Militari morti di tumore causato da esposizione a uranio impoverito. Drammatica cronologia di 4 morti dell’ultimo mese. Non ci si deve ammalare e morire per inefficienze e senza diritti.

Assodipro Nazionale   
Questa la dolorosa e drammatica cronologia di morti militari, solo dal 21 Dicembre 2015 all’ 8 Gennaio 2016. 
21 Dicembre 2015 Un maresciallo dell’esercito italiano è morto a soli 48, ucciso da un tumore alla mascella che poi si esteso al cervello. Si chiamava Leonardo Aufiero, viveva in congedo a Pratola Serra. Il militare aveva partecipato per lungo tempo alle missioni dell’esercito italiano in Bosnia, Kosovo, Afghanistan ed Iraq. Era stato a contatto con l’uranio impoverito, utilizzato sulle munizioni delle armi per aumentarne la potenza. Faceva parte del Reggimento Carristi di Salerno lascia una moglie e due figli. Si tratta della 320sima morte causata dall’uranio impoverito in Italia, un fenomeno che ha colpito quasi esclusivamente i militari che si sono recati nelle missioni di guerra o di peacekeeping nei Balcani, in Iraq o Afghanistan. 
22 Dicembre 2015 Gianluca Danise È morto a 43 anni in un ospedale a Verona, il primo maresciallo incursore dell’Aeronautica Militare, Gianluca Danise, veterano di tante missioni all’estero, Kosovo, Albania, Eritrea, Afghanistan, Iraq e Gibuti. A portarlo via un cancro, accusa Domenico Leggiero, dell’Osservatorio Militare, causato dall’esposizione all’uranio impoverito. Originario di Napoli, lascia la moglie e la figlia di un anno. Non è escluso che il male che lo ha stroncato si sia sviluppato in Kosovo. «Vedevamo gli americani e ci chiedevamo perché girassero bardati a quel modo — disse Danise in un’intervista al quotidiano L’Arena . Sembravano marziani. Sembravano personaggi di quei film tipo Virus. Avevano attrezzature per maneggiare i materiali di cui noi non disponevamo. Non ci siamo mai chiesti perché loro fossero così equipaggiati, pensavamo fossero loro a esagerare. 
3 Gennaio 2016 Giovanni Passeri, militare muore di tumore: “Vittima dell'uranio impoverito”.Giovanni Passeri, 41 anni, è morto per un tumore ai polmoni, contratto probabilmente a causa dell'esposizione all'uranio impoverito durante una delle sue tante missioni all'estero. Passeri lascia una moglie e due figli. Come ricorda il quotidiano La Città di Salerno. “Passeri è rientrato quattro anni fa dall'ultimo teatro operativo con tosse e febbre. E gli accertamenti a cui si è sottoposto hanno diagnosticato il tumore alle vie respiratorie”. 
8 Gennaio 2016  muore il M.llo dell’ Aeronautica Luciano Cipriani. Di Luciano CIPRIANI , e degli altri MILITARI MORTI, BISOGNA PARLARNE , bisogna “ ascoltare “ quando muore un militare a causa di tumori causati da uranio impoverito . Bisogna parlarne per dire  quanto è ingiusto morire a seguito di una missione fuori area e ogni tanto bisogna chiudere il libro della retorica di un appartenenza che ignora queste tragedie, troppe, che si consumano. 
Ci dobbiamo confrontare anche su questi giganteschi temi. troppo facile scrollare le spalle e vivere, da militare e da famiglie di militari, prevalentemente di retorica e demagogia che rischia di nascondere diritti e tutele negate. 
Ci sono troppi, intollerabilmente troppi figli che perdono padri e mogli che perdono mariti militari; nel caso di luciano cipriani, 2 figli che hanno perso il padre di 43 anni con una moglie forte e dignitosa che ha lottato per la sua famiglia. 
Non è giusto perdere la vita per una missione fuori area per una di quelle missioni  in cui tanti partecipavano e partecipano con entusiasmo e senso delle istituzioni ;  ideali, ok ? e poi ? la retribuzione e la medaglia da appuntare per ritrovarsi con famiglie che spendono  tutti i risparmi per le cure, senza aiuti !
 Non è giusto, questa “ catena di morti “ non può passare più in silenzio o essere soffocata anche dai silenzi di tanti colleghi e famiglie . 
Lo stato – la politica e i vertici devono agire a tutela di un bene fondamentale, salute  . 
Non ci si deve ammalare e morire per inefficienze e senza diritti, e se accade lo stato si deve prendere carico dei suoi uomini e delle famiglie. Ognuno faccia qualcosa, nel suo campo . Qualcosa è “anche” parlarne, rompere silenzi e muri di gomma.

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