un suo contributo sulla riforma delineata dalla Legge 244/2012 e su quella allo studio dopo la pubblicazione del Libro Bianco del 2015.  
QUALE FUTURO PER LE FORZE ARMATE E PER IL PERSONALE MILITARE La legge 244/2012 ed i suoi decreti attuativi così come il Libro Bianco della Difesa contengono un approfondito esame dello scenario geostrategico e delle necessità delle Forze Armate al fine di raggiungere quello che si ritiene uno strumento efficace , efficiente  ed economico avente una forza complessiva di 150.000 unità riducendo l’attuale modello di 190.000,  ma eludono entrambi due domande fondamentali: quale sarà il ruolo delle Forze Armate nella società a venire? Come si attuerà concretamente il concetto di specificità per il personale militare? Queste due domande necessitano di una risposta chiara e definitiva. Noi riteniamo che un Paese come l’Italia per la sua millenaria storia e cultura , per il suo intrinseco spirito democratico, per l’attuale visione e ruolo esercitato in Europa e nel mondo non possa  altro che pretendere  per una delle sue componenti essenziali, le Forze Armate, una riforma in linea con le proprie ambizioni, la propria storia e cultura democratica . Pertanto i processi di riforma, l’attuale e quello futuro, non potranno privilegiare solamente una parte della sua componente ovvero quella materiale, ma dovranno restituire al Paese uno strumento militare che sia efficiente, efficace, economico e bilanciato, Forze Armate integrabili in organismi internazionali militari anche di nuova concezione e con capacità sempre più “duali” militari-civili, ma anche prevedere un miglioramento delle capacità complessive della  componente umana  sia in termini culturali,  professionali che di emancipazione in tema di diritti dei singoli che delle strutture di rappresentanza. Nel processo di ristrutturazione si dovrà assicurare quindi che lo strumento e gli armamenti siano adeguati  ai tempi mutati ed ai nuovi impegni derivanti dalle attuali e prevedibili minacce sullo scenario globale ma che anche l’aspetto umano abbia una parte importante, che le aspettative dei militari, sociali e rappresentative, quelle economiche, previdenziali, di sicurezza sul luogo di lavoro, di garanzia occupazionale specie per i più giovani, nonché le giuste  compensazioni giuridico-economiche  derivanti dal suo status particolare e dalle funzioni svolte, siano adeguatamente trattate e innovate, tenendo in debito conto la legislazione e la giurisprudenza dei Paesi Europei e quella della stessa Europa come comunità.  
CHI VA, CHI RESTA E CHI ARRIVA Il personale militare è consapevole che qualsiasi tipo di riforma inciderà fortemente sulla componente umana delle Forze Armate e proprio per questo ritiene che sia  questo il tempo  di  operare scevri da rivendicazioni demagogiche o mere lamentazioni, ma con sano pragmatismo e concretezza.   E’ innegabile che la riforma trae origine dalla necessità di un riequilibrio economico delle finanze statali e dovrà per forza di cose apportare risparmi e minori spese.    
Per fare ciò sarà necessario, o meglio ineludibile destinare, una parte delle risorse recuperate con l’efficientamento delle funzioni  al personale  tutto :  quello “che va, che resta e che arriva”. Un intervento strutturale e di investimento per  il  soldato se vogliamo veramente passare dalle parole di circostanza , “ l’ elemento più importate è l’ uomo” , ai fatti concreti impegnando risorse per coloro che hanno già fatto sacrifici e/o a cui saranno richiesti in futuro, per chi dovrà , volente o nolente, allontanarsi dalle istituzioni per ridurre i costi di personale, a chi resterà nell’istituzione subendo modifiche sostanziali nell’ impiego ed al regime giuridico ed infine a chi arriva che non troverà verosimilmente molte delle garanzie economiche, previdenziali e anche occupazionali assicurate ai più nel passato.
LE NOSTRE PROPOSTE Le risorse così acquisite potranno essere utilmente impiegate in tre aeree di intervento. In primo luogo facilitando l’esodo del personale ritenuto non più necessario, attraverso il finanziamento di strumenti facilitatori per detto personale, quali per esempio, l’ampliamento ed il miglioramento normativo della aspettativa per riduzione quadri, il rifinanziamento della legge 168/2005 e la previsione di un ulteriore dispositivo quale potrebbe essere l’esonero volontario. In secondo luogo un aumento delle risorse destinate alla produttività del personale che rimane all’interno delle Forze Armate affinché lo stesso possa far fronte ai maggiori carichi di lavoro imposti dalla riduzione numerica. In terzo luogo, ma non per questo meno importante, ad un riordino delle carriere e dei ruoli che consenta da un lato un sensibile miglioramento della funzionalità dell’ istituzione, al contempo garantisca la realizzazione di aspettative e miglioramenti di status sociale a tutti attraverso una rivoluzione culturale che porti ad una carriera aperta e veramente meritocratica e soprattutto garantisca opportune tutele al personale che potrebbe vedere una maggiore precarizzazione del proprio rapporto con le FF.AA.. Il personale militare in virtù di quanto sopra indicato chiede che le superiori autorità politiche e militari vogliano intraprendere insieme ai loro uomini questo percorso virtuoso, per una riforma condivisa e per offrire alla comunità uno strumento che sia moderno, non solo nella parte tecnologica, ma anche nella sua componente umana. Il personale militare non è avvezzo a lamentarsi o assumere atteggiamenti non consoni al proprio status, ma ritiene che di fronte a scelte che potrebbero essere esiziali anche per la sopravvivenza dell’istituzione, proprio in ragione della propria responsabilità, non potrà rimanere silente e quindi dovrà intraprendere tutte le azioni, oggi e nel futuro, affinché si garantisca ai militari il dovuto ascolto e possibilmente la condivisione di scelte e soluzioni. Ci aspettiamo che le autorità politiche e militari comprendano questa aspettativa legittima e vogliano  adottare le azioni più opportune in linea con le proposte formulate, evitando che il personale militare si debba sorprendere negativamente, magari a seguito di qualche provvedimento d’urgenza o omnibus in cui si tenti  invece di riformare a “spizzichi e bocconi” le forze armate e la condizione del personale. “…un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli, in quell’ora, ad essere desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all’esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti…”
Presenti e votanti:  8  La presente delibera viene approvata all’unanimità. Roma, 21 ottobre 2015                  
IL SEGRETARIO  (1° Av. Capo Sc. Alessandro    GAGLIARDUCCI)
Il PRESIDENTE (Brig Gen. Giovanni BOCCI)

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